
Serie B, Serie B!!
11 Aprile 2017
Il potere logora (la stampa)
13 Aprile 2017Il quotidiano La Repubblica di Lunedi 10 aprile scorso ha pubblicato un’indagine statistica sulla natura politica del Movimento 5 Stelle da cui derivava una verità incontrovertibile di cui va dato atto al Movimento: unico nel panorama italiano ed europeo, mondiale non so, il movimento 5 stelle è riuscito a infrangere la rigida partizione sinistra destra in cui tutta la dialettica politica è stata ingessata da almeno due secoli, senza si sia riusciti mai a scrollarsela di dosso, ma, meglio si dovrebbe dire, senza mai si sia voluto veramente scrollarsela di dosso. Come si è visto dai dati pubblicati Il bacino elettorale dei 5 stelle è composto da persone che provengono da tutte le parti politiche e quanto alla vicinanza ( elettori di altri partiti che si sentono a loro ‘vicini’) si può dire la stessa cosa, sta cioè tale vicinanza in un ventaglio ampio di tutto l’arco parlamentare di elettori di parti politiche che si sentono comunque a loro limitrofi. L’aver posto da parte loro questioni concrete, o supposte concrete, senza preoccuparsi se la concretezza di una questione è coerente con la concretezza dell’altra, ha finito per pagare. E si tratta di una metodologia, bisogna dire, laica e pragmatica che da tempo questa nostra testata ha provato a promuovere anche se, qui sta il discrimine, con uno stile e con contenuti diametralmente opposti ai loro. Andando anche più indietro sin dai tempi della fondazione del Partito Democratico, 2007, chi scrive per esempio auspicava una fisionomia politica per la quale l’aggettivo Democratico fosse bastante senza la preoccupazione di un insediamento predefinito e conclamato nell’area della sinistra; per la buona ragione che quella definizione risultava sempre più obsoleta e insignificante se non addirittura, ed era la regione principale, sinonimo di conservazione.
Niente da fare.
La pesantezza ideologica dei partiti tradizionali non può stare senza un campo definito da occupare. Senza non ci poteva stare prima ai tempi delle ideologie granitiche; e non riesce a farne a meno neppure oggi nell’era postideologica. Ancora ieri o ieri l’altro a chi alzava la mano per proporre sommessamente di farla finita con il binomio destra/sinistra come dirigibile univoco, come barometro o anemometro della prassi politica a tutte le scale dal quartiere al pianeta, si rispondeva con il benevolo sorriso di chi ti dà dell’ingenuo spiegandoti che “ è impossibile, è impossibile, destra sinistra esistono ed esisteranno sempre. sempre. Capito?”. Punto. Bene. Ci hanno pensato gli altri allora e se adesso il movimento 5 stelle raccoglie un consenso ormai stabile di un terzo dell’elettorato italiano è anche perché gli si è lasciata, in una prateria sconfinata, la primogenitura di una inedita trasversalità che fa a pezzi lo storico binomio proprio nel momento storico in cui dall’alto di un impianto partitico più strutturato, come sarebbe dovuto essere quello del PD, si poteva tentare l’impresa per primi.
Poi però la realtà viene a galla e oggi quell’ingenuità ha qualche prova provata di essere stata meno ingenua di quanto era stata descritta: sinistre storiche in crisi e loro arretramento ovunque in Europa, ma non solo, proprio e soprattutto per la loro natura originaria “de sinistra” e di alcuni ben precisi tic programmatici che tentano sempre in modo maldestro di rifarsi a quella origine. PD italiano più in salute di loro perché potenzialmente ancora in tempo a diventare trasversale e nazionalmente trasversale e a togliersi per sempre l’etichetta. Ma con molta fatica e provocando scissioni.
Se nel secondo millennio come sembra la dialettica politica dovrà allora acconciarsi e velocemente a trovare nuove discriminanti diverse dal logoro marziale sinsiss-dess, c’è ancora la possibilità di non lasciare il campo a questo movimento, parlo sempre dei 5 stelle, che, nonostante tale innegabile bravura a sparigliare, vive di contraddizioni e di limiti enormi che lo rendono inaffidabile per governare i processi complessi in cui ci troviamo in Italia e non parliamo dell’Europa. Come dire: la trasversalità non basta, non è in definitiva una condizione sufficiente, seppure sempre più necessaria.
A ben vedere infatti, e i dati di Repubblica lo confermano, i 5 stelle si mettono di traverso si, ma soprattutto collegando le estreme. Il che dice due verità.
Una mi sembra poter essere questa: per quanto le estreme abbiano a lungo per tutto il novecento rivendicato di essere di ‘sinistra’ da una parte e di ‘destra’ dall’altra ( e continuino stancamente a rivendicarlo), in realtà con questa ‘vicinanza’ a un movimento di urlatori distruttivi trasversali come i 5 stelle, almeno per ciò che riguarda gli elettori, per la proprietà transitiva, svelano comunanze anche tra di loro, le estreme intendo, comunanze che in realtà si erano sempre viste: quella dell’essere sovversivi rispetto alle regole e ai valori della democrazia dei diritti, allo Stato di diritto; il loro essere sempre antistato e solo società. E’ questa una comunanza tra loro che, se si pensa alla cultura politica di queste estreme, da dove vengono cioè, getta un’ombra lunga su quali sarebbero i metodi di questi giustizialisti una volta al potere nelle nuove spoglie dei 5 stelle. Avete presente Louis Antoine de Saint-Just nella fase estrema del Terrore rivoluzionario francese? Esagero volutamente, ma prevedo che non saremmo troppo lontani da quello stile, lo stile delle ghigliottine, reali o figurate che siano.
L’altra verità è che una trasversalità ‘diversa’, matura, democratica di massa, ma di un’altra massa, basata su altri presupposti deve poter far leva sui grandi diritti costituzionali che le estreme invece, e i 5 stelle che le interpretano, praticano solo per una parte, la loro: lavoro si, ma per tutti e non per una casta di garantiti, libertà d’impresa compatibile con gli interessi generali e finalizzata ad essi, istruzione, cultura, residenza, mobilità. Le discriminanti devono poter far leva sull’idea di una reale federazione europea, sull’accettazione della sfida della globalizzazione, sull’accoglienza ai migranti come fatto strutturale, sull’efficienza decisionale della democrazia. Infine sul fatto che la democrazia veramente rappresentativa è cento volte meglio e molto più affidabile di quella urlata dal basso anche con la demagogia dei referendum. E sulla rivalutazione delle elite come garanzia di una democrazia qualificata e come antidoto ai roghi e alle cacce alle streghe praticate nelle piazze e nei bar di paese.
Si riesce ad essere trasversali così?


