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14 Agosto 2026Alberoni e la duna. Il rischio di perdere una storia gloriosa
Lo Stabilimento Bagni Alberoni nasce negli anni ’20 del secolo scorso, nel pieno del periodo di lancio del Lido come meta per la clientela internazionale esclusiva (nel 1928 data anche la fondazione del Circolo del Golf Venezia proprio agli Alberoni). Da subito rappresenta un’alternativa più ruspante e tranquilla (ed economica) alla mondanità del centro del Lido e dell’Excelsior e ha continuato a rappresentare un unicum nell’offerta lidense per la spiaggia profondissima che consente una disposizione delle capanne del tutto particolare (per un lungo periodo a guisa di un suggestivo ferro di cavallo). Nei primi anni ’70 la località aumenta in riconoscibilità grazie alla ormai mitica scelta di utilizzare la spiaggia per gli esterni dell’indimenticato “Morte a Venezia” di Luchino Visconti. Nel 1995 Stefano Bartoli e Daniela Faina rilevano la gestione, avviando un importante rilancio dell’attività, poi proseguito con il coinvolgimento dei figli. Nel 2025 hanno celebrato trent’anni di gestione. Da sempre circondato dall’ambiente dunale, negli ultimi vent’anni circa ha dovuto affrontare il rischio addirittura della propria sopravvivenza; nel Piano degli arenili si era discusso della riconnessione del sistema dunale proprio in corrispondenza dei Bagni Alberoni la cui spiaggia ne interrompe la continuità.
Il Comune però, nel 2010, aveva stralciato la previsione della riconnessione dunale (decisione poi ribadita nel 2017), proprio considerando che lo stabilimento ne sarebbe stato penalizzato fortemente. Il tema portò addirittura ad un’interrogazione parlamentare del sen. Casson nello stesso 2017 (che non ebbe seguito).
Superate indenni queste controversie anche perché nel frattempo queste si erano concentrate sul nuovo adiacente stabilimento Aquarius (non approfondiamo per brevità ma qui https://www.luminosigiorni.it/cultura/ambientalismo-con-raziocinio/ se ne parlava), il glorioso Stabilimento si trova ora oggi con un’altra minaccia. E precisamente è il Piano delle misure di compensazione, conservazione e riqualificazione ambientale collegato alle opere mobili alle bocche di porto della Laguna di Venezia all’interno del quale trovano posto gli Interventi di carattere ambientale: di miglioramento, ripristino e recupero dell’area SIC-ZPS degli Alberoni al Lido di Venezia. Intervento del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche del MIT sottoposto a VIncA (Valutazione di Incidenza Ambientale) e approvato, con prescrizioni dalla Regione Veneto.
Questo insieme di interventi, oltre a un ripascimento (del tutto inutile, perché verrà spazzato via alla prima mareggiata) prevede la realizzazione di una vera e propria “duna armata” artificiale. Consistente in:
- due file parallele di gabbioni alti circa un metro riempiti di pietrame distanti 4 metri;
- spazio intermedio riempito di sabbia;
- successiva copertura dell’intera struttura con sabbia;
- piantumazione di Ammophila arenaria sopra la struttura.
La struttura è larga circa 6 metri, che diventano circa 10 metri nei punti di accesso carrabile e di raccordo con il cordone dunale esistente. Insomma, un’infrastruttura fissa che comprometterebbe radicalmente la fruizione dello stabilimento storico, perché verrebbe collocata tra le prime capanne e la spiaggia. Qui, chiedo un po’ di attenzione al lettore perché la cosa si fa complicata, si apre una questione importante: a cosa serve la duna armata? In realtà ha due scopi.
Quello formale è di intervento di “riconnessione dunale” e dunque di riqualificazione ambientale, nell’ambito del Piano delle compensazioni MOSE. Ed è questa la motivazione alla base della VIncA, che riguarda esclusivamente gli effetti sugli habitat e sulle specie tutelate dalla Rete Natura 2000. Il decreto di approvazione regionale dice infatti espressamente che la conclusione positiva è formulata “ai fini esclusivi della tutela degli habitat e delle specie”.
Ma nella situazione concreta degli Alberoni, sulla base degli atti e delle spiegazioni dei progettisti, la struttura ha anche una funzione di difesa fisica dalle mareggiate.
Ora, per quanto riguarda il primo obiettivo (l’unico, ribadisco, che trova fondamento nel parere positivo della Regione), di fatto si rientra nella vecchia controversia di cui abbiamo trattato sopra. Ora, non c’è dubbio che dal punto di vista puramente ambientale il ripristino della continuità dunale (ancorché con una struttura del tutto artificiale) abbia un senso. Ma qui è tutta una questione di rapporto costi/benefici (ovviamente multicriteriale). Su un piatto della bilancia ci sono i 2 ha circa dell’intera superficie dei Bagni Alberoni su circa 160 ha di superficie dell’intera oasi degli Alberoni. Un’incidenza percentualmente irrilevante. L’habitat per la riproduzione dell’avifauna, di rettili e insetti (peraltro la maggior parte delle specie di uccelli nidifica in spiaggia) non avrebbe alcun beneficio. È vero, è una interruzione visiva, se vogliamo una “ferita”. Ma è una ferita che esiste da circa un secolo e che fa ormai parte della storia e del paesaggio degli Alberoni.
