
COSTUME & MALCOSTUME Ironia della storia, magistra vitae…
7 Luglio 2025
Chi ci capisce è bravo!
13 Luglio 2025Con l’appello sottoscritto da 105 cittadini, Luminosi Giorni si è presa come testata la responsabilità di cercare di smuovere le acque per accelerare una candidatura a Sindaco di Venezia nell’ambito della coalizione di centro sinistra. Ha promosso tale appello attraverso un testo scritto con il contributo di alcuni suoi collaboratori e di altre persone amiche.
Preliminarmente, desidero elencare le ulteriori adesioni pervenute, che portano il numero a 114: Marco Scurati e Antonio Simionato, giunte attraverso altri firmatari e Paolo Barbieri, Marco Borghi, Anna Buzzacchi, Bruno Gerolimetto, Alessandra Marinello, Franco Orlandini, Anna Luisa Saccardo, tramite il nostro sito https://www.luminosigiorni.it/politica-3/una-scelta-di-valore-per-il-futuro-di-venezia-da-fare-adesso/, dove avevamo appunto indicato la possibilità di aderire anche successivamente all’uscita dell’appello.
La nostra è stata una scelta scomoda, sovraesposta, ma in questo momento ci sembrava necessaria, per quanto rivolta senza toni ultimativi o irrispettosi, come si comprende chiaramente nella conclusione del testo che riporto alla memoria di chi legge: “Ci rivolgiamo con rispetto e spirito di collaborazione a tutte le forze della coalizione“. Sono parole che dovrebbero tagliare la testa al toro e comprovare che quanto abbiamo scritto non può essere in alcun modo considerato lesivo verso qualcuno, come invece è emerso a caldo nelle reazioni apparse sulla stampa e nei social. I toni anche molto secchi usati nell’appello in alcuni punti, relativi questi, più che al presente, a un passato da chiudere e soprattutto alle prospettive negative future che potrebbero elettoralmente verificarsi (e che nessuno augura a nessuno), sono toni rimasti pur sempre dentro al perimetro del riconosciuto diritto di valutazione e di giudizio politico.
Va premesso che, con tale iniziativa, rivolgendoci alla coalizione di centro sinistra, in qualche modo Luminosi Giorni ha fatto un’opzione di una scelta di campo; e, per quanto mi riguarda personalmente, non era così scontata per una testata che vorrebbe essere, e soprattutto rimanere, indipendente, critica nel senso migliore della parola. Ma, come direttore responsabile, dico subito che è stata una scelta delimitata, circostanziata solo a questo tempo determinato dalla scadenza elettorale e dalla sua fase preparatoria e quindi non definitiva (perchè poi nulla è definitivo). Contando anche sulla possibilità che le istanze presenti nell’appello possano essere ascoltate e quantomeno considerate.
Ha tuttavia un suo senso essersi rivolti da quella parte, perché l’ipotetico campo avverso è attualmente ancora al governo del Comune di Venezia, ed esce dal quinquennio (decennio) portando la responsabilità delle scelte, e delle molte non-scelte, operate sulla città. Con un bilancio complessivo che ci pare in negativo. Potrebbe non valere necessariamente per Sindaco, giunta e candidati del prossimo ipotetico campo avverso, in ogni caso in parte o in toto costituito da altri che al momento non conosciamo, ma l’eredità del governo presente, probabilmente rivendicata dai successori, sul piano ipoteticamente programmatico è qualcosa che già molto pregiudica.
