
L’anima corrotta di Venezia. Un libro tra angoscia e riscatto
16 Maggio 2026Esco con il mio cagnetto, facciamo il solito giro pomeridiano, tra una calletta e l’altra arriviamo in campiello “drio la chiesa”, mentre Charlie è occupato ad annusare odori intriganti e suggestivi, ascolto un vociferare che viene dal fondo di campo “Santi Apostoli”. Man mano che il gruppo vociferante si avvicina vedo bandiere palestinesi e poi resto presa in mezzo ad un gruppo di “festosi” manifestanti: “Free, free Palestine, noi sappiamo bene da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”…tutto cantilenato con una sorta di nenia mantrica. Giovani e agée come me, tutti con rigorosa kefiah, tutti sorridenti mentre inneggiano alla “pacifica” sparizione di uno stato e dei suoi abitanti.
Provo rabbia, tanta rabbia. Queste persone sono coscienti di quello che dicono? Provo tanta rabbia con me stessa, perché non faccio e dico nulla, aspetto che passino. Anche Charlie sembra guardarmi con certa disapprovazione, o forse è solo sconcertato. Vanno tutti alla biennale, sono giorni che appaiono manifesti al mattino con scritto “chiudiamo il padiglione del genocidio” e qualcuno dopo li straccia.
Qualcuno con più fegato di me.
Il gruppo passa rasentando la pietra d’inciampo di “Adele”, che anni fa abbiamo come associazione “adottato” e che lucidiamo periodicamente. Adele anziana allora, come me ora, è stata deportata nel dicembre del 1943 ed è morta nel febbraio del 1944 ad Auschwitz. Quante volte mi sono chiesta cosa deve aver sentito quella mattina quando è stata arrestata ed ha lasciato con poche cose la sua casa. Il 5 dicembre del ’43 era una domenica, non c’era scuola, non si lavorava. Faceva freddo? Le persone forse erano ancora a casa. I vicini avranno visto portare via lei e le due anziane signorine Romanelli della porta accanto e non hanno fatto niente. Avranno pensato che non fossero fatti loro, avranno avuto paura.
Che starà pensando lei di me ora, che come allora, per evitare problemi ho tirato dritto?
Non era la Gestapo, erano un gruppo di scalmanati, ma io e quanti erano in strada, non abbiamo fatto una piega.
Il senso d’impotenza nasce dal non riuscire a conversare, nessuno inneggia alla distruzione e morte di Gaza, nessuno festeggia per ogni missile sulla Cisgiordania, non giustifichiamo, ma capiamo le penose ragioni di tutto questo, e personalmente provo un gran dolore per tutte le vittime innocenti e per tutta questa situazione.
Quello che invece non capiamo e non giustifichiamo è l’ondata di antisemitismo che offende la ragione e l’etica.
Quella gente di oggi, maggio 2026, mi ha ricordato la crociata dei pezzenti che a partire dall’aprile del 1096, guidati da Pietro l’Eremita, cantilenando preghiere, attraversò l’Europa fino a Costantinopoli. Invasati, nella inconsapevole speranza di redenzione, senza cibo e armi e con l’unica certezza che “Dio lo vuole”, diedero vita a una spedizione non coordinata che precedette la prima crociata…..queste cose di oggi, cosa precederanno?
Adele, sorella mia, scusami, non ho la capacità di affrontare con il mio cagnetto Charlie un’orda di invasati. Adele, amica mia non demorderò mai, però, dal contrastare con gesti e testimonianze la barbarie, che oggi, come ieri, tenta di travolgerci. Adele mia questa volta non ti abbandonerò.
(tratto da NES Noi Ebrei Socialisti)



