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Sabato 2 settembre, weekend della Regata, della Mostra del Cinema, dunque verosimilmente il picco di presenza turistiche in città nell’intero anno, sono andato alle Gallerie dell’Accademia. Volevo vedere una mostra temporanea (del pittore Philip Guston) rivelatasi per la verità assai deludente e, poiché per vedere la mostra avevo dovuto comprare il biglietto per il museo principale, ne ho approfittato per rivedere, dopo molto tempo dall’ultima visita, le Gallerie. Con mia sorpresa mi sono ritrovato a girare per sale semideserte, in una tranquillità assoluta.

Ora, le Gallerie dell’Accademia, nonostante alcune dolorose assenze temporanee (per esempio la Cena in casa di Levi ed il Ciclo di Sant’Orsola) sono e restano una pinacoteca di primissimo ordine. Con il valore aggiunto di essere magnificamente omogenea, percorrendo essa la storia dell’arte veneta dalle origini all’Ottocento, mettendo in mostra una parte importantissima dell’anima stessa della città e rappresentando superbamente il ruolo fondamentale avuto da questa nella storia dell’arte figurativa occidentale.

La Tempesta del Giorgione, uno dei tanti capolavori dell'Accademia

La Tempesta del Giorgione, uno dei tanti capolavori dell’Accademia

Solo per questo, oltre che naturalmente per la concentrazione di capolavori, dovrebbe costituire una tappa ineludibile nella visita della città, perlomeno per il turismo moderatamente colto. Invece nulla di tutto questo, l’Accademia langue oltre il ventesimo posto, per numero di visitatori, nella classifica dei musei statali reso pubblico dal MIBAC (vedasi http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_892096923.html). Si attesta (abbastanza uniformemente negli anni) poco sopra i 300.000 visitatori ovvero uno su cento degli asseriti 30 milioni di visitatori annui. Un dato abbastanza desolante. Dovuto verosimilmente a molteplici fattori. Diamo un’occhiata alla classifica sopra citata per capirci di più.

Una prima considerazione generale è la sensazione di stupefatta ammirazione, solo a scorrere l’elenco, per l’incredibile patrimonio artistico che il nostro Paese offre. Ogni tanto giova ricordarci che siamo dei privilegiati.. Venendo al merito, star assoluta della classifica è il complesso Colosseo + Foro Romano (6,5 milioni di visitatori), secondo posto, molto staccato, per Pompei (3,3 ml) e terzo gli Uffizi (2 ml). Seguono l’Accademia di Firenze (1,4 ml) e via via gli altri con numeri molto inferiori.

Tenterei queste considerazioni:

  • prevalgono i musei facili (o presunti tali). Il Colosseo e Pompei impressionano ed attirano anche il turista dell’Oklahoma che crede che Carpaccio e Caravaggio siano la stessa persona. Ma anche la buona performance del Museo Egizio di Torino (quasi 900 mila) si spiega con questa logica: mummie e sarcofagi sono attrattivi anche se lo spettatore non conosce (e capisce) nulla di quello che vede;
  • piacciono parecchio le località con palazzi o attrattive naturali che facilmente sono meta di una gita di giornata (Venaria, Caserta, Tivoli, Sirmione, Paestum, Castel del Monte): non molto impegnative culturalmente (un bel palazzo o un giardino li gustano tutti), puoi portarci i bambini, poi tutti a mangiare in un bel ristorante;
  • tutto sommato piace più la scultura della pittura: sorprendono positivamente i 450 mila del Museo Archeologico di Napoli e probabilmente anche l’Accademia di Firenze e  la Galleria Borghese (questa sopra il mezzo milione di visite) attraggono più per queste che per i dipinti.
Paola Marini

Paola Marini

In definitiva, il turismo museale pare privilegiare affascinanti rovine antiche, palazzi e giardini barocchi e musei storici, al limite le statue ma ai quadri fatica ad approcciarsi. Spicca in questo senso la bassa performance della Pinacoteca di Brera, con più o meno gli stessi visitatori dell’Accademia. Unica eccezione gli Uffizi, evidentemente favoriti dalla rinomanza internazionale, un po’ come il Louvre.. non puoi andare a Parigi senza entrare al Louvre (anche se non te ne può fregare di meno). Perché i quadri attraggono poco? Credo che sia perché sono più faticosi e più per iniziati. Se non si ha il background per cogliere il respiro monumentale del Cristo morente di Mantegna, se una Madonna col Bambino di Cosmè Tura appare solo come una donna “brutta” (gli esempi sarebbero ovviamente infiniti).. ma chi te lo fa fare di stancarti  a gironzolare per stanze (sì perché camminare, fermarsi in piedi davanti ad un quadro, fare pochi passi e rifermarsi e poi riprendere a camminare.. è molto stancante) in rispettoso silenzio e non poter neppure farti un selfie?

A queste considerazioni generali aggiungerei un fattore del tutto locale: alle Gallerie dell’Accademia di Venezia fa concorrenza.. Venezia stessa. Venire a Venezia e rinchiudersi in un museo sembra quasi uno spreco di tempo. La città infatti è tutta (ma proprio tutta) un piacere per gli occhi e ne sei già saziato dal girovagare a caso lungo qualsiasi dei suoi sestieri. Ma è un peccato: i Carpaccio, Giorgione, Cima, Bellini, Tintoretto, Veronese, Tiziano e compagnia meriterebbero folle di appassionati devoti. Quest’anno cade il bicentenario del glorioso museo. Contiamo sull’ambizione della direttrice Paola Marini per un deciso rilancio.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Luigi Marchetti

    Condivido le tue osservazioni, anche se distinguerei maggiormente tra musei veri e propri e monumenti. Comunque prevale la visibilità e la fruibilità più veloce, per il turista, e probabilmente è più diffusa l’identificazione tra il Louvre e Parigi, come tra il Prado e Madrid, cioè prevalgono i simboli della città. La facilità di fruizione ha la sua importanza; anche se il turismo nelle città d’arte, visto nel suo insieme, ha aspetti positivi, in quanto può contribuire ad innalzare i livelli di conoscenza, non bisogna dimenticare che per apprezzare certi musei, ma anche certe aree archeologiche come per esempio Siracusa, ci vuole un minimo di preparazione, ed una buona parte dei turisti ha una preparazione e cultura artistica medio-bassa, se non alquanto bassa: più volte ho ascoltato le guide lamentarsi di questo, e mi sono divertito alle loro classifiche sui turisti con ignoranza più marcata (americani soprattutto)!