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Ma chi sono gli astenuti? Dai dati è possibile ricostruirne il profilo? E cosa potrebbe cambiare, nella distribuzione dei voti, se ci fosse l’obbligo di votare?
Il profilo socioeconomico degli astenuti
In un recente sondaggio (18 dicembre 2025) IpsosDoxa ha cercato di dare risposta intanto al primo quesito: dove si annidano gli astenuti/indecisi/voti bianchi che in quel sondaggio contavano per il 41,8% del totale dei rispondenti?
Nella tabella sottostante sono riportate le percentuali di astenuti in base a caratteristiche di genere, età, istruzione, condizione economica, condizione professionale e area geografica di residenza.
In giallo si sono evidenziate quelle variabili che evidenziavano valori superiori al 41,8% e che delineano il profilo socioeconomico dell’astensionismo.
Sono in misura moderatamente prevalente donne (44,3%) e elettori ed elettrici anziani, ultrasessantacinquenni (48,5%), con un basso livello di istruzione, al massimo licenza media (49,7%).
Sono soprattutto le persone di modeste condizioni economiche a disertare le urne, per sfiducia, per mancanza di programmi e proposte per aiutarle (medio-bassa al 51,5%, bassa al 57,7%), con una qualche accentuazione tra gli operai (44,0%) ma con una esplosione tra disoccupati e comunque inattivi (54,9%) e tra le casalinghe (57,0%).
Centro Sud (46,1%) e Sud e Isole (47,9%) mostrano una più accentuata diffusione del’astensionimo che mostra il suo valore più basso nel centro Nord (35,2%), le tradizionali regioni rosse.

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Il recupero degli astenuti alla attiva partecipazione alle elezioni richiede proposte specifiche per categorie sociali che sono state spinte o si sono rifugiate ai margini della società, sfiduciati da una politica che considerano monopolio di élites o peggio di una casta che tende ad autoperpetuare la propria condizione più o meno privilegiata. Ma è su questi drop out, sui meno istruiti che Donald Trump ha costruito il suo successo elettorale.
È populismo dedicare attenzione a queste categorie? Presentare proposte concrete, possibili ma che siano immediatamente percepite? Forse in questo era decisamente più bravo Silvio Berlusconi, che aveva il difetto di non dedicarsi a mantenere le promesse fatte.
Ma pesano anche fattori culturali: questi elettori lasciati ai margini non hanno udienza nel duello culturale woke, costruito su una rivendicazione di diritti di minoranze sempre più ristrette, nell’indifferenza per le condizioni di vaste aree della società italiana.
Il voto degli astenuti: come cambierebbero i risultati se tutti fossero costretti a scegliere
In un sondaggio del 1 dicembre scorso, sempre Ipsos Doxa ha chiesto, a chi aveva dichiarato la sua volontà di astensione nel sondaggio elettorale, quale sarebbe stato il loro voto nel caso fossero stati obbligati ad esprimerlo.
Le relative scelte sono riassunte nella colonna A: a Fratelli d’Italia andava il 20,3% delle preferenze, il 19,8% al Movimento 5 Stelle, soltanto il 13,7% al Partito Democratico.
Rispetto alle percentuali assegnate ai diversi partiti da chi aveva spontaneamente fatto la sua scelta (colonna B), emerge che Fratelli d’Italia e il Partito Democratico ricevevano ben 8 punti percentuali in meno dall’universo degli astenuti (rispettivamente 20,3% rispetto a 28,0% e 13,7% rispetto a 21,6%), che invece premiavano Conte ed il suo Movimento con una crescita di 6 punti percentuali, dal 13,5% al 19,8%.
Con consapevole sprezzo per ogni cautela metodologica, si è ricostruito il quadro dei risultati che sarebbero risultati dalla somma dei voti espressi dai votanti dichiarati (erano il 58,5% degli intervistati) con quelli degli astenuti/indecisi costretti a pronunciare la propria preferenza.

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In termini di coalizioni il risultato di queste elaborazioni mostra un apprezzabile testa-coda: il centrodestra scenderebbe dal 46,4% al 42,9% ( -3,5%), al di sotto del 45,7% del campo largo (+0,2%) che – pur quasi immobile – si colloca sopra un centro destra in discesa.
Nello specifico del centrodestra, assieme a Fratelli d’Italia (-3,2%) paga pegno la Lega, che scende dall’8,9% all’8,1% mentre un modesto premio viene assegnato a Forza Italia, dall’8,6% al 9,1%.
Come interpretare queste tendenze? Forse le posizioni più estreme (e caotiche) della Lega spostata sulle posizioni del generale Vannacci non paga, e forse anche l’elettorato di Fratelli d’Italia vorrebbe vederne accentuato il profilo moderato di Democrazia Cristiana dei nostri turbolenti anni: il progresso senza l’ombra di avventura.
Nel campo largo, se gli astenuti vogliono politiche populistiche, si rivolgono direttamente all’originale, al Movimento 5 Stelle in crescita dal 13,5% al 16,1% venendo ad insidiare da vicino la guida della coalizione rivendicata da un Partito Democratico i cui consensi calerebbero dal 21,6% al 18,3%. Anche uno spostamento verso posizione di sinistra più conclamata non paga, perché i consensi allora vanno ad AVS, in crescita dal 6,3% al 6,9%.: marginali sono i progressi dei cespugli Italia Viva e Più Europa, assolutamente ininfluenti sulla direzione di marcia del Campo largo e nel quale non si comprende quale ruolo possano avere.
Appare evidente a chi scrive che il gruppo dirigente attuale ha rinchiuso il Partito Democratico, nato per l’incontro tra culture politiche e visioni della società diverse, in una bolla identitaria dalla quale appare incapace di uscire. Servirebbe una proposta politica capace di parlare alle masse popolari, sarebbe stata la raccomandazione di un tempo che fu.
Al di fuori dei due schieramenti, e forse proprio perché ne sono al di fuori, gli astenuti premierebbero Azione, con un incremento dal 3% al 4,2%: anche qui si avverte la debolezza di proposta politica e di una leadership fortemente personalizzata: potrebbe rappresentare il nucleo attorno al quale realizzare una aggregazione riformista?
Un caveat finale: una riforma elettorale esclusivamente mirata ad assicurare la governabilità attraverso l’attribuzione del ruolo di guida delle due coalizioni opposte a Fratelli d’Italia e al Partito Democratico, sbarazzandosi dell’incomodo degli alleati, non farebbe altro che accentuare il distacco tra classe politica (meglio sarebbe dire la casta dei politici) e gli elettori, che alla fine potrebbero presentare un conto salato per tutti, in primis per la democrazia italiana.
( da Solo Riformisti)
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