
Il bello che cambia
26 Maggio 2012
Codice etico cercasi
29 Maggio 2012
Il letto sembra precipitare nel mare battuto dal vento. Sabato notte, spalanco gli occhi con un nodo infantile che torna a galla. Me bambina, il terremoto del Friuli che arriva fino al soggiorno di casa. Brividi. Il lampadario oscilla come il cuore e il respiro fatica a riprendere il suo corso. Arrivano le prime notizie sull’epicentro. L’Emilia colpita alla pancia. Tutta la pianura padana è sferzata dai colpi di coda di un drago. Crepe nelle case, campanili e tetti sbriciolati. Paura. Nonostante le convulsioni sotterranee, sembra scongiurata una catastrofe. Ma i bilanci arrivano lenti, il giorno dopo: sono capannoni e piccole fabbriche caduti come castelli di carte. Costruzioni anni ‘ 80 con le loro miserie e scorciatoie. E lì si sono fermate le storie di quattro ragazzi che parlavano lingue diverse, non solo il modenese. Lavoravano di notte per portare a casa il pane. Per loro non ci saranno i funerali di Stato come per i soldati in Afghanistan. Chissà quali erano i pensieri di un sabato notte di maggio. Sentirsi fortunati ad avere un lavoro. Domani una gita al mare, se esce il sole. E una bici nuova per i bambini… La zampata della natura li ha seppelliti lì, nelle loro fabbriche dove producevano, invisibili. Operai, quelli che per qualcuno non esistono più. E parlare di norme di sicurezza, di criteri di costruzione, sembra tardi. Vuoto. Restano le loro croci bianche e il dubbio che potevano essere evitate.



