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17 Giugno 2015Quanto RESET c’è nella vittoria di Brugnaro? In che misura ha risposto fin qui Brugnaro al desiderio, manifestato da tanti specie nelle aggregazioni civiche, di sgretolare le incrostazioni del “sistema Venezia”? E quindi, di riflesso: Quanto ha inciso nella sua vittoria il lavoro di ripensamento, di critica, di sensibilizzazione, svolto da luoghi come LG, o come la stessa associazione RESET?
Secondo me, Brugnaro porta con sé molto RESET. Più di quanto ne potessero portare altri eventuali vincitori. Ha risposto ad una domanda diffusa – corretta o meno che sia – non tanto di novità, e non solo di alternanza, quanto piuttosto di decisiva volontà e capacità di aggredire un sistema e di sgretolarne le decennali incrostazioni, ormai deleterie anche se forse anche inevitabili.
Tutti i candidati hanno cavalcato il tema della discontinuità rispetto al passato. Guardando indietro, sia Pellicani che Casson assumevano nelle loro figure e nei loro programmi una parte di RESET, cioè una certa carica “antisistema”: il primo per l’età anagrafica e per il colore molto mestrino di cui era vestito; il secondo per l’attitudine personale e per il modo con cui era arrivato a candidarsi dentro il PD. Il loro, però, rischiava di essere un RESET “controllato”: la loro carica innovativa era infatti destinata a fare i conti con la forza del sistema, che li avrebbe portati – entrambi – ad un compromesso con gli apparati e, alla fine, alla normalizzazione.
Così, limitando lo sguardo a questo unico aspetto, quello cioè della voglia e della capacità di rompere le commistioni – quei nessi tra politica e servizi, tra utente ed elettore, tra municipalizzate e partiti (anzi, partito)… – Brugnaro somigliava e somiglia più di tutti alla rivoluzione.
Non è affatto per il suo essere “di destra” che Brugnaro è sembrato garantire una ventata di novità. Un sindaco “di destra” politicamente corretto avrebbe potuto infatti governare cambiando i nomi e mantenendo il sistema. E pur essendo “davvero di destra” anche una Zaccariotto avrebbe avuto, da Sindaca, una carica innovativa molto inferiore a quella di Brugnaro. A convincere chi voleva un RESET è stata piuttosto la personalità di Brugnaro, il suo essere insieme “contro” e “a fianco” della politica, i riferimenti ripetuti a Renzi fatti da uno che pure si trova a combattere sul fronte opposto. E ancora, a convincere sono state le sue spalle larghe: la sua energia personale (e le sue risorse economiche) fanno ben sperare tutti i sostenitori del nuovo più ancora che se avesse vinto un uomo dei movimenti civici (si pensi a Scibilia, ad esempio, o a Coniglio) oppure un candidato del M5S, tutte figure che avrebbero scontato, nel loro lavoro di decostruzione, una debolezza strutturale a cui Brugnaro, invece, non paga dazio.
Non credo che su questo fronte Brugnaro tradirà le attese. E’ presto per dire se governerà bene, ma si può azzardare dicendo che governerà con libertà e fantasia, e che darà scossoni a molte porte e a molti armadi per tanto tempo chiusi. Per questo chi attendeva un Sindaco nuovo, pronto a pigiare sul tasto RESET, in questi giorni gira col sorriso sulle labbra, più ancora dello storico elettore di destra, che pure è in festa.



