
Salario giusto o salario minimo?
22 Giugno 2026Gioco a carte scoperte ed esprimo in modo diretto il mio pensiero. Credo che comunque possa servire per il confronto.
Il bipolarismo che ci schiaccia politicamente in Italia è un “bipopulismo” che umilia il buon senso. I due poli attuali sono accomunati dal fatto che entrambi, in nome di una malintesa idea di democrazia, vogliono far vincere la loro parte contro l’altra, pur sapendo in partenza che avranno una base di consenso minoritaria anche qualora vincitori. Sperano comunque poi di pigliarsi tutto, senza peraltro riuscire a governare non riuscendo a rappresentare gli interessi di tutti i cittadini. Allora oggi la posizione politica più ragionevole secondo me è quella di opporsi, da sinistra come da destra e dal centro, a qualsiasi riforma elettorale che non preveda un sistema proporzionale puro. In primis opporsi alla riforma elettorale in discussione, ancora più maggioritaria di quella vigente. Il mio personale auspicio che offro al dibattito è che le prossime elezioni producano un equilibrio senza vincitori netti, impedendo ai due blocchi contrapposti di avere i numeri per governare da soli.
In uno scenario del genere, come previsto dalla Costituzione e dalla logica del parlamentarismo, la maggioranza nascerebbe in Parlamento attraverso un accordo su pochi punti concreti condivisi tra forze differenti ma disponibili a collaborare su temi essenziali come sicurezza, sanità e scuola. Non sarebbe una novità: situazioni simili si sono già verificate dopo le varie stagioni populiste degli ultimi anni. E con profitto, squarci di luce nelle tenebre della politica radicalizzata. I nomi di chi in queste situazioni ha governato li conoscete tutti: di gran lunga una spanna sopra – per etica, prestigio, competenza, storia personale – i leader politici sulla scena oggi, faziosi, ideologizzati, capaci solo di parlare alla pancia irrazionale ed emotiva della loro parte.
È proprio il Parlamento, quindi, il luogo in cui potrebbe maturare il superamento dell’attuale bipolarismo esasperato e del “bipopulismo” italiano, costruendo una nuova maggioranza più coerente sui temi urgenti e, parallelamente, ma non necessariamente, una nuova opposizione. In molti altri paesi democratici funziona già così, mentre in Italia si continua a ragionare per schieramenti rigidi e spesso artificiali.
Da una parte potrebbero trovarsi le forze che vogliono mantenere saldo il legame con l’Europa; dall’altra chi rincorre posizioni sovraniste o strizza l’occhio a modelli illiberali. Cioè chi è di fatto fuori dal perimetro costituzionale. Da un lato chi punta a rilanciare produttività, lavoro ed economia reale; dall’altro chi continua a puntare su bonus, assistenzialismo e misure prive di sostenibilità. Da una parte chi vuole rafforzare l’autonomia energetica del paese, dall’altra chi si oppone sistematicamente a qualsiasi progetto.
Per questo l’obiettivo dovrebbe essere eleggere il maggior numero possibile di esponenti liberali, riformisti, progressisti ed europeisti, indipendentemente dalla collocazione tradizionale. Un’area trasversale che potrebbe andare da settori moderati del centrodestra fino all’area riformista del centrosinistra, includendo i liberaldemocratici sciolti, con l’intento di riportare iniziativa politica e pragmatismo dentro il Parlamento dopo l’ennesimo stallo prodotto dalla polarizzazione.
Naturalmente esiste il rischio che le componenti populiste, di destra e di sinistra, decidano di allearsi e costruire una maggioranza comune, come già avvenuto in passato. Ma anche questo scenario avrebbe almeno il merito di far cadere definitivamente gli attuali schieramenti preelettorali e chiarire una volta per tutte la distinzione tra forze europeiste e liberaldemocratiche da una parte, e forze antieuropee e illiberali dall’altra.
In fondo è ciò che accade in alcune democrazie europee, in Germania, pur con fatica nella stessa Francia, fino a non pochi paesi dell’Europa orientale e all’Unione Europea stessa, dove il confronto politico si gioca soprattutto tra chi difende i valori democratici europei e chi invece guarda con nostalgia a modelli autoritari.
Il momento storico è complicato e immaginare oggi un governo nato dalla vittoria di uno degli attuali due poli perfettamente capace di risolvere tutti i problemi del paese appare poco realistico. Forse il primo passo possibile è più semplice: costruire finalmente un’offerta politica chiara, che distingua europeisti, liberali e progressisti da una parte, e populisti, nazionalisti e reazionari dall’altra, si spera questi in netta minoranza, effetto dello scorporo forzoso delle alleanze artificiali in cui si trovano. Non sarebbe ancora la soluzione definitiva, ma rappresenterebbe già un importante passo avanti verso una democrazia più normale e matura.
Queste possono sembrare belle parole in assenza di una figura politica oggi in Italia in grado di esprimere al meglio questa visione, dal momento che tutti quelli che pure affermano di condividerla mi paiono del tutto inadeguati, vittime di narcisismo politico e di personalismi suicidi. Ma la necessità aguzza l’ingegno e proprio dalla necessità di superare lo stallo può emergere la figura nuova. Crediamoci.
PS Il pareggio che auspico in Italia non è una “cosa di centro” come in superficie potrebbe apparire. Il centro è un punto, non ha dimensione, mentre questa è un’idea larga che vuole destrutturare questo campo di gioco e crearne uno nuovo: basta con questa rigidità passiva dello spazio politico, bloccato dall’anacronistico binomio destra-sinistra.