E veniamo così all’altro piatto della bilancia.

La spiaggia e le sue capanne nel film Morte a Venezia @ Movie Collection
I Bagni Alberoni sono essi stessi un pezzo di storia. Le loro capanne, con la grande distesa di sabbia davanti, rappresentano un patrimonio di memoria, di consuetudini e di identità collettiva. Sono, in estrema sintesi, un pezzo della storia dell’isola e della città. E ancora oggi costituiscono un servizio per la cittadinanza (si badi, in larga maggioranza locale, la componente dei turisti esterni essendo relativamente modesta) e per una clientela affezionata che, in molti casi, li frequenta da decenni. Sono, queste, le considerazioni per cui il Comune di Venezia, nel 2010 e nel 2017 (quindi con due Amministrazioni di colore diverso) aveva approvato il Piano degli Arenili prevedendo appunto l’eccezione del sito. E restano tuttora validissime.
Vale dunque la pena chiedersi se, per ricostituire la continuità dunale, sia davvero necessario sacrificare proprio questo patrimonio storico e sociale, oppure se esista una soluzione capace di conciliare, meglio di quella proposta, tutela ambientale, sicurezza del litorale e conservazione di un luogo che appartiene ormai alla storia del Lido.
Veniamo ora alla seconda finalità – pur accessoria – dell’infrastruttura: la difesa fisica dalle mareggiate. Non è un argomento peregrino. Tant’è che la stessa direzione dei Bagni Alberoni, da sempre interessata alla conservazione dell’arenile, realizza durante la stagione invernale una duna di sabbia a metà spiaggia, proprio come protezione naturale dalle mareggiate e dall’acqua alta. Qui credo che la cosa migliore sia dare la parola agli stessi gestori che, nei 30 anni e oltre della loro gestione, hanno sviluppato una notevole esperienza e conoscenza diretta, sulla loro pelle, delle dinamiche dell’arenile degli Alberoni.
L’attuale progetto non risulta efficace nella reale protezione da eventi meteo-marini estremi e comporta un danno permanente all’attività e alla fruizione dell’arenile oltre a essere uno sperpero di fondi pubblici. (..) Attualmente il progetto prevede la realizzazione di una duna permanente (Ottobre 2026 – Marzo 2027) all’altezza dell’attuale fronte dunale, distante meno di 50m dalla battigia (..). Una collocazione così ravvicinata al mare aumenta notevolmente le probabilità di rapida erosione della duna e di un ingresso del mare verso l’interno, in tal caso causerebbe la dispersione dei materiali con cui la duna è rinforzata. Una collocazione più indietreggiata invece, garantirebbe la durevolezza del progetto di protezione.
Per esperienza diretta vi raccontiamo che l’acqua granda del 2019 è arrivata a circa 50m dal ristorante causando danni minimi alla nostra attività, nessun danno all’abitato, mentre l’acqua che ha invaso Alberoni è stata quella della Laguna. Nel momento di picco della mareggiata c’erano onde di 2/3 metri all’altezza delle dune! Il progetto prevede inoltre, come opera di compensazione della superficie fruibile sottratta per la realizzazione della duna il ripascimento di 10m di fronte alla battigia (prendono sabbia dalla spiaggia libera e la dispongono in mare) di fronte ai Bagni Alberoni. La prima mareggiata di Bora vanificherebbe tutto il lavoro, uno sperpero di denaro ed energie.
Credo che parole più chiare non possano esserci. I gestori propongono sostanzialmente di replicare la consolidata prassi degli ultimi decenni, ovvero la realizzazione di una duna più arretrata, costruita tramite mera movimentazione in loco di sabbia e del tutto provvisoria (da mantenere in atto nei soli mesi di non attività dello stabilimento). Soluzione che è sempre stata egregiamente efficace, anche negli ultimi anni di esercizio del MOSE.
I gestori Stefano e Daniela hanno lanciato questa raccolta di firme su Change.org https://www.change.org/p/fermiamo-la-creazione-della-duna-permanente-agli-alberoni-lido-di-venezia?recruiter=1426518028&recruited_by_id=b34be510-971c-11f1-9966-075cb37b9a5b&utm_source=share_petition&utm_campaign=petition_dashboard_share_modal&utm_medium=copylink&share_id=4G4GsTHNtw per bloccare lo scempio.
Io ho convintamente firmato. Invito tutti i lettori che condividono queste considerazioni a fare altrettanto.
Immagine di copertina © Bagni Alberoni



