
… e adesso? Idee per Venezia ’15
28 Agosto 2013Luminosi Giorni con Matteo Renzi
1 Settembre 2013Il casus belli è l’articolo di Lorenzo Mayer “La Mostra pronta ad accendere le luci” del Gazzettino di martedì 27 u.s., o meglio il suo incipit: l’ex isola d’oro vivrà il suo momento clou dopo un letargo lungo (quasi) undici mesi..
Ora, il Lido non sarà più l’isola d’oro tuttavia è un luogo che, nonostante tanti problemi, rimane delizioso, accogliente, scelto da molti turisti anche stranieri, con una spiaggia notevole, bellissimi alberghi, locali per tutti i gusti e tutte le età. Certo, non c’è la night life di Ibiza o le discoteche di Jesolo (per fortuna..) ma ha una sua cifra stilistica particolare che poche località possono vantare.
Ma naturalmente sono tutte considerazioni soggettive ed il mio parere vale tanto quello del giornalista. Però fateci caso: in una sola frase questi riesce a stipare il velato rimpianto (ex isola d’oro) di un favoloso passato ormai lontano, irripetibile (perché irripetibili sono le condizioni sociali, politiche ed economiche che lo hanno prodotto) e una palmare esagerazione (un letargo lungo undici mesi). Chissà come l’omologo del Gazzettino di Cannes (che immagino d’inverno non trabocchi di vita), per esempio, presenta il Festival del Cinema…
Ma se si trattasse solo dell’articolo di Mayer non varrebbe la pena di scriverne. Il punto è che la frase incriminata è il paradigma di un tipico atteggiamento di fondo che tende sempre e comunque alla recriminazione, al rimpianto di una mitica età dell’oro ed al sostanziale disprezzo di cosa siamo e di cosa abbiamo. Perché si, i veneziani (senza distinzioni tra città d’acqua e di terra: in questo sono veramente metropolitani) amano visceralmente lamentarsi, vedere il bicchiere mezzo vuoto piuttosto che mezzo pieno, adorano recriminare, coltivare rimpianti per epoche (asseritamente) paradisiache.. Che, si badi bene, possono essere diverse: a seconda del contesto possono essere i fasti della Serenissima, la Venezia di Volpi, Mestre quando era comune autonomo, ma anche semplicemente il Venezia neroverde o la Mestrina gloriosa… va tutto bene purché sia possibile riferirsi ad un’epoca altra, ad un presunto Eldorado passato.
Ed i giornali lisciano il pelo ai lettori, assecondandone la tendenza all’autocommiserazione con accenti sempre più stucchevoli. Fa parte di questa politica editoriale ospitare sistematicamente lettere di lamentela dei lettori (talvolta di una pochezza disarmante), dare spazio a qualsiasi comitatucolo che alza la voce e a fare da cassa di risonanza per quelle che chiamo le vestali del catastrofismo. Mentre la posizione di coloro che cercano faticosamente di “fare”, di ragionare, di argomentare è sistematicamente silenziata: fate caso a quanto poco spazio hanno concesso al Movimento SIamo PALAIS LUMIERE per esempio.
Va anche detto che, nel caso delle vestali del catastrofismo, i giornali mai, dico MAI, esercitano un pur minimo tentativo di verifica critica di quanto riportato, anche se iperbolico e inverosimile. Scommettiamo?.. se uno dei tanti presunti intellettuali, uno dei pezzi da 90 a gettone (prendo a prestito la felice definizione di Emanuele Dal Carlo) dichiarasse al Gazzettino che degli omini verdi con le antenne in testa gli hanno detto che dopodomani uno tsunami sommergerà Venezia e Mestre e in Piazza Ferretto si andrà solo per pescare sepioline, state sicuri che il Gazzettino riporterebbe fedelmente che il signor XX ha visto degli omini verdi con le antenne che ecc. ecc…
Ma non solo: con titoli e locandine ammiccanti sempre a situazioni funeree aizzano gli indignati in servizio permanente effettivo a sparare alzo zero, soprattutto sul Web, sui presunti responsabili. Si tratta di ululati del tutto sterili che hanno però l’effetto nefasto di annegare in una canea generalizzata le critiche, mirate e argomentate, che pur vanno rivolte (eccome..) quando è il caso.
È un atteggiamento in parte comprensibile perché i lettori sono i clienti dei giornali e questi cercano di offrire il prodotto che si presume sia più gradito alla clientela. E l’autocommiserazione è un piatto che va forte.
Tuttavia, un giornale serio ha anche il compito e la missione di rappresentare la realtà per quella che è, senza abbellimenti ma neppure senza esagerazioni in senso contrario. E anche creare opinione o quanto meno creare i presupposti perché si manifesti una visione critica ma obiettiva della realtà. Ed è una responsabilità precipua della stampa locale, non può essere delegata, pena rappresentazioni stereotipate e convenzionali ed avulse dalla realtà vera che di tanto in tanto ritroviamo sui media nazionali.
È un problema (uno dei tanti), perché non pare proprio che Gazzettino e Nuova siano all’altezza del compito.






