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13 Aprile 2026Più ancora del Natale, la festività della Pasqua, fulcro della fede cristiana, ha trovato nel corso dei secoli espressioni iconografiche profondamente diverse tra Oriente e Occidente, giacché l’evento porta con sé lo stretto legame che esiste tra la morte in croce di Gesù e la Salvezza.
Il messaggio di incommensurabile profondità è che, soltanto sconfiggendo la morte, Egli può essere riconosciuto quale Signore (kurios/Kyrios) per l’intera umanità poiché è in virtù della Resurrezione di Cristo che viene riscattata l’offesa arrecata al Dio Creatore con il peccato originale.
Nella tradizione occidentale, l’iconografia della Resurrezione si concentra sull’istante immediatamente successivo al miracolo: Cristo risorto si erge dal sepolcro, portando il vessillo della vittoria sulla morte, mentre i soldati dormienti ai suoi piedi sottolineano il carattere prodigioso dell’evento. Un esempio emblematico è l’affresco di Piero della Francesca a Sansepolcro, in cui la Resurrezione assume una dimensione solenne e umanamente misurata, coerente con la sensibilità rinascimentale.
Nel mondo bizantino, invece, la Resurrezione (ανάστασις/Anástasis) non viene mai rappresentata come un fatto “storico” visibile, poiché nessuno ne fu testimone. Per questo l’arte orientale sceglie di raffigurare ciò che la Resurrezione produce: la liberazione dell’umanità dalla morte. Nasce così l’iconografia della Discesa agli Inferi, in cui Cristo irrompe nell’Ade, infrange le porte dell’Inferno e libera i giusti trattenuti nel regno dei morti, spezza le catene della morte e libera il genere umano qui rappresentato dai progenitori Adamo ed Eva.
L’Anástasis, tuttavia, è l’unico episodio della vita del Cristo che non è raccontato nei Vangeli sinottici, ma si rifà unicamente al vangelo apocrifo di Nicodemo, mentre in precedenza, nell’Antico Testamento, c’è soltanto una parola per indicare sia gli inferi che la morte: la parola ebraica Sheol (vuoto).
Tebe di Beozia – Hósios Lúkas – XII sec.

Nei mosaici del nartece del monastero di Hósios Lúkas, in Beozia, questa scena è costruita con estrema essenzialità simbolica. Cristo è rappresentato frontalmente. Sotto i Suoi piedi giacciono le porte divelte degli Inferi insieme a chiavi, sigilli infranti e alle catene spezzate della schiavitù, chiari simboli della definitiva sconfitta della morte. Alla Sua sinistra compare Adamo, genuflesso nella posizione della proskynesis, seguìto da Eva con le mani coperte dal mantello rosso nel gesto di venerazione, entrambi in attesa che il Salvatore li tragga fuori dall’Inferno. Sul lato opposto sono presenti i re Davide e Salomone in rappresentanza del popolo ebraico e testimoni dell’Antica Alleanza.
San Marco XI-XII sec.
Questa iconografia si diffonde presto anche in area veneziana, come dimostrano i mosaici della Basilica di San Marco (Arco della Passione) e della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello, databili entrambi tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo. Rispetto al modello orientale di Hósios Lúkas, le composizioni veneziane risultano decisamente più affollate: accanto ai progenitori e ai re compaiono San Giovanni Battista e lo stuolo dei giusti, mentre sotto i piedi di Cristo è visibile la figura di Lucifero, l’angelo ribelle, l’antagonista schiacciato come personificazione della morte sconfitta.
Torcello – Santa Maria Assunta
Sia a San Marco che a Torcello compare anche la figura di San Giovanni Battista, peraltro segnalato nel testo dell’apocrifo di Nicodemo. Oltre ai progenitori e ai due re spunta anche qui lo stuolo dei giusti e dei beati rimasti in attesa della Resurrezione per poter entrare in Paradiso.
Un elemento iconografico di straordinaria importanza accomuna tutte le versioni della Discesa agli Inferi: il gesto con cui Cristo solleva Adamo. Il Salvatore non lo prende per la mano, come potrebbe essere normale per trarre qualcuno fuori da un luogo posto in basso, bensì lo afferra per il polso. Questo dettaglio, tutt’altro che casuale, richiama il gesto giuridico della manumissio romana, con cui il padrone (dominus) concedeva la libertà allo schiavo (Liberti sunt qui, ex iusta causa, servitute manumissi sunt. Manumissio autem est datio libertatis). L’iconografia rende così visibile il significato profondo della Pasqua: la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del peccato e della morte.
Torcello – Santa Maria Assunta (dettaglio)
Attraverso immagini, simboli e gesti codificati, l’arte bizantina riesce dunque a tradurre visivamente il mistero pasquale, trasformando la Resurrezione non in un semplice evento da osservare, ma in un atto di salvezza universale da contemplare.
Ecco allora chiudersi il cerchio del mistero pasquale: con la morte di Gesù sulla croce, Egli riscatta tutti gli uomini dalla schiavitù del peccato e li rende liberi.
Lui è Dio, Lui è Kyrios: Gesù Cristo è il Signore!
Daphni – XII sec.
IN COPERTINA Piero della Francesca – San Sepolcro – XV sec.



