
CONO DI LUCE Moby Dyck vola e la Brenta racconta, con Marco GK Gnaccolini, Cosimo Miorelli, Chiara Spallotta.
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15 Marzo 2026Madness
Se non è pazzia è DBP (disturbo borderline di personalità).
Il fatto è che l’uomo ha in mano i destini del Mondo e le sue azioni hanno ripercussioni sulla vita di qualche centinaio di milioni di persone.
Non sono bastate le decisioni sui dazi, non sono bastate le bombe di giugno 2025 sull’Iran per annientare la capacità di produzione nucleare (è ancora tutta da dimostrare l’efficacia di quell’intervento), non sono bastate le rivendicazioni su Canada e Groenlandia, non è bastato il meeting di Anchorage con la riabilitazione diplomatica di Putin, non è bastato il blitz venezuelano, non è bastata la creazione del Board of Peace (sodalizio in stile imperiale buono a fare affari in terra palestinese), non è bastata la decisione di lasciar andare l’Ucraina al suo destino privandola degli aiuti necessari ad opporsi a quell’invasione russa tanto cruenta quanto improduttiva.
Il tutto in un quadro di un ulteriore delegittimazione del diritto internazionale – che peraltro nel corso degli ultimi decenni era stato già varie volte violato – e di attacco al multilateralismo che ha retto fino a poco tempo fa gli equilibri mondiali cedendo poi il passo alla legge del più forte.
No, tutto questo non è bastato: assieme al suo sodale Netanyahu, così d’emblée, ai primi di marzo dà il via ad un nuovo bombardamento sull’Iran le motivazioni del quale sono state, nel corso di queste prime 2 settimane, le più svariate e le più contradditorie.
Neanche si fosse trattato di decidere se al Luna Park fosse stato meglio sparare all’orso o andare alla pesca dei pesci rossi.
La drammaticità della guerra ha reso ancora più stridente il tono cialtronesco. Ecco alcune perle che ha messo in fila nelle ultime ore: «Guardate cosa succederà a questi pazzi bastardi: li sto uccidendo ed è un grande onore per me farlo». «Il regime sta per cadere». «Il regime cadrà, ma forse non subito». «Stanno per arrendersi, ma poiché abbiamo fatto fuori tutti i loro leader, non c’è nessuno che possa annunciare la resa». «Potremmo fargli cose terribili, ma siamo buoni». «La prossima settimana colpiremo duro». «Putin li sta un po’ aiutando, d’altronde anche noi stiamo un po’ aiutando l’Ucraina, è giusto così». «Le navi tirino fuori le palle e attraversino lo stretto di Hormuz!».
Dite voi se questo non è un grave quadro di paranoia, di psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio cronico.
E così il Mondo si trova di fronte all’ennesima destabilizzazione e al concreto pericolo di una guerra diffusa multipolare e a una recessione indotta dalle conseguenze delle reazioni iraniane: su tutte, prima ancora di una risposta militare non proprio così efficace, la chiusura militarizzata di uno dei bacini marittimi più importanti al mondo per i traffici petroliferi.
Lo stretto di Hormuz controllato militarmente al 100% dai pasdaran e dagli Houthi di fatto da una settimana è chiuso e la conseguenza immediata è stata l’impennata dei prezzi del petrolio su tutti i mercati mondiali. Per non parlare dei riflessi negativi su tutti i mercati finanziari che vedono nell’instabilità, provocata dall’ennesima mossa azzardata del “gerarca in chief”, il maggior segno di pericolo per il mondo degli affari.
Ma i suoi consiglieri e tutto l’enorme apparato di intelligence di cui dispone non gli avevano detto niente, non l’avevano avvertito dei pericoli, delle conseguenze, delle ripercussioni? Peggio di così può fare solo il suo disturbo della personalità.
Biennaleide
La cultura al centro della discussione politica nazionale e non solo.
Il presidente Buttafuoco annuncia che il Padiglione della Russia, ai giardini della Biennale, riaprirà.
E da lì parte una canea di dichiarazioni, di prese di posizione di alto profilo.
Il Ministro della Cultura Giuli va giù duro, la Commissione Europea minaccia il taglio dei fondi, intellettuali e personalità varie si esprimono stando sulle barricate. Chi a favore, chi contro la decisione.
Che decisione autonoma non è perché lo Statuto della Biennale definisce che la partecipazione dei singoli Paesi, proprietari dei padiglioni, la decidono loro stessi.
La Biennale può esercitare solo un controllo sulla congruità e sull’assenza di controindicazioni che violino i principi.
La Russia partecipa non perché “invitata” in quanto Stato, ma perché proprietaria dell’edificio ai Giardini sin dal 1914. Secondo le consuetudini della Biennale, i paesi proprietari del padiglione mantengono il diritto di utilizzarlo.
