Il passato che ritorna: Venezia città metropolitana
16 Agosto 2015INDIGNATEVI, INDIGNATEVI, COSTA NIENTE: E’ GRATIS
20 Agosto 2015Ma ditemi un po’ voi se sia possibile essere costretti, tra un poco, ad invocare pure il centralismo democratico per far somigliare il PD, almeno vagamente, ad un partito. C’è poco da fare: al suo interno continua ad esserci una (delle tante) “sinistra” buona solo a distruggere i propri leaders. Specialmente se questi sono vincenti (la parola “vittoria” si sa non è molto amata da queste parti: meglio il sempre valido siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto). Disposti a tutto, persino a criticare (o, il che è peggio, opporvi un indignato silenzio) le parole di Napolitano che fino a qualche mese fa osannavano. Ora: fossimo davvero in un paese normale le cose sarebbero sufficientemente chiare. C’è un partito; questo partito va a congresso; il congresso elegge un segretario; il segretario può contare su una solida maggioranza che si confronta con una minoranza il cui compito dovrebbe essere quello di lavorare affinché, al congresso successivo, possa diventare a sua volta maggioranza. Fossimo in un paese normale in un partito dovrebbe vigere la stessa regola che vale in qualunque forma di democrazia partecipata e partecipativa: si discute, ci si confronta ma poi la maggioranza decide e ciò che decide è vincolante anche per la minoranza: do you remember disciplina di partito? Ed invece…. Invece questi qua che senza colpo ferire hanno approvato la riforma Fornero col suo seguito di esodati; che hanno votato anche l’invotabile durante il governo Monti compreso il prelievo forzoso delle pensioni ora fanno gli esegeti della democrazia parlamentare e dell’essere di sinistra opponendosi alla riforma del Senato. Ma il bello è che manco si accorgono delle tante contraddizioni in cui sono caduti. Proprio loro che stanno riscoprendo le magnifiche sorti e progressive dell’Ulivo vorrebbero si tornasse ad un senato elettivo. Peccato che (il sottolineato è mio)… Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali (…) Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al Governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali. Che roba è? vi chiederete….Tenetevi forte: è la quarta delle “Tesi per la definizione della piattaforma programmatica de L’Ulivo” (do you remember Romano Prodi?) Voi siete molto più intelligenti di me e, immagino, abbiate già compreso tutto. Io invece ho bisogno di tempo e di pormi domande.
La prima. Ma in questa tesi si parla di Senato elettivo? A me non pare! Anzi. Già l’Ulivo e Prodi immaginavano un Senato composto da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali. Esponenti è termine certo vago ma non si fa menzione alcuna ad elezioni di nessun tipo.
La seconda. Al Senato delle Regioni vengono conferiti poteri particolari? A me non pare. Anzi: già allora veniva notevolmente ridimensionato assegnandogli un potere legislativo per la deliberazione delle SOLE leggi che interessano le Regioni oltre alle leggi costituzionali.
La terza. Di grazia mi potete spiegare perché ciò che allora andava bene adesso viene equiparato (quasi) ad un golpe? Ah! Speta: c’è Verdini mannaggia! C’è l’Italicum! C’è l’ex (?) Patto della Nazione porca loca! Peccato che a Google non sfugga nulla. Una rapida ricerca e che ti trovo? Che il 9 ottobre del 2000 Repubblica descriva un vertice dell’ Ulivo (aridaje) con queste parole: chi l’ha vista racconta che la proposta di legge elettorale varata nel vertice del centrosinistra di oggi pomeriggio aderisce in gran parte all’impianto proposto dal Polo, compresi i riferimenti all’indicazione del premier.
Cioè, ancora (son duro lo so): nel mentre oggi passa – da parte del governo – il principio che le riforme è meglio siano ampiamente condivise, allora (2000!!!) l’Ulivo era pronto addirittura a fare propria, sic et simpliciter, la riforma elettorale proposta da Berlusconi. Meglio ieri o oggi? Oggi a me verrebbe da dire. Ma per loro no, evidentemente. Perché è proprio un problema di genetica. Assomigliano a quei giocatori di calcio che pur di non passare la palla al proprio compagno perché non sopportano l’idea che sia lui a segnare, la regalano agli avversari. È questo il dramma del PD. Adesso spuntano fuori con le preferenze. Bella storia le preferenze: ma se lo ricordano vero che si son fatti beffe non solo delle preferenze ma anche delle primarie accettando che Bersani imponesse un centinaio di suoi uomini di fiducia ai primi posti delle liste (garantendogli l’elezione e, dunque, un ampio numero di fedelissimi) sovvertendo di fatto proprio gli esiti delle primarie? Che poi a me Bersani sta pure simpatico. Ma era lo stesso che nel 2012 dichiarava (a Youdem): “Combatto contro le preferenze perchè in Italia le preferenze portano a situazioni patologiche”. E adesso, tre anni dopo, ohibò non ci son più situazioni patologiche.
Sia chiaro: la politica è come la vita, non c’è mai nulla di immodificabile. Ma qui rasentiamo la perversione intellettuale da parte di chi, incurante persino del fatto che tutti gli indicatori economici siano finalmente col segno “+”, vuole semplicemente mandare Renzi a casa. Per fare cosa poi? Non si sa. Probabilmente non lo sanno nemmeno loro. Perchè ciò che conta, ciò che è incardinato nella loro genetica, è solo e soltanto la voglia di rivincita. E che Renzi sia pure il segretario (legittimamente eletto) del proprio partito (che andrà a congresso fra poco meno di 2 anni) è assolutamente secondario. Tanto la storia della sinistra italiana è piena di Tu quoque, Brute, fili mi! ma soprattutto è totalmente priva di memoria (do you remember Turigliatto?) e drammaticamente bisognosa di…sconfitte. In questo caso sconfitte preferite da parte della minoranza pur di avere l’estrema (disperata?) ultima possibilità di ribaltare il tavolo e la maggioranza del partito in qualche modo, buttandola ‘in caciara’.
Per provare a riprendersi il partito, vero obiettivo inconfessato di questo strumentale e pretestuoso intestardirsi sul Senato elettivo.



