
Tassa piatta. Cui prodest?
16 Febbraio 2018
Voto utile
23 Febbraio 2018Vaticinare e fare previsioni sull’esito elettorale sembra un’impresa ardua.
Ci sono i sondaggi, tutti più o meno “unanimi” nel prefigurare un esito che favorirebbe il CentroDestra come coalizione e il M5S come partito “in solitaria”.
E penalizzerebbe oltre ogni aspettativa il PD. Ben oltre la perdita secca del contributo percentuale della sedicente “formazione di sinistra” di LEU.
Si spingono fino a definire l’attribuzione dei seggi, pur in presenza di una legge elettorale che è “una prima volta” e che lascia molte incertezze nel comprenderne fino in fondo non tanto le tecnicalità che quelle sono chiare, ma i meccanismi politico-sociologici-psicologici che ispireranno l’elettore medio.
Perché di quello orientato, politicizzato, super informato si sa già tutto.
Come e quanto influirà la caratterizzazione delle liste attraverso i candidati del Maggioritario rimane abbastanza indefinito. Prevarrà, come sempre, il voto alla Lista/Coalizione? Ricordando come, anche in epoche elettorali in cui le preferenze erano un solido ancoraggio, se ne esprimevano percentuali molto marginali.
C’è poi un’alea di incertezza che non viene espressa, che compare però nelle rilevazioni parallele degli indici di gradimento dei cosiddetti leader.
Andrò anche in controtendenza demoscopica, facendo sicuramente una brutta figura, ma il fatto che ci siano almeno un paio di personalità – tutte e due appartenenti allo schieramento di CentroSinistra (Gentiloni e Bonino) – che si staccano nettamente dal pastone uniforme di scarso gradimento/avversità in cui navigano tutti gli altri (Di Maio, Berlusconi, Salvini, Renzi), siamo sicuri che non producano un effetto di trascinamento generale sulle liste di quella Coalizione?
E che quindi il risultato potrebbe essere significativamente diverso da quanto preconizzato dai sondaggi?
Che servono, al momento, più per far discutere politologicamente tutti gli addetti ai lavori degli scenari futuribili rappresentati dalla mancanza (prevista dai sondaggi stessi) di una qualsiasi forma di maggioranza assoluta di seggi, in assenza di accordi parlamentari prossimi venturi.
Il che già di per sé è un bel teatrino, del tutto inutile e del tutto fuorviante. Che serve solo al mondo dell’informazione per riempire i propri spazi e per cercare di instillare quel quid di ulteriore “disprezzo” che l’elettore dovrebbe provare in quei futuribili scenari, sentendosi espropriato della specificità che il suo voto dovrebbe contenere: definire le maggioranze.
Ma con un sistema a Democrazia rappresentativa, a Costituzione vigente, con questa legge elettorale (oserei dire con una qualsiasi legge elettorale – proporzionale ma anche maggioritaria – il Mattarellum e il Porcellum sono lì a dimostrazione) la ricaduta non può essere che questa. Ogni decisone spetta al Parlamento in prima istanza e al Presidente della Repubblica – al di là della formalità dell’affidamento dell’incarico – come protagonista solo nel caso di una situazione particolarmente intricata o “irrisolvibile”.
E anche qui gli esempi sono patrimonio della nostra storia politica recente.
Il tutto in un quadro di lamentazioni e di “vorrei ma non posso” da parte di una buona quantità di editorialisti e commentatori vari (“retroscenisti” con una definizione efficace), con buona pace degli esegeti della “Costituzione non si tocca”.
Gli stessi che non si limitano a segnalare il buon gradimento di Gentiloni come capo del Governo, di CentroSinistra a guida PD ma ne tessono le lodi e ne mettono in risalto le qualità umane e politiche. Oltre che dover fotografare una situazione del Paese meno disastrata di come questa “coalizione” se l’è trovata ad affrontare fin dal 2013.
E che ha saputo gestire con sapienza e coraggio – a parte la parentesi inefficace di Letta – prima con Renzi e adesso con Gentiloni. Facendo scelte e adottando provvedimenti che avranno fatto anche discutere, ma che indubbiamente hanno prodotto, in una contingenza internazionale data, quel cambio di tendenza che ha portato i “fondamentali” dell’economia del Paese in terreno positivo.
Per non parlare della quantità e della qualità di tutta quella serie di leggi che hanno affrontato e risolto molte delle questioni ascrivibili al tema “Diritti Civili”. Mai così tante e così qualificate (di sinistra) in tutta la storia repubblicana. Il Divorzio e l’Aborto sono storia a parte perché prodotte da azioni referendarie.
Ora Gentiloni (e la Bonino) con il suo Governo e i suoi Ministri sono una risorsa per la Coalizione di CentroSinistra e per il PD nello specifico. E’ mai possibile che tutto questo gradimento e questo diffuso apprezzamento non produca nulla in termini di ricaduta elettorale?
Che l’effetto “squadra” non produca un valore aggiunto, che non costituisca un punto di riferimento certo e garantito per la prosecuzione sulla strada del miglioramento delle condizioni generali del Paese?
Che non aggiunga nulla alla fredda analisi sondaggistica?
Che l’elettore possa preferire gli avventuristi e/o i populisti variamente rappresentati che non sono in condizione di esprimere capacità di governo e tantomeno capacità di produrre proposte praticabili e sostenibili?
Pur di protestare senza prospettiva, di far prevalere la pancia sulla ragione e di far affiorare tutto il rancore covato?
Domande che troveranno risposta solo il 5 marzo. A urne chiuse.



