Conversazione con Moony Witcher
27 Febbraio 2012
Fiori d’arancio a Venezia: un sogno… per tasche danarose
7 Marzo 2012Qualsiasi prospettiva di cambiamento su Venezia, la si intenda larga, metropolitana, o stretta, solo lagunare, si scontra inevitabilmente con la conservazione del suo ambiente. Pesa questa idea un po’ irenica di un ambiente incontaminato da mantenere. Ci sono buone ragioni di ritenere che questo habitat da cartolina sia percepito molto più statico e fragile di quanto sia e sia stato. Non solo per gli interventi umani, alcuni evidenti e recenti, altri più antichi – ed altrettanto evidenti-; ma anche per le modifiche che la stessa natura ha operato a suo piacimento. Forse se si facesse mente locale che tutto è in divenire ( e può ancora divenire ), la città uscirebbe a testa alta dalla imbalsamazione a cui certa letteratura di maniera romanticheggiante l’ha condannata ….
Spesso il dibattito sulla città, problemi presenti e prospettive future alla luce delle vicende passate, è minato da una conoscenza approssimativa, o piegata a un uso di parte che produce identici effetti, dell’ambiente lagunare e della sua storia: il presupposto la laguna sia un ecosistema naturale da tutelare e difendere a oltranza per come appare oggi, infatti, è completamente infondato. Al contrario, la laguna di Venezia rappresenta il tipico caso di realtà forgiata dall’uomo, quindi artificiale. L’antropizzazione sin dalle origini dell’ambiente lacustre è un dato di fatto, non solo, ma addirittura la sua morfologia è sempre stata in continuo divenire per opera delle stesse forze fisiche.
Negli studi più attenti ancora si discute se addirittura una qualche laguna esistesse in epoca storica relativamente recente, e si parla del periodo romano in particolare, oppure se si debba invece pensare a una sorta di dimensione costiera per così dire “umida” che una serie di eventi atmosferici, alluvioni e altro, e umani, abbandono di qualunque manutenzione idraulica a seguito del crollo politico-economico dell’impero, abbiano prodotto in forma estesa a partire dalla Tarda Antichità/Alto Medioevo. Ci sono numerose testimonianze storiche ed evidenze archeologiche a sostegno dell’ipotesi.
Una volta formatasi, comunque, la laguna, questa è stata sottoposta dai suoi abitanti, che chiamarono se stessi veneziani, a ogni sorta di esperimenti idraulici e interventi radicali. Con conseguenze evidenti sull’aspetto dell’ambiente. Basti pensare all’improvvisa comparsa della zanzara malarica, del tutto sconosciuta nell’antichità, dovuta alle deviazioni imposte al corso dei fiumi, Meduaco/Brenta e Piave formavano due grandi delta che sfociavano dentro i limiti attuali della laguna per esempio, e all’alterazione del regime delle correnti causate dallo scavo di canali, alla realizzazione di arginature, a imbonimenti vari. La prova più evidente è la scomparsa della città di Torcello, primo grande centro lagunare, posto di fronte ad Altino ne diventa il naturale erede urbano e politico, e in generale alla decadenza dell’intera laguna nord, dove storicamente nasce Venezia. Decadenza spinta sino allo spopolamento… bisognerà aspettare il secondo dopoguerra e il DDT per avere ragione della micidiale anofele.
La politica idraulica della Serenissima, dunque, è all’insegna del sistematico interventismo. Non esita a scavare, spostare, tagliare, modificare tutto quanto sia possibile, utilizzando ogni tecnica e infiniti mezzi finanziari. Di passaggio ricordo che arriva a deviare il corso del Po nel Seicento realizzando il Taglio di Porto Viro: e questo per tentare di fermare quello che per i veneziani ha sempre rappresentato il pericolo maggiore e un vero e proprio incubo, vale a dire l’interramento. Un processo altrimenti del tutto inevitabile, come dimostra la gemella laguna di Ravenna, se lasciato al libero corso delle forze naturali.
Perché ricordo tutto questo? Ritengo che i problemi vadano affrontati con pragmatismo cercando la soluzione migliore per le situazioni reali del presente. Entrando nell’attualità, per esempio, penso che la discussione sulle Grandi Navi e il porto in generale debba ripartire sgombrando intanto il campo da false credenze e pregiudizi derivanti da un’approssimativa conoscenza della Storia (la cui utilità, come diceva Liddell Hart consiste nel “proiettare il film del passato sullo schermo del futuro” al fine, si spera, di non ripetere gli errori). Non ho elementi al momento per affermare se lo scavo del canale dalla Marittima a Porto Marghera e il parallelo ri-scavo del canale Vittorio Emanuele a fianco del ponte rappresenti una buona soluzione, credo però che ogni ipotesi vada vagliata senza paraocchi pseudoidoelogici, cioè per quanto propone e per le conseguenze prevedibili. Punto e basta. Perché, ecco l’insegnamento del passato, ragionando in termini di “com’era dov’era” si commette un tragico errore… sempre e ovunque ma in particolare a Venezia non c’è mai stato nessun “com’era dov’era”! La Serenissima insegna in proposito: al suo posto ha sempre seguito “quanto serve dove serve”… tenendo conto che la città è viva e deve vivere e non è uno strano animaletto da tenere sotto una teca di cristallo. Del resto, se un tempo non si fosse seguito questo principio ispiratore, oggi non avremmo la città stessa e nessuno dei suoi tanti monumenti, a cominciare dalla Basilica e da Palazzo Ducale, due perfetti esempi di caotici “assemblaggi” prodotti da epoche, circostanze e uomini diversi e lontani tra loro.
Davvero non siamo capaci di imparare niente dalla Storia?



