
Sindaco Brugnaro, macchè vendere Chagall e Klimt, vendiamoci Venezia, ogni anno.
25 Ottobre 2015
La forza delle idee
11 Novembre 2015“Certo, una volta venduti sono persi per sempre, così come le decine di palazzi, gioielli di famiglia, che i precedenti sindaci in salsa PD hanno venduto, svenduto o peggio tentato di vendere senza riuscirci, per poi comunque lasciare voragini di bilancio in cui rischiano di precipitare non tanto loro come artefici del disastro ma i cittadini delle fasce più deboli” questa è la premessa di un recente articolo di Emanuele Dal Carlo pubblicato qui su LG che fa riferimento alla vendita dei celebri quadri di Klimt e Chagall; con questa premessa in buona parte dissento. Innanzitutto perchè le opere d’arte una volta vendute non le ritrovi più e non sono più a disposizione della collettività che le ha avute fra il suo patrimonio. Per i palazzi mi sembra evidente la differenza: qui sono e qui rimangono. Magari per usi diversi, ma forse riqualificati, recuperati dal punto di vista strutturale, restaurati e perciò ancor più “fruibili”. O è meglio tenerli come ricettacolo di ogni qualsivoglia sporcizia e abbandono?
Non sono l’avvocato d’ufficio di nessuno, i precedenti mi confortano nella coerenza di una posizione che evita di “buttare il bambino assieme all’acqua sporca” cosa che invece mi pare i detrattori del centrosinistra toutcourt non si trattengono dal fare ad ogni possibile occasione.
Forse sarebbe più utile un’analisi più puntuale sulle deficienze o sulla “cattiva gestione” di chi li ha preceduti.
I processi amministrativi, la storia di una comunità, di una città quantomai complessa e bipolare come la nostra, non si cancellano come fossero scritti su una lavagna a cui ridare la verginità dell’ardesia naturale. Ogni cosa è figlia di un percorso che quasi sempre ha subito valutazioni, discussioni, emendamenti resi pubblici dagli strumenti della democrazia. Bocciare tutto a prescindere mi pare una posizione un pò immatura. Su alcune scelte politiche, sul cosa fare e come farlo, si potrà discutere e se n’è discusso a iosa. Ma su una buona parte delle scelte strategiche che le amministrazioni che hanno preceduto questa avventura fucsia credo sia difficile dichiararsi contrari, a meno che non lo si faccia per partito preso. Non faccio l’elenco delle decisioni assunte nel corso degli anni che hanno cambiato prima il senso di una comunità e poi anche la qualità della vita dei suoi abitanti. Sarebbe persino noioso: il recupero fisico, le regole urbane, la rivoluzione del welfare, l’ampliamento degli asset culturali, sono i punti vincenti di quella fase.
Quello che emerge e che tutti sostengono, ultimo arrivato in ordine di tempo il sindaco Brugnaro, è che le regole della “Stabilità” penalizzano Venezia oltre ogni ragionevole dubbio e che la nostra comunità risulterebbe in credito verso il Governo nazionale di una cospicua somma di denaro (il Sindaco parla di pìù di 1 Miliardo di €!!!) con la quale non si parlerebbe di“voragini di bilancio”. Che questo fosse il nodo gordiano era dichiarato a chiare lettere già da almeno un paio d’anni prima dell’affaire “Consorzio Venezia Nuova” e della vicenda politica che ha coinvolto l’avv. Orsoni. Non vorrei che ci si aggrappasse agli specchi per nascondere una incapacità amministrativa, prima ancora che culturale, di far fronte alla complessità delle cose veneziane.
Per affrontare questa situazione con cui facciamo drammaticamente i conti ci sarebbe bisogno di una classe dirigente, orientata alla dimensione internazionale, competente e fortemente attrezzata dal punto di vista tecnico e culturale: Brugnaro e la sua Giunta? Mah!



