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17 Gennaio 2017
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18 Gennaio 2017Il sondaggio realizzato da Ipr Marketing per Il Sole 24 Ore sul gradimento dei sindaci dei capoluoghi mostra una classifica, come si direbbe in gergo sportivo, piuttosto “corta”. Il più amato dei sindaci è infatti la Appendino a Torino con il 62% di gradimento mentre l’ultima (Alessandria) gode del 42% dei consensi. La prima in classifica non ha certo percentuali bulgare e l’ultima tutto sommato non patisce una bocciatura irreparabile. La stessa Raggi, 103° in classifica, se la cava con un tutto sommato sopportabile 44% considerato il disastro (e relativa esposizione mediatica) degli ultimi mesi. Insomma, i sindaci si collocano in una fascia di gradimento piuttosto stretta, valore medio 53,48. Analogamente i Presidenti di Regione. Gli italiani appaiono quindi poco propensi ad esaltarsi o a deprimersi per i propri amministratori. Segno di maturità, tutto sommato.
Venendo ai risultati di casa nostra, il vecchio Gigio si piazza al 4° posto assoluto (in coabitazione con molti altri colleghi) con un più che onorevole 60% di consensi. Dato lusinghiero, anche se in leggero calo rispetto all’anno scorso, soprattutto tenendo conto che è terzo in classifica quanto ad incremento rispetto ai voti con cui è stato eletto al ballottaggio. Dunque, Brugnaro promosso (e forte ipoteca su una sua rielezione) dai suoi concittadini. Dato non particolarmente sorprendente, sia detto da uno di coloro che lo ha votato e ne è rimasto piuttosto deluso. Cercando di analizzare le motivazioni di questo consenso direi che è il frutto di una doppia valutazione: 1) su ciò che ha fatto e 2) sul personaggio.
Quello che ha fatto e/o ha dato l’impressione di fare:
- ha tutto sommato performato bene sul bilancio, riuscendo a chiudere senza particolari tagli ai servizi una situazione che era alla canna del gas
- ha affrontato una ristrutturazione amministrativa con il taglio dei dirigenti che nessuno aveva neppure mai concepito prima. Non sono dentro alla macchina amministrativa per darne un giudizio di merito ma agli osservatori esterni è piaciuta, mostrando che ci si può scontrare con la lobby del personale comunale
- il Patto per Venezia con Renzi ed i milioni che seguono è un indubbio successo personale
- brillante la soluzione del buco del Lido
- ha mostrato di voler affrontare problemi sentiti dalla popolazione come per esempio il tram o la delinquenza (non poi con grandi risultati per quanto riguarda la delinquenza ma insomma ha mostrato una consapevolezza del problema che prima non c’era). Per quanto riguarda il tram, che ha problemi oggettivi che ha ereditato dal passato, ha efficacemente dimostrato determinazione ad affrontare le emergenze (Boraso ha ottimamente presidiato i media)
- dimostra molta empatia per il mondo imprenditoriale (“i schei”) senza troppi distinguo. Questo è fumo negli occhi ai molti che sono al contrario preoccupati per l’invasione dei turisti (io tra questi) ma al contempo rassicura gli operatori che si sentono tutelati nei loro interessi.
Inoltre, evidentemente molti gradiscono l’atteggiamento guascone, che alza la voce con Roma, che trascina qui Renzi a firmare il Patto e che non esita a contrapporsi ruvidamente agli interlocutori, siano essi Elton John o la Borletti Buitoni, siano i consiglieri di opposizione (e talvolta anche della sua maggioranza). Perché l’arroganza e la rozzezza vengono da molti recepite (in parte a ragione) come la dimostrazione di avere le palle. In definitiva, piace la sua ispida concretezza, a mio parere soprattutto apparente, ma percepita come tale. Caso emblematico lo scontro con l’UNESCO in occasione della minaccia di inserire Venezia nei siti patrimonio dell’umanità a rischio. La sua risposta è stata greve e del tutto fuori luogo (vedasi anche http://www.luminosigiorni.it/2016/07/il-penultimatum-dellunesco/) però ha dato voce a tutti coloro che non ne possono più di soloni strapagati lontani anni luce dai problemi della città.
Ha peraltro dimostrato di avere ragione lui perché è l’UNESCO che è venuta a Canossa. La Direttrice Irina Bokova si è recata a Cà Farsetti per “fare pace” con Brugnaro, con un comunicato congiunto alla tarallucci e vino in cui si parla di collaborazione per il bene di Venezia. Non solo: adesso il 23 p.v. Brugnaro va a Parigi, invitato dalla Bokova come ospite di riguardo per spiegare (lui!, non lo Stato Italiano!!) cosa si intende fare per evitare l’inserimento di Venezia nella famigerata black list.
Resta, per chi scrive, una sgradevole sensazione di inadeguatezza, evidentemente non condivisa da 6 veneziani su 10. Soprattutto inquieta la scarsa percezione che sembra nutrire dei problemi della città d’acqua (con alcuni scivoloni clamorosi), in primis la tutela della residenza. Poiché è del tutto verosimile che a Ca’ Farsetti Brugnaro rimarrà per un bel po’ è importante che tutti, opposizione e non, facciano uno sforzo costruttivo per imporre il tema.





