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16 Maggio 2025La realizzazione di un luogo di culto dignitoso per la comunità bengalese sembra arrivata a una svolta positiva e decisiva (ancorché tutta da realizzare) con la progettata moschea in Via Giustizia. Siamo alla fase iniziale, solo al preliminare all’acquisto, vanno risolti i nodi urbanistici, vanno trovati i soldi ma la strada tracciata sembra quella giusta. E direi che pure la localizzazione è ideale: sufficientemente centrale e facilmente raggiungibile e insieme isolata in modo che la verosimile alta frequentazione del sito non provochi disagi o impatti su altre attività.
Se va in porto l’operazione, una consistente fetta di popolazione (qualcosa come 30.000 abitanti tra residenti e non) della città avrà finalmente un luogo degno ove esercitare il suo credo, si risolverà un problema che si era incancrenito sulla difficile praticabilità di soluzioni posticce (tipo riutilizzo di strutture non adeguate e in luoghi impropri), vi sarà una riqualificazione di un’area oggi molto critica quanto a degrado e criminalità e, ciliegina sulla torta, l’Ente pubblico non spende nulla (l’operazione è interamente autofinanziata dalla comunità bengalese tramite, questa almeno è l’idea, crowdfunding). Di fronte a tale prospettiva, qualsiasi Amministrazione comunale, di qualunque colore, farebbe ponti d’oro. E infatti tutte le forze di maggioranza, tranne la Lega, vi guardano con favore. Favorevolissima anche Azione, che anzi rivendica la primogenitura dell’idea e in effetti ha da subito espresso un chiaro apprezzamento. Dall’opposizione pochi segni di vita (Saccà del PD) ma quei pochi a favore e comunque si può intendere che quanto meno sia un silenzio assenso (fermo restando che una presa di posizione esplicita sarebbe stata oltremodo apprezzabile). In questo panorama di sostanziale condivisione bipartisan si staglia fragorosa l’opposizione ferocemente contraria della Lega. Tanto più fragorosa in quanto la Lega è in maggioranza.
Il florilegio di dichiarazioni contrarie spazia su una vasta gamma di motivazioni, anche le più improbabili. L’impressione, sinceramente, è che siano tutte ex post, ovvero la contrarietà sia un assioma e che le obiezioni siano invero puri pretesti. A cominciare dal vetusto (e insopportabile) “ci sono altre priorità”. È un’argomentazione priva di senso, una cosa se è giusta la si fa, hic et nunc, senza chiedersi se ce n’è una più giusta o più urgente. Non è in concorrenza con altre, non porta via tempo e risorse ad altre operazioni. È un’argomentazione che non è certo imputabile alla sola Lega, s’intende, è usatissima da ogni forza politica per opporsi a qualcosa senza assumersene la responsabilità. Insomma, il “ci sono altre priorità” è sempre una colossale ipocrisia.
Ma poi si entra nel merito: ecco il rischio di infiltrazione di soggetti fanatici come se l’assenza di un luogo identificato e alla luce del sole – e dunque più controllabile – non fosse in realtà molto più tendenzialmente pronubo al diffondersi di messaggi fondamentalisti e non verificabili per tempo. Ecco l’assenza di un accordo formale con lo Stato Italiano ai sensi dell’art. 8 della Costituzione (che in nessuna maniera impedisce la creazione di luoghi di culto diversi dalla religione cattolica), oppure un vaghissimo (tipica “palla in tribuna”) la comunità bengalese deve dare prima un segnale di dialogo costruttivo con la città, per finire con espliciti richiami identitari tipo “le nostre radici sono cristiane” o “solo campanili nelle nostre città, non minareti”. No alla moschea perché questi ci vogliono colonizzare, che vadano a casa loro, se vogliono pregare lo facciano a casa e così via. Insomma, siamo al cuius regio, eius religio.
