
La sindrome del patto di stabilità
1 Maggio 2026Quando le storie divengono Storia
Vengo da una famiglia in cui il 25 aprile ed il 1° maggio erano date rivestite di “sacralità”. La mia infanzia e adolescenza è stata accompagnata da “storie”, di antifascismo, persecuzioni e liberazione. Mio nonno perseguitato politico, ammonito, confinato. Gli amici di famiglia, così come i compagni di partito, scomparsi tra treni finiti chissà dove e le fosse Ardeatine e poi quelli che entravano ed uscivano di galera, e quelli picchiati e avviliti dalle purghe. Nel contempo tutte quelle storie coraggiose ed eroiche di riunioni segrete e pericolose, di speranza di libertà e di non demordere mai.
Accanto altre storie, quasi incredibili come quella di un rappresentante farmaceutico del nord, apparso un giorno nel paese del sud dove mio nonno era sostanzialmente confinato, che per un paio d’anni visse pienamente nella comunità, giocando a carte la sera al caffè e spostandosi periodicamente per i suoi giri di lavoro e poi improvvisamente scomparso dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia e la liberazione del Sud nel 1943. Poi in una mattina dell’estate del ‘44 dopo la liberazione di Roma, mio nonno tornato in città, si sente chiamare “Avvocato Rodinò, avvocato Rodinò” e lì davanti a lui un ufficiale britannico in divisa: il maggiore Gaston che altri non era che il compagno di carte al caffè, alias il rappresentante farmaceutico del nord, alias una spia degli alleati, anche lui protagonista di quella storia di sofferenza, coraggio e liberazione. Oppure la storia di quel Primo maggio del ’44, il primo celebrato in libertà e non in clandestinità, e nei ricordi di mio padre, allora adolescente, nella manifestazione arriva un soldato inglese laburista, commosso sale sul palco e fa un lungo discorso in inglese, di cui nessuno capì nulla ma per cui tutti si emozionarono.
Il nostro mondo tornava alla democrazia.
Da bambina sfogliavo la raccolta di un giornale, finanziato dagli alleati, di cui mio nonno fu direttore. Il giornale uscì dal ’43 fino alla liberazione di Roma nel giugno del ’44. Le prime pagine erano la storia viva di quel cammino di liberazione: la guerra partigiana al nord, casa per casa e strada per strada, Parigi liberata, l’arrivo dei russi e degli americani in un posto chiamato Oswiecim, dove trovano un immenso campo, con mucchi di cadaveri e larve umane provenienti da tutta Europa, ed all’inizio non capiscono chi siano e perché siano lì, e poi scoprono che sono tutti ebrei e che si trovano in quello che per noi è universalmente conosciuto come Auschwitz .
Questa è la dimensione culturale in cui sono cresciuta e le storie che ho ascoltato da chi direttamente le aveva vissute. Il 25 aprile ed il primo maggio sono date che ricordano gli antifascisti, tutti:socialisti, comunisti, cattolici, azionisti, liberali. Non dimenticano le persecuzioni politiche e la guerra di liberazione partigiana. Condannano l’abominio delle leggi razziali e ciò che ne derivò. Ricordano gli “Alleati” che combatterono in Italia per la fine del nazifascismo; non dimentichiamo, ad esempio, il famoso Corpo d’armata polacco, guidato dal Generale Władysław Anders che combatté nelle Marche, così come la brigata Ebraica, al seguito degli inglesi
Possibilmente quando la mia generazione, sarà scomparsa, queste cose non si ricorderanno più con la stessa intensità, saranno storia. Così come oggi non viviamo più con emozione le vicende garibaldine, che tanto coinvolsero emotivamente e politicamente i nostri trisavoli.
E così sono le storie, con il tempo divengono Storia.
Ma oggi, lasciatemelo dire, ancora ci siamo e queste cose sono vive e non vanno dimenticate per quello che sono state: sudore, dolore e sangue e per quello che devono ricordare.
Tutto il resto è rispettabile ed importante, la pace, le guerre attuali, le ingiustizie che ovunque esistono…ma non c’entrano con il 25 aprile ed il 1° maggio, vi prego non confondiamo le cose, perché ancora oggi quel contenuto politico è preciso ed importante.



