
Goodbye Olimpiadi 2024
26 Settembre 2016
Le ragioni del NO
2 Ottobre 2016La prendo alla larga. Spero non troppo. Per amministrare (bene) un comune, hai bisogno di “relazioni”: contatti, conoscenze, rispettosi rapporti anche con chi hai sconfitto. Se, invece, ti chiudi nel tuo recinto fatto di slogan in cui rivendichi la tua totale diversità rispetto al passato anche recente; se fai di tutto per apparire “duro e puro” in una autoreferenzialita che immagini possa essere quasi una autarchia; se militi in un movimento che insiste in un populismo demagogico dove solo in apparenza “uno vale uno” , hai di fronte a te una strada molto ma molto in salita. È quanto sta accadendo in una Roma che da caput mundi appare sempre più solo caput (eddai lasciatemela la battutaccia). E lo dice (anzi lo scrive) uno che da quattro anni è amministrato da una giunta pentastellata. Meglio essere chiari sin da subito: è stato il direttore a chiedermi questo pezzo e io di fronte a lui sono come Fantozzi di fronte al Duca Conte Giovanni Maria Balabam, insomma il Megadirettore galattico (ma il mio è molto, molto, molto, più “umano” di quello). E dunque uso obbedir tacendo lo faccio ma in punta di piedi. E per due motivi.
Il primo è che io, da vicesindaco della precedente giunta del Comune di Mira, sono stato uno di quelli sconfitti dai grillini. Senza se e senza ma. Logico a ben pensarci: col 17% arrivi al ballottaggio in un Comune che per più di sessant’anni è stato governato dalla sinistra prima e dal centrosinistra poi, vorrai mica che gli elettori del centrodestra se ne stiano a casa (a casa a dire la verità sono stati i nostri ma questo è un altro discorso). Dunque vi è sempre il rischio che il giudizio possa diventare pre-giudizio. Magari pure rancoroso. Il secondo è che guardo da molto (ma davvero molto) distante le questioni politiche miresi. Detto questo però alcuni limiti della amministrazione pentastellata li vedo. E chiaramente. E paradossalmente questa visione mi permette di vedere, in controluce, che i limiti miresi sono gli stessi romani. Anzi: forse sono proprio i limiti strutturali del Movimento 5 stelle, quelli che a me fanno pensare abbia una vita non particolarmente lunga. Il primo limite è legato alla paura. Di cosa? Di essere considerati “uguali agli altri” . Ma se la discontinuità non è nei programmi, non è nel modo diverso di approcciare i problemi (che poi in quali modi diversi puoi approcciare le buche sulle strade da riempire, i lampioni da sostituire, gli impianti sportivi da manutentare? ) ma diventa tout count un tagliare nettamente con tutto ciò che c’era prima di te, la vita te la complichi da solo. Così se, immaginando chissà quali legami o connivenze con i tuoi predecessori, rivoluzioni la macchina comunale spedendo, ad esempio, chi da sempre si è occupato di cultura alle politiche sociali, disperdi – senza rendertene conto – un patrimonio di competenze che ti sarebbe utilissimo invece proprio in tempi di vacche magre. Se non ti fidi dei tuoi dipendenti perché, ai tuoi occhi, avendo lavorato sempre nello stesso ente ed essendo questo ente da sempre governato dallo stesso “colore politico” esiste una sorta di proprietà transitiva per cui i dipendenti hanno lo stesso colore di quelli che lo hanno governato immaginandoli pronti a metterti i bastoni fra le ruote, non ti rendi conto che stai ipotecando un enorme patrimonio di capacità, competenze; di persone che fanno il loro lavoro con grande abnegazione e senso di responsabilità. Indipendentemente dal “colore” di chi li governa (anche perché vale per un sindaco ciò che si dice di un papa…avete presente no?). Insomma: se alla fine pensi che tutti quelli che non sono dalla tua parte, non la pensino come te siano dei “nemici” e ne hai paura ti arrocchi sulle tue posizioni che, a lungo andare, diventano delle pesanti incrostazioni. Il secondo limite è il populismo. Sia chiaro: a me fanno paura (ma proprio tanto) tutti gli -ismi. È oggettivamente i pentastellati con il populismo vanno a braccetto. Prendiamo il mito della democrazia diretta, quella dal basso di cui si ammanta il movimento guidato da Grillo. Il quale, dicendo (come ha sostanzialmente detto a Palermo) “sono tornato e decido io” , mi pare abbia messo in soffitta quell’ “uno