
Non è un film
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22 Ottobre 2013Servizio del telegiornale sul rientro di Papa Francesco dal viaggio in Brasile: scorrono le immagini del Pontefice che scende dalla scaletta dell’aereo accompagnate dal commento “Papa Francesco scende con grande semplicità dall’aereo..”. Il Papa, naturalmente, scendeva dall’aereo esattamente come avrebbe fatto qualunque altro essere umano in grado di camminare, un gradino dopo l’altro…
Ma vuoi mettere.. è Papa Francesco, già popolarissimo per l’umiltà, l’apertura, la rassicurante familiarità che ispira.. non vorrete mica che scenda dall’aereo come tutti noi? Ed ecco allora quel grande semplicità perché, in effetti, pensateci bene: voi, quando scendete da un aereo, avete sempre quell’aria solenne, altera, sofferta… diciamola tutta: noi scendiamo dagli aerei sempre con grande complicazione, solo Papa Francesco riesce a farlo con semplicità.
Mi è tornato in mente questo piccolo episodio a seguito delle recenti polemiche su Balotelli e sulla sua presa di distanza dall’essere “arruolato” come testimonial della lotta alla camorra. Non sembra, ma i due eventi hanno qualcosa in comune e testimoniano un tratto del carattere nazionale (che i media rispecchiano ed amplificano) che sarebbe tempo di dismettere.
Torniamo a Balotelli: il calciatore Balotelli è certamente un campione. Probabilmente non un campionissimo, forse lo diventerà, forse no, ma certo le fortune della Nazionale ai prossimi Mondiali sono molto dipendenti dalla sua prestazione e quindi teniamocelo stretto. Sull’uomo Balotelli le opinioni sono un po’ meno convergenti: per taluni è un ragazzo viziato ed arrogante, per talaltri un gran figo con una spiccata personalità, un duro ed un maître à penser nel mondo della acconciatura maschile.
Sia come sia, una società ed un’informazione (che ne è lo specchio) equilibrate non dovrebbero porsi grandi problemi, al massimo il carattere e la personalità del Nostro interessano solo ai fini del suo rendimento in squadra, dell’intesa con i compagni, dell’aspetto disciplinare ecc. Ed invece no: poiché Balotelli è il campione, ecco che il mondo dell’informazione non resiste alla tentazione di dipingerlo come un eroe a tutto tondo. Spazio allora alle dichiarazioni dei compagni di Nazionale, più o meno estorte, che lui è un bravo ragazzo, che le sue molte, discutibili manifestazioni di intemperanza sono perché, poverino, da piccolo ha sofferto molto, che è pieno di livore perché è stato vittima di pregiudizi razziali, che vuole tanto bene alla mamma e così via.
Fino all’ultimo, grottesco, tentativo di inventare un improbabile ruolo di testimonial anticamorra attribuendogli interessi e sensibilità che mai, assolutamente mai, il campione aveva dimostrato. Bene ha fatto l’interessato a dire via tweet che in sostanza non gliene può fregare di meno. Non una gran figura per la sua immagine pubblica ma indubbiamente un duro colpo alla piaggeria ed all’ipocrisia dilaganti. Insomma una dimostrazione di onestà da apprezzare.
Cosa hanno in comune, dunque, i due fatti appena citati? Mostrano entrambi come il nostro Paese è tuttora affetto dall’incomprimibile, patologica necessità di avere un idolo, un’icona da adorare. Al punto di trasfigurare la realtà: Papa Francesco deve distinguersi perfino quando scende dall’aereo, Balotelli non può essere un banale bulletto se segna in Nazionale… Siamo fatti così, abbiamo bisogno di eroi a 360 gradi. E poiché questi non esistono in natura, tendiamo ad inventarceli. Non stupiamoci poi se Berlusconi l’ha data a bere a milioni di italiani per anni.
Come diceva Brecht, beato quel popolo che non ha bisogno di eroi..




