
La Giunta Ombra
23 Settembre 2026
UN’ UNICA ARMONIA PER IL FUTURO DELL’UNIONE EUROPEA: I DIECI ANNI DI FONDACO EUROPA E IL CONCERTO AL TEATRO TONIOLO
27 Settembre 2026L’attuale scenario internazionale offrirebbe all’Europa, se solo le volesse cogliere, enormi opportunità di accreditarsi come una vera superpotenza. USA e Cina, i due giganti mondiali che si contendono primati in ogni campo, dalla tecnologia all’industria passando per il controllo dei mari e delle materie prime, manifestano, per ragioni diverse, punti di debolezza che l’Europa potrebbe sfruttare.
Per prima cosa vediamo lo stato di salute dei due giganti.
Gli USA non si sentono molto bene.
Alla ricerca di una luce resa opaca, se non oscurata, dalle politiche dell’attuale amministrazione, devono rifare i conti (che non tornano) e del resto la fiducia costa cara se il decennale è salito al 4,81% e il trentennale è sopra il 5,28%.
Così in questo scenario, in cui il debito tocca picchi vertiginosi (quest’estate è stata superata la soglia storica dei 40.000 miliardi di dollari), l’inflazione morde e non scende sotto il 3% da tempo, i mercati mal digeriscono i rischi collegati alla chiusura dello stretto di Hormuz, si inizia a capire anche come stia andando a finire uno dei baluardi della politica trumpiana, vale a dire quella dei dazi che, se inizialmente attutiti dalle imprese grazie a una compressione dei loro margini, oggi sono scaricati sul costo dei prezzi al consumo con ogni inevitabile ripercussione sui cittadini americani.
I 25 anni trascorsi dall’Apocalisse di quel maledetto 11 settembre 2001 rappresentano uno dei campi d’indagine per capire l’odierna crisi della democrazia americana, dove le prossime elezioni di mid-term appaiono come l’ennesimo campo di battaglia di un paese spaccato in due, dove il risultato elettorale potrebbe non essere accettato dallo schieramento che fa capo all’attuale Presidente, un evento fino ad ora impensabile.
Finita la Pax Americana, oggi il paese si trova, suo malgrado, a fare i conti con la progressiva demolizione voluta dall’attuale amministrazione di ogni avamposto del multilateralismo faticosamente costruito.
Dalle cannonate al diritto internazionale (ONU), a quelle indirizzate ai propri vicini (Canada e Groenlandia) passando per quelle lanciate contro gli amici di un tempo (l’Europa) fino alla scelta, nel febbraio 2025, di emettere il decreto che ha concesso la base legale per le sanzioni (una cyber-scomunica) nei confronti di giudici della corte penale internazionale (ad es. il Giudice Nicolas Guillou) rei di aver emesso il mandato d’arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu, il catalogo della mutazione americana lascia attoniti.
La Cina, malgrado l’immagine, non sta molto meglio.
All’apparenza è già futuro da quelle parti e il Celeste Impero assomiglia sempre più a Blade Runner.
Città verticali, grattacieli immersi nella nebbia, telecamere, droni, robot, pagamenti digitali ovunque, metropolitane automatiche, treni ad alta velocità, una tecnologia insomma che è ormai scala della vita quotidiana e base imprescindibile della politica industriale.
Accanto a questo scintillio accompagnato da numeri impressionanti (la Cina controlla il 90% della prima trasformazione di terre rare tra cui litio e nickel, installa metà dei robot industriali, domina nel mercato delle celle fotovoltaiche etc..) esistono rilevanti incongruenze.
La debole domanda interna di consumi dovuta alla propensione al risparmio connessa all’assenza di un sistema di welfare, il forte invecchiamento della popolazione, l’alta percentuale di imprese con bilanci in rosso, fino alle difficoltà nel governare e gestire 56 etnie presenti nel paese.
Malgrado queste criticità non c’è chi da più parti, anche in Europa, auspichi che il ruolo di garante dell’ordine mondiale venga assunto proprio dalla Cina.
Si tratta di una pericolosa illusione però, considerato che quest’ultima ha fino ad ora dimostrato interesse nei confronti di un sistema di alleanze multiple e variabili (su tutte l’alleanza dei BRICS e la Sco – Shanghai cooperation organization), tutte caratterizzate però dall’assenza di obblighi vincolanti per la Cina che pur tessendo la propria rete di alleanze (si veda in proposito il rapporto con la Russia quanto a gas e petrolio) resta riluttante ad assumere un ruolo di guida globale, rimanendo tiepida nell’esprimere solidarietà rispetto alle vicende che coinvolgono i propri alleati, preferendo di gran lunga mantenere completa libertà d’azione.
Esaminando in conclusione la posizione di chi, come l’Unione Europea, si trova nel mezzo tra i due giganti è possibile svolgere alcune considerazioni.
In particolare, senza voler sottovalutare il pericolo della lunga onda “nera” che incombe sul Vecchio Continente come risposta alla forte inquietudine di molti cittadini davanti a temi come l’immigrazione, il cambiamento climatico, l’aumento del costo della vita, quale occasione migliore ci sarebbe per l’Europa a 27 e per il suo potenziale bacino (includendo Regno Unito e Norvegia) da 527 milioni di abitanti, per candidarsi a rivestire il ruolo di garante dei principi democratici e del dimenticato Stato Sociale?
Rendere l’economia più equa, rafforzare i corpi intermedi, i servizi pubblici, in particolare scuola e sanità, significa rifiutare “il Mondo vuoto”, così come molto ben descritto da Massimo Luciani nell’omonimo libro edito da Laterza, e difendere un modello le cui alternative, come visto sopra, sono tutt’altro che convincenti per la maggioranza dei cittadini e che dovrebbe essere ciò che connota l’Europa.
Allo stato attuale un “Ma” tra i molti frena purtroppo questa ambizione. Mi riferisco all’assenza di una voce europea che sappia guidare ed esprimere una sola politica estera oggi quantomai indispensabile per poter intervenire nei troppi incendi appiccati in giro per il mondo, le cui conseguenze stanno già ricadendo anche sull’Europa.
Come noto, mentre da una parte il Servizio europeo per l’azione esterna è un servizio dell’Unione europea responsabile per gli affari esteri dell’UE, che suggerisce l’esistenza di una volontà di agire in politica estera in modo coeso, dall’altro le decisioni in tema di politica estera devono essere sempre approvate all’unanimità dai 27 membri, i quali oggi dissentono su troppe delle molte questioni aperte.
All’Europa quindi, per ambire a ricoprire un ruolo di guida nel disordine mondiale, non resta che la via della creazione di cooperazioni rafforzate (9 stati) come grimaldello per tentare di abolire il diritto di veto su tali questioni, rompere finalmente lo stallo, assumere un ruolo trainante e in grado di porre un argine all’avventurismo americano, agli eccessi di capacità industriale cinese e all’aggressività russa che non ha mai digerito di essere un gigante dai piedi d’argilla.



