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26 Giugno 2025Diciamo subito una cosa: le nozze tra Bezos e Sanchez mettono in scena un tripudio sfrontato di opulenza, un’ostentazione tanto abbagliante quanto vuota che a molti (tra cui chi scrive) possono legittimamente suscitare un moto di ripulsa e un profondo fastidio.
Ripeto: è assolutamente legittimo, come del resto è altrettante legittimo che ad altri suscitino curiosità e uno smisurato interesse per la parata di ospiti eccellenti che verranno in città.
Ciò detto, il matrimonio è interamente pagato (tanto) dai novelli sposi, porterà un indotto economico molto significativo, farà felici molte categorie economiche (prevengo un’obiezione: no, non solo le grandi e anonime catene alberghiere.. anche artigiani, commercianti e operatori locali) e, soprattutto, non inciderà sostanzialmente nella vita quotidiana dei comuni mortali. Come del resto non è capitato con altri matrimoni eccellenti, vedi Morata/Campello o quello del divino George Clooney con la bella Amal Ramzi Alamuddin, certo in confronto non così sfarzosi ma pure loro lontanissimi dagli standard della gente comune. Ad essere precisi, nel 2011 si è celebrato un matrimonio da mille e una notte di una ereditiera indiana, tale Vinita Agarwal, che rivaleggiava in sfarzo (e budget.. anche in quel caso si era parlato di circa 20 milioni di dollari) con quello del magnate americano.
In occasione di quegli eventi, a meno che la memoria non mi inganni, non era montata l’onda di proteste e contestazioni cui stiamo assistendo, in ogni caso nulla di lontanamente comparabile con quanto si è verificato in questa occasione. I motivi di questa diversità si possono fare risalire a due motivi: 1) scatena la tematica, sempre più rovente, dell’uso (o abuso) della città, dell’utilizzo della stessa come vetrina, della mercificazione, dello stupro del delicato tessuto urbano, si incista con il tema sempre più drammatico dell’overtourism (ma qui c’entra davvero poco). 2) è dovuta all’antipatia dei promessi sposi: Bezos non è un divo del cinema, né un asso del pallone ma un uomo ricchissimo e potentissimo, amico del trucido Trump e rappresenta plasticamente il capitalista che genera sì lavoro ma di bassa manovalanza e soprattutto è uno dei fattori che hanno sconvolto il sistema commerciale esistente, è colpevole di tante ricadute negative per i negozi tradizionali, di impatto ambientale e varie altre nequizie.
Ancora una volta, si può avere del tutto legittimamente una considerazione anche pessima di Bezos, del modello di capitalismo che rappresenta, si può considerare il commercio elettronico una iattura.
Ma quello che non è accettabile è l’arroganza di imporre una concezione da Stato Etico. Un modello di società in cui qualcuno — forte di una presunta superiorità morale — si arroga il diritto di stabilire, per tutti, cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia lecito o vietato. Per i manifestanti, Bezos è il simbolo di tutto ciò che odiano: lo sfruttatore di lavoratori, il fiancheggiatore di Trump, l’occupante di una città (accusa quest’ultima ridicola, in una città quotidianamente invasa da orde di turisti) e dunque, forti di questo autoattribuito mandato di purezza, hanno il diritto di impedire fisicamente l’accesso ai siti delle varie celebrazioni, di impedire il transito via acqua e via terra in tutti i modi (naturalmente non violenti, eh? Ci mancherebbe.. loro sono i buoni..), insomma si arrogano il diritto di decidere loro chi e cosa possa fare. A che titolo, con che legittimazione, con che diritto? E chi stabilisce qual è la soglia di accettabilità di un evento? Il numero di abiti della sposa? Le idee politiche dello sposo? Il budget della festa? La provenienza dei soldi? È una pretesa grottesca, un cortocircuito logico.
Qualcuno, maliziosamente ha fatto notare che in questo caso sono forse più i manifestanti che sfruttano Venezia, che utilizzano la visibilità e l’attrattiva mediatica della città per farsi pubblicità a buon mercato. Forse un po’ ci coglie, ma questa spiegazione è in un certo senso consolatoria. Presume una razionalità nel comportamento, ancorché cinica e utilitaristica, ma almeno appunto razionale. Io temo invece che la motivazione principale sia davvero la convinzione da parte dei vari dimostranti – ANPI (l’ANPI!!), il gruppo Salviamo San Piero e Sant’Anna, Adl Cobas, Biennalocene, No Grandi Navi, Extinction Rebellion e varie altre organizzazioni – di essere davvero i depositari del Giusto. Ovvero una cosa assolutamente fuori della realtà, roba da guardie della rivoluzione islamica, da Afghanistan, nemmeno concepibile in una società liberale.
Chiosa finale: è un triste paradosso che proprio a Venezia si contesti chi ha creato il fenomeno del commercio elettronico quando questo, per Venezia isola, presenta un non trascurabile vantaggio: la piattaforma di Amazon ti consegna a casa qualunque cosa allo stesso prezzo che se la consegnasse in terraferma. Non c’è un sovraccosto, non il solito plus per il trasbordo gomma/barca, insomma Amazon offre a noi veneziani quel sottile piacere, quasi erotico (che solo chi deve convivere con trasbordi e mototopi può capire) di non doversi sentir dire “ah, state a Venezia? Allora dovete pagare a parte il trasporto..”. E scusate se è poco.
Immagine di copertina © Venezia Today



