
VIOLENZA SESSUALE: MANCANZA DI CONSENSO O DISSENSO?
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14 Febbraio 2026Cose di Mondo
Vi sarete accorti che di colpo Donald Trump si è silenziato, almeno sulla scena internazionale.
Ha smesso i panni del bullo e del prepotente che andava in giro a reclamare terre altrui e a farsi vanto di aver posto fine alle guerre. In Ucraina, intanto, sono ancora sotto le bombe della Russia putiniana.
Sapete come vanno le cose, le armi di distrazione di massa hanno una durata limitata soprattutto quando a casa tua i problemi si fanno sempre più stringenti e le questioni politiche, economiche e anche quelle giudiziarie diventano incombenti.
C’è altro a cui pensare: inflazione ben oltre le previsioni, debito pubblico in ulteriore espansione con i mercati più accorti che cominciano a diversificare rispetto ai bond statunitensi. E poi ci sono i files Epstein che minacciano da vicino il nostro Donald che comincia a traguardare le elezioni del prossimo novembre (il midterm) con una certa apprensione.
Le ultime parziali elezioni di qualche contea superconservatrice passata ai democratici hanno suonato i primi allarmi, assieme ai sondaggi che lo danno in caduta di consensi. La sua credibilità a livello internazionale è ai minimi storici, per non dire la totale sfiducia e l’acclarata inaffidabilità. Vabbè che gli USA sono un grande paese, ma non possono fare a meno del “resto del mondo” chiudendosi in un’autarchia politico economica che non ha nessuna possibilità di sopravvivere a lungo.
Nonostante tutte le paturnie dei sovranisti della prima ora la globalizzazione è una componente imprescindibile di questa fase storica delle relazioni internazionali.
Di qua dell’Atlantico l’Europa prova a reagire dandosi un po’ di coraggio e cercando di stabilire alcune questioni fondamentali per riuscire a preservare la sua autonomia e la sua identità.
Le sollecitazioni di Draghi e di Letta, a distanza di un anno, e di fronte al bullismo economico di Trump, sembrano aver svegliato i vertici europei che in questi giorni stanno finalmente discutendo di cose concrete: passare da un mercato unico incompleto a “un mercato unico per un’Europa unica”.
La creazione di una vera Unione del risparmio e degli investimenti, con il rafforzamento dell’Esma e nuovi asset comuni europei; il rafforzamento della sovranità energetica, con reti integrate e riduzione delle dipendenze esterne; la sovranità tecnologica, puntando su AI, cloud, cybersicurezza, semiconduttori e quantum computing. Sono le priorità sulle quali si discute sulla base di un federalismo pragmatico che faccia leva sullo “strumento” della Cooperazione Rafforzata: come superare cioè l’unanimità che blocca ogni decisione strategica per riuscire a marciare in avanti “con chi ci sta”.
Che Europa sia!
Cose italiane
Del Referendum ormai se ne parla più come un nodo politico con l’obiettivo di misurare la capacità del Governo di sopravvivere che dei suoi quesiti.
Le questioni di merito, al di là degli autorevoli pareri dei giuristi diversamente schierati, delle poche personalità politiche che cercano di argomentare con intelligenza e pacatezza, non sembrano avvincere e interessare più che tanto l’opinione pubblica nazionale.
A onor del vero le questioni affrontate da questa riforma sulla Giustizia, che adesso va sottoposta a Referendum, non sembrano così incisive né così determinanti a risolvere i molti problemi del sistema giudiziario italiano, perciò vengono interpretate più come una buona occasione per metter in crisi il Governo Meloni.
I due fronti si contrappongono spesso in maniera scomposta e provocatoria, alla ricerca di accalappiare i consensi delle rispettive tifoserie.
Se si dovesse votare solo sul merito credo che la partecipazione al voto sarebbe ben lontana dal 50% degli aventi diritto, che tra l’altro, in assenza di obbligo di quorum, appare del tutto ininfluente e quindi ulteriormente demotivante.
Ma se invece si va a votare sul Governo Meloni la mobilitazione potrebbe risultare significativa, e non a caso i sondaggi stanno definendo che l’orientamento verso il NO sembra prevalere sul SI’, che fino a qualche settimana fa sembrava risultato acquisito.
Ed è su questa lettura squisitamente politica che ormai si va orientando anche l’opinione pubblica.
Se Meloni venisse sconfitta per lei e il suo Governo si aprirebbe comunque un bel problema, anche se Lei cerca di evitare ogni personalizzazione, a differenza di quello che fece, sbagliando clamorosamente, Matteo Renzi nel 2016.
A marzo il quadro della politica italiana potrebbe assumere altre sembianze. Staremo a vedere.
Cose veneziane
Qui da noi le cose rimangono ancora in parte indeterminate: il CentroSinistra ha deciso che il candidato Sindaco sarà Andrea Martella: “il PD per la prima volta ha scelto una figura nobile, credibile, che ha tutte le possibilità di vincere, senatore, ex sottosegretario all’editoria, uno che conversa con Casini, Franceschini, e che in un governo potrebbe benissimo essere ministro degli Esteri o dell’Interno” (cit. Claudio Cerasa, il Foglio 12 febbraio)
Mentre il CentroDestra ancora non si esprime, tiene Simone Venturini “in soasa” anche se Lui si sta già muovendo come fosse stato già incaricato ufficialmente.
Dietro le quinte c’è chi spera e lavora perché il candidato sia Zaia, che verrebbe dato come favorito nella disputa elettorale.
Un paio di osservazioni mi vengono facili: chi è che imputa a Martella la sua origine portogruarese, anche se da anni risiede a Mestre?
Zaia nasce, vive e risiede a Conegliano…
Zaia, se eletto, vuole davvero farsi congelare nel “ridotto” Lagunare per i prossimi dieci anni?
L’asse nordista della Lega che va da Fedriga a Zaia e Fontana rappresenta oggi l’80% del voto di quel partito. Sicuri che questi tre se la mettano via l’involuzione salviniana, che non ha prodotto niente di buono per quel partito, in pesante declino dopo i fasti del 2018, con tutti gli attorcigliamenti e le contorsioni che ne sono conseguite fino alla parentesi, molto mal digerita proprio da questa componente, della nomina a vicesegretario del transfuga Vannacci? E che non sia previsto un incarico politico di grande rilievo per Zaia che nelle ultime elezioni regionali in Veneto ha portato nell’esausto bacino leghista un contributo di 200.000 voti di preferenza, rimettendo in sesto il rapporto di forza con FdI?
Brugnaro poi non è una variabile indipendente di quello schieramento. Ha dichiarato che vorrà avere ancora un ruolo in politica, anche se l’esperienza del suo Coraggio Italia è stata un fallimento. Ma il suo peso, soprattutto economico, avrà in ogni caso un’influenza sulle decisioni finali. E Simone Venturini è il suo delfino che, a somiglianza di “Mimmo”, quello che nuota stabilmente nelle acque del Bacino di San Marco, può ambire a diventare un protagonista: follow the money
Meditate gente, meditate.