Sono tra quelli che hanno talvolta criticato e non condiviso un’opposizione un pò troppo di principio e un pò troppo a prescindere alla giunta Brugnaro. Giunta che, secondo me, come si diceva per Mussolini, “ha fatto pure alcune (alcune….) cose buone”. E però in definitiva mi pare di poter dire che, al di là di un numero limitato di progetti urbanistici portati in qualche modo avanti (una parte, ma non tutti, con una loro autonoma e molto circoscritta validità), l’azione di governo sia mancata di quella incisività necessaria a invertire l’inerzia di non poche criticità conclamate nei noti ambiti di forte sofferenza cronicizzati della città (cioè ben presenti anche alla prima partenza di questa decennale amministrazione). Sia mancata in quella che si dice la ‘volontà politica’ di creare una svolta visibile e concreta per una città e un Comune in profonda crisi di stagnazione; al cospetto delle grandi e per fortuna ancora immutate potenzialità di invertire la rotta. Una volontà politica mancata che si è arresa di fronte alle indubbie difficoltà oggettive (utilizzate spesso come ‘scuse’), ma molto frenata dalla preoccupazione tutta ‘ideologica’ di salvaguardare interessi d’impresa privata e/o di puro mercato. Dalla cautela sugli airbnd, alla continua e sproporzionata centralità assegnata al mega affare mono turistico, giù giù – e solo per fare due esempi emblematici, – fino al mantenimento della San Marco Petroli a Malcontenta (compromettendo la realizzazione del Vallone Moranzani) e al mantenimento dell’interscambio merci sul Canal Salso (al posto della passeggiata del Parco prevista da Di Mambro); e poi giù giù in infinite piccole e grandi scelte di questo stesso segno. Passando per le non-soluzioni dei numerosi ‘buchi’ vuoti, fonte di degrado o per gli interventi nel problema spaccio basati solo su una linea repressiva, imprescindibile, e a volte riuscita parzialmente, ma, evidentemente a questo punto non bastante. Bilancio in rosso, dunque, per aver fatto prevalere l’opzione tutta identitaria di marcare solo il proprio territorio politico, non guardando prioritariamente all’interesse comune. Che invece riguarda, alla pari del proprio, anche i cittadini dell’elettorato avverso nel voto e il non votante (l’attenzione sempre costante all’interesse comune di tutti la auspichiamo per chiunque vinca le prossime elezioni).
In un contesto del genere è stato gioco forza guardare senza pregiudizi alla coalizione di centro sinistra, pur rilevandone l’incongruenza di essersi già costituita a priori, per riservarsi un programma sulla città successivo, anziché il contrario.
Il nostro carattere laico ha perciò determinato una sorta di senso del dovere. Per cercare di smuovere la morta gora in cui cui la coalizione di centro sinistra, per noi potenzialmente interessante come portatrice finale di un’alternativa nonostante le riserve di metodo, si trova a condurre la ‘scelta-non-scelta’ della candidatura. Che ci è parsa eccessivamente chiusa nell’ambito, pur ampio (sin troppo), delle sigle di una coalizione costruita prima delle scelte programmatiche, con la logica di creare prima di tutto un cartello ‘contro’ il contendente di destra. Presentandogli il conto sul piano tutto politico conflittuale. Secondo il principio di doverlo innanzi tutto scalzare, costi quel che costi. Evitando così, per doverlo scalzare costi quel che costi, una costruzione condivisa in anticipo sul piano programmatico, e su quello poi siglare un’alleanza. E ciò anche per una certa consapevolezza che nella coalizione ci sono, queste si già testate, opzioni diverse di metodo e di merito proprio sulle soluzioni per la città, anche quelle potenzialmente alternative alla linea Brugnaro e dei suoi probabili successori/continuatori. Proprio tale voluta indeterminazione è uno dei rischi su cui il nostro appello voleva mettere l’accento.
Prendendo atto che essa era comunque costituita, abbiamo perciò invitato la coalizione e il suo principale partito, il PD, a considerare la candidatura di una figura preferibilmente civica di spessore, per pedigree personale, sociale e professionale, in grado di fornire una conoscenza adeguata della città e dei suoi problemi e soprattutto di offrire già in partenza un programma incisivo, con scelte dirimenti sui temi chiave, lavoro e portualità, turismo (e segnatamente locazioni turistiche e contributo d’accesso), sicurezza, degrado urbanistico, mobilità. Un programma ovviamente non chiuso in partenza, ma già sufficientemente riconoscibile in alcune scelte chiave, tale da farlo assumere dalle componenti della coalizione che si riconooscono pienamente nella sua filosofia di fondo. Con tutto il rispetto per chi non vi si riconosce, che legittimamente potrà sempre seguire altre strade. E riportando il tutto, se ci si permette un’opinione, alla procedura per noi più corretta (che sarebbe stata: 1)candidato presentato da UNA forza politica 2) programma 3) coalizione sul programma e sul candidato).
