
Elezioni a Venezia: Il campo larghissimo, ma minato
26 Maggio 2026Le ragioni di una sconfitta
Lasciatemi dire che nelle dimensioni e nel grado di consapevolezza questa sconfitta è andata ben oltre la logica e il sentire comune.
Non è un mistero che solo una decina di giorni prima nel campo del Cdx la sconfitta di Simone Venturini fosse data come quasi certa e che l’esito migliore potesse essere un ballottaggio che in ogni caso avrebbe visto vincente Andrea Martella.
Non è un caso che nessuno dei leader politici di Cdx fosse venuto qui a fare campagna elettorale per Simone Venturini; l’eccezione di Salvini va circoscritta al progetto di realizzazione della nuova stazione di Mestre.
Non è un caso che tutta la serie di sondaggi prodotti fino al limite della praticabilità politica dessero un vantaggio di 6-7 punti percentuali alla coalizione di Csx con il che nessuno dei leader nazionali, che sono transitati da Piazza Ferretto e dintorni a sostenere Andrea Martella, avesse avuto il benché minimo dubbio.
Dopo di che dei sondaggi sarebbe meglio diffidare perché, come dice il prof. Feltrin, “da tempo, secondo me, l’attendibilità dei sondaggi equivale al lancio della monetina. Hai il 50% di chance di azzeccarci e la stessa probabilità di fare cilecca. Perché? Ci sono molte ragioni: la gente che non risponde più al telefono, infastidita dal bombardamento pubblicitario; l’esito incontrollabile delle rilevazioni sui social; i prezzi stracciati dell’offerta, ai quali corrisponde uno scadimento di qualità conseguente. Insomma, o si è disposti a spendere una cifra elevata per scandagliare davvero l’opinione pubblica, oppure i sondaggi servono tuttalpiù a sparare un titolone.”
C’è stata una diminuzione nell’affluenza al voto che testimonia una caduta di interesse verso i due contendenti, un loro scarso appeal e una loro scarsa capacità di attrazione, diminuzione nell’affluenza che “quelli che ne capiscono” interpretavano come favorevole a Martella che poteva contare su un elettorato più “incazzato” e più organizzato dalle macchine politiche (va a saver ti…)
E allora qualche domanda bisogna pur farsela e cercare di capire perché c’è stato un ribaltone di queste proporzioni, 12 punti di differenza fra Venturini e Martella con la conseguente vittoria al primo turno di Simone, che con la sua lista, che conteneva tutti i consiglieri e tutti gli assessori uscenti di matrice Fuxia, cannibalizza tutte le componenti della sua coalizione portando a casa un significativo 30% e 14 consiglieri in assoluta sovrapposizione e continuità con la lista del suo mentore.
La prima sorge spontanea: Andrea Martella era il candidato giusto nel momento giusto? A questa domanda alcuni di noi avevano risposto – in tempi non sospetti e con tutti i margini di manovra disponibili – che forse sarebbe stato meglio puntare su una candidatura civica che aveva fatto capolino e che avrebbe voluto però essere chiamata/investita da tutto il Csx. Già questa era una pia illusione, per cui, scaduti i termini di un’attesa che ricordava molto Godot, anche per una parte fra i più convinti di quella indicazione, non è rimasto che acconciarsi a sostenere lealmente e apertamente Andrea Martella.
Va detto che la sua disponibilità è stata sempre totale, ha incontrato decine, forse centinaia di realtà sparse nel territorio, ma la campagna che gli è stata cucita addosso era volta a fidelizzare la sua comfort zone e solo in pochi casi lo si è portato a contatto con i mondi che non lo conoscevano o che avrebbero avuto bisogno di conoscerlo di più.
A Martella è mancata quella spinta programmatica fatta di concretezza e di sostanza (cosa faccio e come lo faccio) tenendolo molto sul suo standing di professionista della politica a parlare di principi ideali, di idee spesso generiche, qualche volta lontane dalla realtà quotidiana ma troppo spesso agganciate ad un patrimonio ideologico orientato al NO distribuito variamente all’interno della sua coalizione.
A Martella è mancata quella carica di spontaneità e quella forza emotiva che “scalda i cuori” e che fa sognare l’elettore medio che ormai si è abituato a leggere, vedere, consumare l’informazione solo su questi parametri.
A Martella gli oppositori hanno cucito addosso l’impronta del “paracadutato” da Roma, dell’algido rappresentante della politica parlamentare anche se le sue competenze, maturate in quell’ambito, avrebbero potuto essere dei punti di forza per una città che aveva perso appeal e interesse proprio nelle stanze romane.
Verso Martella ha pesato una certa dose di diffidenza, soprattutto nei ceti più popolari, verso le proposte di integrazione che si sono concretizzate con una presenza di candidature eccessivamente caricate sia nei significati che nelle modalità in cui si sono autorappresentate.
Verso Martella ha influito negativamente l’incertezza sulla riconversione industriale di Porto Marghera e ancor più l’indeterminatezza sulle soluzioni portuali da attuare a breve rinviando ad una “ordinaria manutenzione” da farsi fra mille cautele e mille distinguo e in prospettiva traguardando ad un futuribile porto off-shore. Vaglielo a spiegare ai più di 20mila addetti alla portualità veneziana e soprattutto a tutto quel mondo che vorrebbe affacciarsi al lavoro e trovarne qualcuno di diverso dal turismo predominante.
E c’è da dire che il contributo che hanno portato tutte le liste che componevano la “Stagione buona” è stato deficitario in maniera significativa per quelle a caratura nazionale, per non dire che è stato del tutto marginale per quelle “di contorno” che hanno racimolato percentuali irrisorie tanto da tenerle fuori dal Consiglio Comunale.
Certo che cambiare tre denominazioni in sei anni e in tre successive tornate elettorali – Comunali 2020, Regionali 2025, Comunali 2026 – come ha fatto il “centro riformista” ci vuole del coraggio, della sfrontatezza e tanto avventurismo per pensare poi di riuscire a catturare l’attenzione e soprattutto il consenso dei cittadini.
Da ultimo serpeggia l’illusione che a Venezia Centro Storico sia possibile determinare gli orientamenti e le scelte in virtù di una vittoria inequivocabile di Martella su Venturini. Magra consolazione che definisce la marginalità, non solo nei numeri, della parte più rappresentativa dell’intero Comune di Venezia dove il tasso di conservatorismo è molto alto, dove ci si aggrappa alla numerosa e prolifica presenza di associazioni di vario titolo e umanità, senza mai considerare la loro assoluta autoreferenzialità e il loro vivere nel modo ben definito dalla teoria matematica degli insiemi.
Che il Centro Storico rappresenti la Venezia a caratura internazionale che la proietta di fatto nell’ambito delle capitali europee è un fatto che prescinde dalla capacità del governo locale, come ha dimostrato tutta la modestissima sindacatura brugnariana.
Facciamoci tutti un augurio: che Simone Venturini sia capace di circondarsi di gente capace all’altezza di questo status e che riesca a dare concretezza ad una serie di promesse che nel suo programma non erano del tutto insignificanti e che in molti punti coincidevano con le proposte di Andrea Martella.
Per dire che sono stati altri i fattori che hanno determinato la inaspettata sconfitta di Andrea Martella e che forse un terreno di confronto civile e costruttivo sia possibile adesso che quell’insopportabile, arrogante e volgare persona che ci ha governato negli ultimi undici anni è fuori dai giochi.
Almeno così si spera.



