Ci sono anche molti “sì” detti… a prescindere
1 Dicembre 2016
Seduti a leggere lungo il fiume
6 Dicembre 2016Il popolo sovrano ha deciso: in modo netto e senza discussioni ha respinto la riforma costituzionale. Non giriamoci intorno, però, insieme ha probabilmente espresso pure la sua insoddisfazione verso la politica del governo. Con grande onestà e coerenza, il presidente del consiglio ha presentato le sue dimissioni. Storicamente, si tratta di un’autentica rarità in questo paese. Della quale prendere nota.
Sono due, infatti, distinti giuridicamente eppure legati senza possibilità di dubbio da un punto di vista etico prima che politico gli aspetti del voto di ieri. Li ha colti benissimo Matteo Renzi, li ignora per antica abitudine una parte non piccola dei vincitori: da un lato il quesito riguardava il merito della riforma costituzionale, dall’altro una valutazione sull’operato dell’esecutivo.
È ovvio che il successo del No non avrebbe dovuto avere di per sé alcuna ricaduta sull’esistenza del governo. Questo non è stato sfiduciato da un voto delle Camere, le uniche abilitate a farlo. Così dice la Costituzione. Tra l’altro, è già successo in passato. Matteo Renzi, al contrario, non ha mancato di cogliere il messaggio che l’elettorato gli ha inviato: il popolo sovrano non è contento, il governo si dimette.
Non siamo nel territorio delle norme, bensì in quello dell’etica e della sensibilità politica. Cioè nella dimensione che giudica la caratura morale di un uomo e il suo valore come statista. E non c’è dubbio, un punto di vista dal quale Matteo Renzi esce a testa alta dalla sconfitta. Non è tutto, però.
Il campo dei vincitori, l’”accozzaglia” per usare il termine del presidente del consiglio, dimostra al contrario la sua natura composita: Massimo d’Alema già bolla come “irresponsabili” quanti vogliono indire nuove elezioni, concetto analogo esprime Renato Brunetta, secondo il quale il Partito Democratico ha la maggioranza in Parlamento e quindi il dovere di governare. Al contrario Matteo Salvini vorrebbe votare e così pure Beppe Grillo, soprattutto con l’aborrito Italicum, cioè la legge elettorale in vigore contro la quale ha scagliato tutti i fulmini possibili. Secondo i sondaggi, però, i suoi pentastellati ne ricaverebbero i maggiori vantaggi. Calcolo e interesse, insomma.
Conclusioni?
Il popolo sovrano ha deciso e non si discute.
Il presidente del consiglio ne ha subito tirato le somme. Risposta chiara e netta a quanti straparlavano di “uomo solo al comando” e vaneggiavano di “pericolo di dittatura”. Sarebbe questo l’aspirante despota? Lo fosse stato davvero sarebbe tranquillamente rimasto al suo posto, come gli consentiva proprio la Costituzione tanto fieramente difesa dal fronte del No.
Forse si voterà o forse si tirerà a campare in qualche modo. In entrambi i casi, il futuro dell’Italia sarà caratterizzato dalla tanto temuta instabilità politica. Cioè dal male endemico del paese che la riforma cercava di curare. Ancora una volta i medici hanno fallito.
Come spesso è accaduto nel nostro recente passato siamo di nuovo nelle mani del presidente della repubblica. Lui sì è un uomo solo al comando. Sulle sue spalle ed esclusivamente su di esse adesso grava il peso della scelta: rimandare l’Italia alle urne oppure trovare una soluzione ponte? Nel primo caso, la campagna elettorale sarebbe feroce con tutte le conseguenze immaginabili. Nel secondo avremmo un governo “eunuco”, vale a dire formato dai cosiddetti tecnici privi di quel sostegno politico che tanto serve, specie in campo internazionale e in tempi calamitosi come gli attuali. Facile prevedere che torneremo a ballare al ritmo di musiche composte e dirette da altri. In tutti i campi, a cominciare da quello economico/finanziario.
È chiaro che ci troveremo nel campo preferito dai famigerati “poteri forti”, dai grandi gruppi di pressione organizzata, delle lobbies, semplicemente degli stati meglio organizzati e strutturati, quindi con maggiore peso specifico e superiore credibilità istituzionale. Qualche dubbio su dove poi questi fossero schierati sul serio nella consultazione di domenica 4 dicembre mi viene. Poco importa, comunque. Ormai è fatta.
L’orizzonte è oscuro, le previsioni cupe, il popolo sovrano, però, ha scelto. A questo punto, a Sergio Mattarella l’ingrato compito di metterci una pezza. Auguri presidente!