Ora, qui c’è certamente un retropensiero di doppia convenienza elettorale: da un lato la Lega si erge come baluardo verso l’invasione degli stranieri e va a caccia di voti nella parte di popolazione in cui questo sentimento è radicato. Dall’altro opporsi al sorgere della moschea vuol dire perpetuare un problema su cui la Lega stessa fonda le sue fortune elettorali (quindi non sia mai che venga risolto..).
Riprovevole, biasimevole, criticabile? Per chi scrive. certamente ma è un malcostume che esiste da sempre ed è utilizzato da tutti, destra e sinistra (pensiamo per esempio alla retorica sulla pace, tanto per rimanere in un tema molto acceso oggi). Il problema però è che, basti vedere i commenti sui social, la Lega intercetta un sentimento condiviso da una significativa parte di popolazione. Sentimento che si fonda su almeno uno di questi assunti:
- È assolutamente possibile, giusto e comprensibile negare a (nel caso di Venezia) 30.000 persone la possibilità di praticare il proprio culto. Questa appunto non è una priorità.
- Che è concepibile rimandare tutti gli immigrati a casa loro, che non rompano più le scatole.
Non ci vuole un genio per capire che entrambi questi obiettivi sono assolutamente fuori della realtà, oggettivamente irrealizzabili. Il primo obiettivo, anche escludendo ogni considerazione nobile (di solidarietà, inclusione, ecc.), anche col tutto il cinismo possibile, non tiene conto che la professione della propria religione è un bisogno (a maggior ragione perché contiene elementi identitari) sentito come un diritto naturale. È la legge non scritta di Antigone, lo puoi limitare e/o impedire a piccoli gruppi isolati, non a una comunità di 30.000 persone. Questi in qualche modo si organizzeranno, faranno casino, metteranno su luoghi di preghiera nei posti più improbabili e inadeguati. Consentire un esercizio della fede in modo ordinato e controllato è dunque socialmente conveniente, anche per considerazioni di puro pragmatismo.
Ancora più surreale il secondo obiettivo. I bengalesi (come altre comunità straniere) sono ormai radicati, hanno comprato casa, hanno figli che frequentano la scuola, sono una componente essenziale della forza lavoro, fanno attività che ormai gli autoctoni non vogliono più fare, senza di loro il declino demografico sarebbe ancora più drammatico di quello che comunque è. Qui sono e qui resteranno.
Allora viene spontaneo chiedersi: ma se questi nostri concittadini hanno aspettative così palesemente infondate, allora significa che sono degli idioti? Beh, magari non saranno delle aquile ma è impossibile che esistano tante persone così stupide da non arrivare a conclusioni così elementari. Allora è necessario supporre che agisca in loro un meccanismo che obnubila la capacità di raziocinio, che prevalga una motivazione “di pancia”. Motivazione mi pare sia stretta parente di quella che Luca Ricolfi illustra brillantemente nell’editoriale di domenica 11 u.s. e che lui tenta di battezzare regressismo o indietrismo. Un sentimento, cioè, che si nutre del rimpianto per un mondo che non c’è più, dove gli immigrati e i problemi connessi non esistevano, e che un po’ infantilmente si vagheggia possa tornare. Stesso meccanismo mentale (rimando ancora all’ottimo Ricolfi) che si attua per molti altri argomenti che sono il comune denominatore della narrazione dei partiti di estrema destra (e non solo).
Tornando all’argomento di partenza, è ovvio che errore parimenti grave sarebbe quello di ignorare i seri, serissimi problemi che comporta la coesistenza tra comunità on background migratorio. Ce ne siamo occupati molte volte su questa testata (per esempio https://www.luminosigiorni.it/cultura/il-difficile-esercizio-della-convivenza/) e dunque non entriamo nel merito. Non ci sono soluzioni facili o immediate, la politica da perseguire è complessa, fatta di dialogo, di corsi di lingua, servizi di prima accoglienza e insieme di draconiana pretesa del rispetto delle regole di convivenza e comportamento. Vaste programme, certamente, e chi dice che sia facile è o stupido o in malafede. Ma certamente NON va nella direzione giusta negare la moschea ai bengalesi.
Immagine di copertina © Venezia Today



