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18 Settembre 2026L’antifascismo è un valore imprescindibile per chi si dice e si sente democratico, progressista, riformista? Certo che sì. L’antifascismo è oggi un cemento sufficiente a unire mattoni, di diversa provenienza e fattura, per costruire un muro in grado di fermare la tendenza mondiale verso una destra sempre più razzista e totalitaria? A mio avviso no, non lo è perché non stiamo parlando del fascismo all’olio di ricino, al manganello, a mano armata dei latifondisti e padroni delle ferriere; stiamo parlando di formazioni politiche e sociali che rispecchiano i bisogni dei padroni di pacchi, algoritmi e dati.

Metto a confronto il quadro di Pellizza da Volpedo con una delle tante fotografie delle recenti manifestazioni “antifasciste”. Cosa leggo nel primo? Dignità, coraggio, unità, forza. Nella seconda invece rabbia, insicurezza, debolezza. I primi non hanno bisogno di striscioni, urla, canti e slogan da megafono, il loro aspetto basta e avanza ad esprimere la determinazione che ha poi costruito, dopo il drammatico periodo nazifascista, le democrazie occidentali che, nel bene o nel male, hanno attutito gli effetti del capitalismo industriale, regalando a intere generazioni anni di pace, di assistenza sociale, di sicurezza e di benessere abbastanza diffuso.
Per questo ritengo che questo antifascismo sia solo un rito collettivo di rassicurazione, non un progetto politico, non un processo sociale o una alternativa all’ordine di poche grandi multinazionali. Queste hanno accumulato più potere degli Stati-nazione, cercheranno di imporsi attraverso figure politiche che magari potranno anche ricordare Benito, Adolf e Josif, oppure saranno diametralmente diverse come Trump e Meloni, ma che hanno o avranno la stessa funzione: controllare le masse, farsi amare dai popoli… Tutto sommato hanno pure un compito molto più semplice, non hanno masse operaie sindacalizzate da dividere e controllare, hanno solo miliardi di consumatori da circuire senza più capi politici e solo con testimonial come Gerry Scotti o la Canalis.
E qui ritorno a Pellizza da Volpedo e al suo Quarto Stato, che si muove con un silenzio che fa paura, che avanza lento ma deciso, che guarda avanti, che pretende ed esige un futuro. Di questo abbiamo bisogno per deviare dalla rotta che il mondo sta prendendo: di nuove forme democratiche capaci di essere veloci nelle loro decisioni come le forze che devono contrastare. Al momento non ne vedo all’orizzonte, vedo uno spreco enorme di energie che si aggrappa ad un passato magari glorioso ma inefficiente. Il passato ci dice anche quanto sia facile raggirare un popolo. “Datemi una leva e solleverò il mondo” ha detto qualcuno; la leva ce l’hanno, ovvero l’immigrazione, ma la leva funziona in base a dove si mette il fulcro. Per ora il fulcro è nella posizione migliore per favorire le destre, e le sinistre si limitano disperatamente a tirare dalla parte più corta e debole, e neanche provano a spostarlo a loro favore.



