
E’ urgente un riequilibrio europeo dell’Alleanza Atlantica
22 Maggio 2025
Promesse elettorali e cruda realtà
25 Maggio 2025A Milano nei giorni scorsi è nato il Circolo Matteotti con una chiara e dichiarata connotazione solidaristica e liberaldemocratica – il nome inoltre non lascia dubbi – , per unire nel dialogo il riformismo italiano, oggi troppo silente. E non è facile il dilemma che sorge subito nell’esprimere un giudizio a caldo su questa nascita. Aprendo il link https://www.linkiesta.it/2025/05/manifesto-circolo-giacomo-matteotti/ appare l’appello fondativo del Matteotti, pubblicato sulla rivista web L’INKIESTA. E lo si troverà indubbiamente interessante e non banale. Spulciando la lista dei promotori si leggono nomi di rango nazionale provenienti da Italia Viva, +Europa, Azione, insieme ad altri provenienti dal Partito Democratico, i cosiddetti ‘riformisti’ del PD, quelli che, per intenderci, hanno recentemente approvato il re-arm europeo.
Potrebbe essere una buona notizia nell’immobile e disastrato mondo esterno allo schema rigido del bipolarismo italiano, ma si pone in tutta evidenza un dilemma di fondo: segnalare la nascita del Matteotti come novità reale nel panorama politico italiano? O derubricarla già in partenza ad ennesimo tentativo, nobile nelle intenzioni, ma più o meno inutile, di rifondare il riformismo democratico italiano, attraverso una ‘già vista altre volte’ quanto improbabile operazione pre politica e culturale?
Si è tentati da quest’ultima lettura per una considerazione semplice semplice: è un’iniziativa, lodevole ma in odore di velleitarismo. Nell’incapacità di fondare seriamente in Italia una rappresentanza politica diretta di impronta social-liberaldemocratica e seriamente riformista, colmando un evidente enorme vuoto politico, ci si rifugia una volta di più nel circolo culturale. Una comfort zone in cui buttar lì idee senza poterle far incidere politicamente in alcun modo, visto che ognuno dei promotori resta poi ancorato ai propri partiti. Ognuno immobilizzato dalle dinamiche delle proprie appartenenze, dalle rendite di posizione che esse danno e dagli psicodrammi personalistici. Uno spettacolo disarmante, che getta una luce di dubbio sulla effettiva volontà di questa proposta. Che non sia un modo di rifarsi una verginità, compromessa dalla quotidiana pratica in parlamento e a cascata nella politica locale, contrassegnata dall’incapacità di cui sopra?
Siccome però un certo utile relativismo in tempi grami deve tenerci a galla per non affondare nel peggio, proviamo a nobilitare il noto motto ‘piuttosto che niente è meglio piuttosto’. E diamo al Circolo Matteotti l’ennesima chance data ad altre iniziative di tal segno, non fosse per il fatto che in questo caso i riformisti del PD dopo tanto silenzio lanciano un segnale, escono allo scoperto e scelgono un interlocutore dialogante nell’area che compete loro.
Quindi ‘ se son fiori….’.
Certo si tratterebbe di far crescere tale esperienza anche in altre realtà, come la nostra veneziana per esempio, ma in questo caso il lavoro è ancora più improbo, perché i mini partitini teoricamente socalibdem sono larve o chiusi nella loro microrealtà, più partitocratici a livello locale che a livello nazionale; e soprattutto qui a Venezia dei riformisti del PD neanche l’ombra. Noi di Luminosi Giorni accoglieremmo la sfida di un progetto quantomeno culturale, siamo nati per questo. Ma con chi? E di che segno?
Anche la domanda ‘di che segno?’ non è secondaria per il Matteotti e per le potenziali applicazioni locali. La fisionomia del circolo culturale consente di glissare sull’imprinting politico. Ma c’è sotto sotto una scelta di campo che guarda comunque a sinistra? Pur sapendo che a sinistra l’interlocutore, il potenziale alleato è venato, dentro e fuori al PD, di quel radicalismo/massimalismo che qualsiasi ipotesi riformista dovrebbe rigettare in partenza? Oppure si fa strada una più stretta ma coerente ipotesi di autonomia, con quell’impronta che troppo riduttivamente è sta definita di terzo polismo?
Anche questo ce lo diranno i contenuti che il Circolo Matteotti esprimerà. Con tutte le difficoltà di adeguare i contenuti agli schemi rigidi che la politica delle appartenenze vuole farci accettare. Almeno questi schemi rigidi in partenza, andrebbero rimessi in discussione. E sarebbe già un buon inizio.



