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Tutta da vedere (o rivedere) la registrazione che trovate sulla pagina Facebook di Luminosi Giorni del webinar organizzato dalla nostra testata assieme agli amici di SoloRiformisti intitolata “Venezia e Firenze: turismo, quale governo?” con preziosi interventi, ricchissimi di dati e spunti sul tema overtourism, circa il quale tutti gli intervenuti concordano che è drammatico per Venezia e molto serio per Firenze che, in mancanza di interventi specifici, è destinata a ripercorrere lo stesso degrado della prima. Paolo Costa, con una felice metafora, lo indica come un “piano inclinato” su cui le due città (e naturalmente non solo queste due) stanno scivolando via via più velocemente.

È un gradito dovere ringraziare Marco Borghi, Presidente della Municipalità di Venezia Murano e Burano, per l’attenzione dimostrata portando il suo saluto e le sue osservazioni.  Lo dico con una punta di stizzita delusione per il fatto che Marco è stato l’unico amministratore, dei quattro invitati, che si è degnato di portare il suo saluto. Quindi grazie Marco, sentitamente.

Non tento di sintetizzare i vari interventi; ripeto: vanno visti TUTTI e integralmente nella registrazione sopra ricordata e del resto si è già felicemente cimentato nello sforzo l’amico Mauro Grassi su SoloRiformisti https://www.soloriformisti.it/difendere-le-citta-darte/ .

Mi limito a qualche velocissimo commento a quanto ha detto il prof. Paolo Costa che, dopo gli interventi di accurata analisi dei dati del fenomeno, ha centrato la sua relazione sui possibili rimedi. Il prof. Costa ha ricordato che questi sono di due tipi: pro-biotico e anti-biotico. La prima categoria comprende le misure tese a tutelare e creare (appunto essendo pro vita) ambiti di attività e reddito alternativi al turismo che pesano oggi, approssimando, a Venezia tanto quanto l’intera industria turistica e a Firenze il doppio della stessa (lo ricordo perché troppo facilmente si tende a pensare che il turismo abbia già “mangiato tutto”). Per Venezia cita inevitabilmente, come attività pro-biotiche Porto e Aeroporto. Fatalità, i due “nemici” giurati del mondo di anime belle che un giorno sì e l’altro pure piangono le sorti della città. Detto in altri termini, proprio coloro i quali sono (giustamente) più attivi nel denunciare la pericolosa evoluzione della città sono i più accaniti oppositori delle più efficaci alternative alla monocultura turistica.

Paolo Costa

La fattispecie degli anti-biotici, lapalissianamente, comprende quegli interventi tesi a limitare la potenzialmente onnivora macchina del turismo. Preferibilmente limitandone le ricadute perverse pagandone il meno possibile il prezzo. I due pilastri classici della categoria: 1) fermare la progressiva trasformazione delle unità immobiliari in B&B; 2) limitare gli arrivi tramite il deterrente del contributo di accesso. Su questo secondo punto Costa si dimostra piuttosto scettico, con convincenti argomentazioni, tra cui con sottile perfidia sottolinea che il contributo di accesso diventerebbe esso stesso una fonte di reddito a cui il Comune farebbe fatica a rinunciare e la difficile “convivenza” del contributo di accesso con le attività non turistiche. L’ex Sindaco infine sottolinea che limitare l’invasione a numeri accettabili (che potrebbero essere max 50000 visitatori al giorno) comporterebbe il taglio della “torta” di circa un terzo. Tradotti in termini di occupazione sono centinaia di esercizi, bar, ristoranti, negozi che dovrebbero chiudere. Impresa titanica che, mi è sembrato di cogliere, l’ex Rettore di Cà Foscari vede molto inverosimile, con quasi rassegnazione. Mi permetto su questo punto di essere meno pessimista. Perché vero che stiamo parlando di una botta di riconversione non da poco ma è pure vero che si tratterebbe di un processo graduale, esattamente come lo è stato quello contrario che ha portato al moltiplicarsi delle stesse attività (l’offerta inevitabilmente allineandosi alla domanda). Si cominci dunque ad esplorare con convinzione la prima delle attività anti-biotiche sopra citate (su cui mi pare neppure Costa ha espresso riserve).  È notizia di questi giorni l’annuncio del Sindaco di Firenze che proporrà una legge “salva centri storici” in questo senso che verosimilmente fa seguito al Decalogo stilato insieme a Venezia di cui presumo prosegua la filosofia. Iniziativa che ha già avuto l’adesione dei Sindaci di Venezia, di Verona e Bologna. Lo stesso Carlo Calenda, all’incontro al Laguna Palace di pochi giorni fa ha espresso identico concetto che ormai è l’ora di agire in modo mirato con lo strumento legislativo citando il caso eclatante del centro storico di Roma (che ovviamente soffre dello stesso fenomeno).

Insomma, è l’ora di reagire. Con coraggio e fermezza.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.