
CONO DI LUCE Cosmos&Caos, la sfida infinita
7 Gennaio 2017
Il peso delle infrastrutture
11 Gennaio 2017E sì, è proprio vero, siamo un popolo di indefessi polemisti e di malfidenti.
Proprio oggi esce su La Repubblica il rapporto annuale di Demos (Ilvo Diamanti) sullo Stato e gli Italiani.
Pieni di contraddizioni: abbattiamo con il 60% la proposta referendaria ma la larga maggioranza vuole le riforme della Costituzione proprio nei punti che maggiormente caratterizzavano la Renzi/Boschi!
Poi scopri che le Istituzioni sono schifate (a parte il solito Papa, e Bergoglio in particolare, e le Forze dell’Ordine – anche qui un de ja vu) ma la partecipazione è in crescita e la democrazia è l’unica forma che si impone a stragrande maggioranza (per fortuna).
E ancora, che Euro e UE sono deprecate ma la maggioranza non ci pensa proprio ad uscire dai due sistemi: Diamanti la definisce “prudenza critica”.
Ma siamo disposti a fare la guerra su tutto, abolendo la logica del confronto, privilegiando la logica della contrapposizione. Che acuisce i problemi e che non genera soluzioni. A meno che non si invochino autocrazie autoreferenziali.
La situazione è paradossale perché se da una parte la partecipazione sembra in crescita, aiutata anche dal diffondersi dei media (web su tutti), dall’altra quel generale senso di sfiducia verso le Istituzioni viene traslato anche nell’agorà della “politica” (lasciamo perdere i Partiti che sono troppo poco considerati).
Per cui quello che sembra essere il vero focus, il vero obiettivo di questa partecipazione è una sorta di giudizio universale mediato (eufemisticamente parlando) solo dal leader della Parte.
Anche perché oggi la politica viene interpretata quasi esclusivamente dal fenomeno del leaderismo.
Con tutte le conseguenze del caso per cui anche decisioni “tecniche”, ma che discendono da scelte programmatiche, assumono valenze che una volta la Politica si incaricava di saper interpretare e guidare.
E oggi invece vengono sottoposte al giudizio del “popolo” invocato come il supremo giudice di ogni cosa: quintessenza di quel populismo che porta dritti alla ingovernabilità e alla deriva destrorsa.
In questo quadro, se lo riportiamo alla realtà locale, per provare a dare un minimo di concretezza fattuale, spicca come un esempio paradigmatico la questione “Grandi Navi”.
La battaglia di stampo ultraconservatore, ammantata di ideali ecologici, ma più concretamente di ideologie luddiste, si è contrapposta a soluzioni in evidente contraddizione fra loro.
Si possono contare 5 ipotesi/protagoniste oggi sul tavolo: NO radicale alle Grandi Navi/Antagonisti, Duferco/De Piccoli – Porto San Leonardo/Magnani – Tresse/Brugnaro – Porto Marghera/D’Agostino ( sarebbero 6 con la Contorta/Costa, ma da quel che si capisce sembra, questa si, uscita di scena).
Ognuna con le sue belle contraddizioni e con qualche difficoltà strutturale oltre che di impatto sulle prospettive (strategiche varrebbe la pena di raccomandare).
Ebbene anche qui si assiste a “un tutti contro tutti”, in assenza finora di una chiara e auspicabilmente ultimativa presa di posizione governativa, nella totale incapacità di dialogo e di confronto tecnico e strategico (appunto!), quasi si trattasse di una battaglia finale per la sopravvivenza degli uni o degli altri.
Ognuno pronto a delegittimare quella che sarà la decisione finale, a non riconoscersi nel futuro della Città. A mantenere quella rendita di posizione fatta di polemiche, di appelli, di raccolte firme che si riveleranno del tutto inutili sul piano pratico, ma utilissime sul piano politico!
La democrazia è fatta di ascolto, ma più ancora di compromesso, nel senso più nobile del termine (vedasi https://it.wikipedia.org/wiki/Compromesso) e non può ridursi a un campo di Agramante pena la sua delegittimazione.



