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Sappiamo tutti che in campagna elettorale, e non solo, i partiti sfornano programmi politici che spesso, una volta al governo, non possono realizzare per mancanza di fondi: ovviamente la colpa è degli avversari, o delle avversità.
L’economista Carlo Cottarelli, senatore del PD dall’ottobre 2022 al maggio 2023, ha presentato durante la sua carica parlamentare un disegno di legge, il n° 550, intitolato “Misure per la trasparenza dei programmi elettorali dei partiti”; firmato da esponenti politici di vari partiti, fu assegnato alla commissione Affari costituzionali, ma mai discusso.
Cottarelli e la Fondazione Luigi Einaudi hanno recentemente promosso una raccolta di firme sul sito Change.org, affinché il disegno di legge sia avviato all’esame. Su Facebook la spiegazione verbale di Cottarelli, sul suo sito.
Conseguentemente, Il 28 luglio scorso è stato nominato Relatore alla Commissione la senatrice Mariastella Gelmini.
Il D.D.L. prescrive che le forze politiche, al momento della presentazione dei programmi elettorali, specifichino il costo delle misure proposte e come questo viene coperto. I partiti possono dichiarare iniziative finanziate a debito, purchè in tal caso sia chiara, per gli elettori, l’assenza di copertura. Va allegata alle iniziative proposte una sintetica relazione tecnica di accompagnamento che indichi, per ciascuna misura, i soggetti coinvolti e la stima dell’impatto sull’indebitamento netto, con una tabella riepilogativa di tali misure. Tali stime sui costi e coperture sono da verificare a cura dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, autorità indipendente di garanzia sui conti pubblici.
E’ probabile che, qualora venisse approvata, questa legge non incontri l’adesione da parte di tutti i partiti. La sanzione allora sarà praticamente politica, demandata agli elettori che valuteranno la disponibilità o meno dei partiti a rendicontare, sia pur preventivamente, il costo delle misure politiche proposte.
E’ possibile anche che parte dei cittadini non prenda nella dovuta considerazione questa nuova prassi: una buona parte dell’elettorato – nonostante la mobilità del voto – vota secondo ideologia, o per appartenenza, o per identificazione più o meno convinta con il leader, o per contrasto agli avversari. Se però questa nuova prassi acquisisse la giusta considerazione, costituirebbe una svolta epocale, in quanto avremmo un notevole passo avanti verso la cultura della responsabilità : responsabilità nel proporre misure sostenibili.
Riguardo ai partiti, ne guadagnerebbe la loro affidabilità , con proposte basate su politiche attuabili: la fattibilità delle politiche, premessa per quella che nel gergo politico anglosassone viene definita accountability, vale a dire la rendicontazione da parte dei rappresentanti nei confronti dei cittadini rappresentati. L’accountability è un elemento importante del rapporto tra elettori ed eletti; se non è sentito il dovere del rendiconto, la politica si riduce a proclami e demagogie, come in gran parte sta avvenendo adesso.



