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20 Dicembre 2014
Il programma del PD
31 Dicembre 2014Ci risiamo con l’Euro e i suoi nemici. Salvini e Grillo hanno poco da distinguersi e smarcarsi reciprocamente. L’essere contro la moneta europea li accomuna più di qualsiasi altro distinguo. Di fatto pescano non tanto nel medesimo elettorato, ma nel medesimo umore sociale: quello che unisce il rancore – piccolo borghese, si sarebbe detto un tempo – lo scontento generico , la tendenza a vedere solo l’orto di casa per difenderlo, alla critica qualunquistica verso la politica. Sia detto per inciso, la critica radicale a certa politica e alla partitocrazia è roba seria, troppo seria per lasciarla a questi arruffapopolo che tuttavia continuano ad intestarsela per poi incassare nei consensi. Questa critica solo se corredata da una contropolitica seria, è credibile e ci può far uscire dalle secche. Non è un caso se l’anti euro è la bandiera di schieramenti come Lega e 5 Stelle. Perché trova nel malcontento per la precaria condizione economica un ottimo terreno fertile da far fruttare strumentalmente, ovviamente senza riuscire a indicare strade diverse. Che probabilmente non conoscono, sempre che ci siano.
Ora è evidente che la moneta unica, unita alla crisi economica, determina una politica europea che al momento sembra avere solo nel rigore economico e nei conseguenti sacrifici l’unica rotta sin troppo facilmente individuabile per uscire dalla crisi; per quanto senza la garanzia di poterne uscire veramente. Può essere che questa sia una linea semplificatoria e parziale. Personalmente non sono in grado di seguire gli esperti di fatti economico-politici su questo terreno e di solito sul pro e contro il rigore finisco per adattarmi ad una salomonica neutralità. I miei ‘distinguo’ politici preferisco effettuarli in altri campi che non sono pochi. Penso solo che forse il sud Europa ha meritato in buona parte questa condanna rigorista e l’Italia in particolare; per l’uso pluridecennale di una spesa pubblica senza controllo e soprattutto senza riscontro nei risultati sociali a cui dovrebbe esser dedicata, inflazionata da corruzione e sperpero clientelare, in cui la correità è stata veramente bipartisan (destra, sinistra, centro, sindacati e categorie imprenditoriali) in tutte e tre le fasi repubblicane.
Semmai c’è da chiedersi come mai in mezzo secolo d’Europa chi l’ha diretta si è accorta solo da qualche anno che non si può mettere insieme politicamente economie e costumi politici così diversi, senza spingerli ad autoriformarsi. Ci voleva proprio la crisi o si poteva vederci chiaro anche prima? In ogni caso il richiamo ad una responsabilità economica, per quanto tardivo, non può essere visto solo come un taglieggiamento di chi è più forte. Questa del taglieggiamento è’ una lettura altrettanto semplicistica che di fatto fornisce argomenti buoni, e si torna sempre lì, agli oppositori dell’Euro, buona scusa che maschera il loro essere contro l’Europa in sé stessa.
Ma ci sono ragioni più profonde che spingono a difendere con forza questo grande risultato che ha portato quindici anni or sono alla moneta unica e sono ragioni che travalicano l’economia, anche se poi la ricomprendono.
Per quanto mi riguarda, lo ammetto, sono anche ragioni di pancia, ma siccome di pancia e solo di pancia sono le manifestazioni populistiche antieuropee non mi vergogno a mettere in campo le mie, opposte a quelle. Le unità politico territoriali avvengono e sono avvenute per un insieme inscindibile di fattori. Per capirlo basta osservare i processi con cui di sono attuate ovunque le unità nazionali nell’otto novecento e alcune anche prima. Sono avvenute o attorno a simboli culturali consacrati dall’unità politica di cui sono stati motori e forza o attorno a simboli culturali ideati e voluti a posteriori perché in parte assenti come precondizione e individuati come necessari collanti successivi. L’Unità nazionale italiana è avvenuta all’insegna di simboli postumi, affermatisi molto lentamente, se è vero che l’unità linguistica, per esempio, è stata compiuta e neppure completamente solo mezzo secolo fa. Tuttavia per quanto l’unità d’Italia si sia costituita con disparità interne notevoli, sul piano economico sociale ancora permanenti, nessuno, oggi, adirittura neppure la Lega, pensa che la si debba dividere.
Così per l’Europa l’Euro, nonostante le sue contraddizioni economiche, è anche un potente simbolo culturale, né ci si deve scandalizzare se un simbolo economico come il denaro ha questo valore. Economia, scambio, commercio oltre a portare spesso guerre e distruzioni per imporsi, nei secoli hanno portato anche a scambio culturale, meticciato etnico, contaminazione, apertura alle novità e, alla fine, inclusione. E questi apporti per me positivi hanno prevalso sugli altri di segno del tutto opposto. I processi politicamente unitari possono essere totalitari e imperialistici e non pochi esempi ve ne sono nella storia; ma possono essere anche frutto di democrazia, autodeterminazione, volontà di popolo condivisa. E resto convinto che l’unità politica di questo tipo sia una componente del progresso umano che nonostante le pause e gli arretramenti si rimetterà in moto.
Ecco perché quel ciondolo metallico in ottone e nichel che butto distrattamente sul bancone del bar per un caffè quasi ogni giorno mi ha rappresentato sin dal primo momento un simbolo di libertà e di identità a cui ora non vorrei mai rinunciare.