vale uno” che a Mira già avevano trasformato in una roba a “geometria variabile”. Voglio dire: se tu ti proponi come “nuovo” e tra le novità sbandieri per l’appunto questo principio di uguaglianza per il quale ognuno può incidere nella vita politica, immagini – vero? – che quelli che ti hanno creduto, lo pensino sempre no? E dunque se tu sindaco inauguri un sistema di raccolta dei rifiuti “porta a porta” spinto decidendo di “cancellarne” uno analogo che aveva lo stesso obiettivo ma modalità di realizzazione diverse solo perché studiato dalla precedente giunta e lo attui incurante di chi ti consiglia delle possibili alternative, ti aspetti una qualche protesta vero? E se questa protesta si concretizza in una petizione che ben presto raccoglie 3600 adesioni (circa il 10% della popolazione che non è poco visto che tu col 17 sei andato al ballottaggio) con la quale si chiede NON la eliminazione del porta a porta quanto una sua rimodulazione, non è un tipico esempio di democrazia diretta? E allora perché ti arrocchi rifiutando qualunque mediazione? Il principio della democrazia partecipativa viene buono però, ai grillini su un altro argomento. È qui hanno dimostrato di essere furbi. Parliamoci chiaro: sarà perché comunque io per 5 anni ho vissuto questa esperienza ma mai, oggi come oggi, augurerei a nessuno, tanto meno a me (così ci togliamo via subito da qualche vocina che circola…) di fare il sindaco. Non hai soldi in bilancio, non puoi assumere personale: chi te lo fa fare a sorbirti critiche costanti e continue? Perché tu da sindaco hai un dovere: quello di decidere, di scegliere. Assumendotene le responsabilità. A meno che tu non tiri fuori dal cilindro la idea del “bilancio partecipativo”. Cosa è? Semplice: hai un po di risorse spendibili? Anziché decidere tu come impegnarle, lo fai decidere ai cittadini dhiamati a votare uno fra i progetti che associazioni, gruppi di persone propongono. Bella idea, direte voi. Beh a me invece qualche perplessità viene. È davvero questo lo spirito oppure si tratta di uno strumentale modo per non decidere? Pensateci: facendo così non sei tu, sindaco a dire NO ad un progetto a favore di un altro (assumendotene oneri e onori) ma la”ggente”. Che può essere un alibi meraviglioso non trovate? Terzo limite: l’ improvvisazione . Se la maggioranza del tuo gruppo consiliare NON abita nel territorio che amministra, puoi davvero pensare che ne recepiscano le necessità e le istanze? Se nel giro di 4 anni non hai lo stesso segretario generale significa che qualcosa non torna. Meglio: significa che non hai minimamente compreso che quello del segretario comunale, per un comune di media grandezza, è un ruolo chiave da cui molto dipende delle tue fortune. Se, in nome della stessa logica che ti porta a pensare che tutto ciò che era prima di te è sbagliato, cambi tutti i dirigenti comunali senza soffermarti un momento a considerarne le capacità, i meriti ti impantani e non ne esci più. Quarto limite: la mancanza di coraggio e fantasia. Qualche anno fa il Sole 24 ore pubblico’ una interessante inchiesta nella quale si dichiarava che una amministrazione comunale, per quanto efficiente essa fosse, impiega dieci anni circa dalla ideazione di un progetto alla sua realizzazione. Ecco perché è assolutamente normale che una amministrazione completi un progetto avviato da quella precedente anche se politicamente ad essa opposta. Però se in 5 anni non vi è uno straccio che sia uno di progettualità, che accade? Davvero è solo un problema di schei? Oppure ciò nasconde la difficoltà di pensare al futuro, di immaginare la città che si ritiene migliore? E che questo accada in una amministrazione fatta di giovani, credetemi, mi delude molto. Perché io ho fiducia nei giovani. Fiducia nella loro fresca intelligenza, nella loro rapidità di pensiero, nella loro abnegazione. E dunque mi immaginavo che una amministrazione giovane, priva di incrostazioni ideologiche proprio in situazioni di scarse risorse potesse per l’appunto metterci fantasia. Ebbene: questa fantasia io non la vedo. Vedo farraginosità. Vedo paura. Vedo slogan e populismi che impediscono il confronto nella convinzione che solo i “giusti e puri” possiedono la verità assoluta. Ma di “giusti e puri” non è che il mondo abbondi.