Il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys: «La decisione della Biennale di stendere il tappeto rosso alla cupa diplomazia culturale della Russia è aberrante».
Il presidente del Consiglio Regionale del Veneto Zaia: «È fondamentale ribadire che nella vicenda ucraina va sostenuto il governo e che c’è un aggressore, che è rappresentato dalla Russia, e un aggredito che è l’Ucraina. Detto questo, per quanto riguarda la Biennale, difendo la posizione del presidente Buttafuoco, una posizione contro le censure, visto e considerato che la Biennale è un’istituzione culturale a livello internazionale».
Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha rivendicato l’autonomia della Fondazione, sottolineando l’assenza di censure e la volontà di non chiudere le porte, sostenendo l’idea di uno spazio per artisti dissidenti o per l’arte del dissenso.
Annuncia infatti due iniziative dedicate esplicitamente ai dissidenti: da un lato la commemorazione del cinquantenario della Biennale del Dissenso voluta nel 1977 da Carlo Ripa di Meana, con l’invito a cinque figure oggi sgradite ai rispettivi governi (Stati Uniti, Israele, Cina, Russia e persino Unione europea); dall’altro un ciclo di incontri dedicato al pensiero del filosofo e teologo russo Pavel Florenskij condannato a morte e poi fucilato nel 1937 dal regime staliniano.
La mossa appare come un tentativo di spostare il terreno della discussione: non più solo la presenza o meno della Russia come Stato alla Biennale, ma il ruolo dell’istituzione veneziana come spazio di libertà per le voci critiche e non allineate.
Buttafuoco è una persona troppo intelligente ed intellettualmente solida da farsi ingabbiare dalle polemiche di matrice squisitamente politica.
Elezioni uno e due
Uno: e così siamo arrivati ormai alla doppia scadenza elettorale: referendum e amministrative nel nostro comune.
Del Referendum ormai non se ne può più.
È un profluvio di dichiarazioni, di articoli che vengono prodotti con una ripetitività degna di una catena di montaggio. Ma davvero siete convinti, voi che scrivete a getto continuo sullo stesso argomento, che le vostre motivazioni trovino l’attenzione del pubblico vasto? Quante volte è necessario ripetere gli argomenti di una parte o dell’altra?
Come se la gente (che legge) fosse tutta stupida e avesse bisogno di leggervi e rileggervi, fino allo sfinimento, per farsi un’opinione.
C’è poi quel bellimbusto di Mentana che durante i suoi quotidiani TGla7 di questo ultimo mese continua a ripetere la tiritera: “… e veniamo al referendum che sta imponendosi come un argomento forte della discussione pubblica”.
Ma come? È da agosto del 2025 che tutte le sere, neanche fosse un disco rotto, ci propini il tema referendario. Ci prendi per il naso?
E da un paio di giorni è già lì che promuove, in vista del giorno dopo la scadenza elettorale, una delle sue impressionanti e infinite “maratone”.
Che poi del merito – argomento complesso, difficile, per addetti ai lavori – si parla, a favore o a sfavore, solo negli articoli specialistici o negli elzeviri di qualità.
Invece quella che si sta imponendo nella vulgata della discussione pubblica ormai è una battaglia pro o contro il governo: tutti gli sforzi dei vari comunicatori di mestiere che prendono parte ai confronti, ai talk show, sono incentrati sulla lettura politica da dare in caso di vittoria del SI’ o quella del NO.
C’è peraltro da considerare che potrebbe verificarsi un’astensione importante anche se ininfluente ai fini della regolarità della consultazione, trattandosi di un referendum confermativo che non è soggetto a quorum.
Per fortuna manca pochissimo per togliercelo di torno questo can can.
Due: delle comunali veneziane di maggio non c’è molto da dire se non che alla fine si conoscono i due maggiori contendenti alla carica di Sindaco: Andrea Martella per lo schieramento di CentroSinistra che si era pubblicamente presentato già un mesetto fa e Simone Venturini, sceso ufficialmente in campo, dopo un bel po’ di tira e molla della coalizione di CentroDestra, solo da poco.
Non sembra che nessuno dei due schieramenti possa prevalere al primo turno per cui la differenza la faranno, al ballottaggio, quelle liste di contorno che sposteranno il peso a favore dell’uno o dell’altro. Anche se il livello di astensione del secondo turno amministrativo, abbastanza diffuso e praticato un po’ ovunque, può fare la differenza sull’esito finale. Chi avrà consolidato fedeltà di voto e creato maggior attenzione/interesse vincerà la sfida.
Come sempre: chi vivrà, vedrà.