Partiamo dal presupposto che nel variegato territorio veneziano non mancano figure con questo profilo, che hanno già prodotto pensieri e visioni capaci di immaginare il futuro della città e i suoi necessari cambiamenti. Persone che portano con sé un bagaglio di relazioni e di proposte programmatiche già definite e non adattabili, più che ai sempre necessari compromessi, alle indebite forzature, insite inevitabilmente nella logica che parte in anticipo dalla coalizione per ‘poi’ definire un programma.
Ho scritto poco sopra una figura preferibilmente civica, nel senso ovvio desunto dalla lettura dell’appello; che affermando il metodo civico anche in modo piuttosto netto, implicitamente lo preferisce ad altri, come avviene per tutte le scelte dichiarate, preferite a quelle non dichiarate. Perché certamente anche un candidato con un profilo invece politico partitico può possedere le stesse capacità ed esperienze. Saremmo sommari e fondamentalisti a pensare il contrario. Ma in questo momento delicatissimo per il futuro della città ci pare che una personalità esterna alle logiche di partito possa incarnare meglio, essere più garante del perseguimento di un programma preciso e con maggiori chance di affermazione elettorale. Come scriviamo nell’appello un candidato di alto profilo e un programma solido e competitivo si tengono insieme: sono di garanzia reciproca proprio perché ne risponderebbe ai cittadini direttamente e non ai partiti cui deve (magari dopo prolungate inevitabili negoziazioni) la sua nomina.
Ci sbagliamo? La verità non ce l’ha nessuno, e il profilo civico è un suggerimento e un auspicio, non è una conditio sine qua non, lo ripeto. Ma l’esperienza può dirci qualcosa. In città non qualsiasi del Veneto, a Verona e a Padova il candidato sindaco della coalizione di centro sinistra è stato pescato nella società civile e in quelle occasioni (a Padova per due volte) ha vinto. Non è una regola, nè uno schema rigido (Brugnaro per esempio si presentava da civico è si è subito dimostrato politicissimo di parte, mantenendosi tale per tutte le due consiliature), ma quelli di Padova e Verona sono semplicemente buoni e indicativi indizi di cui tener conto.
Infine, il terzo punto, su cui modestamente volevamo porre la questione, è l’opportunità di individuare il candidato al più presto. Per dargli il tempo di farsi conoscere, di illustrare e condividere la sua visione di città, per offrire insomma ai cittadini l’opportunità di poter valutare e scegliere con cognizione di causa il programma e soprattutto le decisioni chiave (che potrebbero anche essere divisive) della sua amministrazione. Con un certo stupore, al tal proposito, registriamo nei commenti di alcuni rappresentanti della coalizione a cui ci siamo rivolti, la tesi esattamente contraria: che il candidato NON si deve rivelare troppo presto. Senza alcuna spiegazione sul perché non deve essere scelto troppo presto.
Per concludere, sbaglia di grosso, e un pochino avrebbe potuto anche offenderci, la credenza, circolata in questi giorni, che il nostro appello sia stato eterodiretto da potenziali interessati alla candidatura. Credenza da rimandare con gentilezza ma con fermezza, come si dice, al mittente e/o ai numerosi mittenti. Questo appello è stato invece volutamente anonimo nella proposta perché si è concentrato altrettanto volutamente solo e soltanto nel metodo: figura civica radicata in città, portatrice di un programma incisivo e chiaro maturato nel tempo, urgenza della scelta per dar tempo di conoscerlo e radicarlo ulteriormente. Qualcosa che può essere teoricamente adattato anche ad altre città in cui si gioca la partita amministrativa.
Non verrà accolto? Non faremo drammi e, conclusa, com’è ora conclusa, la fase della promozione e della risonanza dell’appello, che pur resta ancora aperto alle adesioini, la rivista tornerà a riprendere e a cercare di mantenere il suo ruolo di voce critica. Che, per quanto mi riguarda, da ora in poi darà spazio e visibilità prioritariamente ai temi e alle loro soluzioni. E, se valide, assumendo queste come elemento dirimente e vincente, anche rispetto al colore politico di provenienza. Si apre per noi un secondo tempo potenzialmente ancora più interessante, quello del confronto sulle idee e sulle scelte programmatiche.
La politica delle mere appartenenze e delle identità a priori può aspettare. Per noi torna ad avere la precedenza quella delle scelte programmatiche. Su cui, semmai, una volta effettuate, c’è più senso appartenere e avere, come è pure giusto, identità.



