
I maschi sono dei porci?
12 Novembre 2014
Divide et impera
24 Novembre 2014QUESTO INTERVENTO NON IMPEGNA LA REDAZIONE DI LUMINOSI GIORNI, CHE E’ IN DISSENSO CON ALCUNE SUE PARTI. LA REDAZIONE HA COMUNQUE RITENUTO UTILE PER IL DIBATTITO QUESTO PUNTO DI VISTA E LO PUBBLICA COERENTEMENTE AD UNA SCELTA PLURALISTA.
Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, dice un vecchio adagio. Dal nuovo corso della storia d’Italia e dalla sua epopea dei mille giorni appena iniziata non ho visto che infernali auspici, non dissimili dal vecchio corso della politica. Ben poche buone intenzioni, però. E mi metto nei panni di un operaio usurato dalla fatica che paventa la perdita del lavoro; nei panni di un giovane insegnante, innamorato di un mestiere che forse non imparerà mai sul campo, ma solo sui libri; nei panni di un pensionato che non ce la fa a tirare a fine mese; nei panni di uno studente che nutre i suoi legittimi sogni di gloria, che forse rimarranno solo sogni; nei panni di due aspiranti coniugi in cerca di una casa, ma respinti dalle banche che si rifiutano di concedere loro un mutuo.
È solo una mia impressione o le categorie deboli si sono moltiplicate negli ultimi anni? Ė colpa della crisi naturalmente. E noi, nel pieno dei fatidici mille giorni, abbiamo tutti lo sguardo rivolto verso il sol dell’avvenire. La speranza, la fiducia, l’ottimismo devono guidarci e illuminarci in questa fase, sì, difficile, ma definitivamente risolutiva delle nostre sorti! Il guaio è, però (e qui prevale la mia anima prosaica e, come dirà qualcuno, di vecchia militante comunista), che vedo recidere le nostre speranze come piantine di marzo falcidiate da gelate tardive. E gli artigli che infieriscono sulle anzidette categorie deboli non sono più mannaie populiste di destra, ma spranghe e manganelli neo-liberisti di una sinistra rinnovata che ha svuotato la vecchia sinistra dei suoi voti per mandare al macero i suoi ideali. Ecco, proprio questo non me lo aspettavo. Che i brutti tiri arrivassero da sinistra.
Che cosa vedo, alla fin della fiera? Un Presidente del Consiglio che pesca consensi a destra, e dice e fa cose di destra. Che male c’è? Mi si obietterà. Il male, In fondo, è una categoria morale che non si attaglia alla politica che è fatta, invece, di calcoli, di strategie, di tattiche e talvolta di colpi bassi. Eh no, invece! Trovo immorale far piazza pulita dell’articolo 18, a fronte delle promesse di lavoro sventolate in fase elettorale. Trovo immorale legittimare la riduzione del potere d’acquisto dello stipendio degli insegnanti, quando si era fatto del rilancio della scuola uno dei punti forti di una politica improntata alla dignita e all’equità. Trovo immorale vanificare il ruolo del sindacato e rifugiarsi, nello stesso tempo, dietro slogan del tipo “riconosco il valore della piazza ma intanto si fa quello che dico io”. Trovo immorale una Leopolda patinata, forzatamente giovanilistica, griffata Armani e fintamente casual, dove finanzieri e banchieri la fanno da padroni e irridono le lotte di piazza e le sofferenze ad esse sottese.
Ci illudevamo che la sinistra avesse vinto? La sinistra non ha mai vinto perché l’Italia è un Paese moderato, un Paese in cui la sinistra non ha vinto neanche quando ha vinto. Il nuovo corso della politica ha fatto piazza pulita delle ideologie e delle divisioni di parte, adottando una tattica populista trasversale e, proprio per questo, portatrice di strepitosi consensi. Ma in fondo, cos’è la destra, cos’è la sinistra? Si chiedeva, cantando, il grande Gaber. Renzi ha capito prima degli altri l’ambiguità di fondo connessa a tale domanda e alla sua risposta. E su tale ambiguità ha costruito la sua fortuna di politico. Speriamo – come diceva un altro grande poeta – che da tanto fumoso cicaleccio nascano dei fiori…



