
CIRCOLO MATTEOTTI, NUOVO CONTENITORE RIFORMISTA: BLUFF O PROPOSTA SERIA?
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27 Maggio 2025Mosca proporrà ed è pronta a lavorare con la parte ucraina su un memorandum a proposito del futuro accordo di pace determinando una serie di posizioni come, per esempio, i principi di ricomposizione, i tempi di un’eventuale conclusione dell’accordo di pace eccetera, compreso anche un possibile cessate il fuoco per un determinato periodo, in caso del raggiungimento delle rispettive intese.
Queste sono le parole di Putin dopo la telefonata con Trump, su cui alcuni fiduciosi riponevano molte speranze. Vediamo di tradurle in un linguaggio meno macchinoso: “la Russia propone di lavorare a un memorandum (of understanding), ovvero un “protocollo di intesa”, per stabilire come metterci d’accordo, sui tempi da darci per raggiungere tale accordo e perfino sul fatto se, nel frattempo, si deve cessare il fuoco. Ovvero: siamo disposti a prendere in considerazione la negoziazione non dell’accordo ma di un preaccordo NON vincolante (come tutti i memorandum of understanding) su come negoziare l’accordo. Per di più aggiungendo che “l’importante per noi è eliminare le cause profonde della guerra” ove per “causa profonda della guerra” si deve leggere “esistenza dell’Ucraina non assoggettata a Mosca”.
Ora, se questa non è una presa per i fondelli.. Naturalmente i vari Travaglio, Orsini, Basile, Canfora e compagnia si precipiteranno a spiegare che Putin ha tutte le ragioni, riproporranno la bufala dell’accordo già di fatto preso nel 2022 e saltato per colpa di Boris Johnson (a questo punto mi piacerebbe chiedere a Travaglio se l’accordo praticamente fatto era quello “vero” o il MoU di cui parla Putin) ma resta il fatto che ad oggi la posizione di Mosca non si è spostata di un millimetro qualsiasi posizione abbia preso l’Amministrazione Trump. Né bastone, né carota hanno sortito alcun effetto se non, appunto, questa ridicola proposta.
Persino Trump, dopo aver fatto finta di essere soddisfatto (“Russia e Ucraina inizieranno immediatamente i negoziati verso un cessate il fuoco e, cosa più importante, porre fine alla guerra”), ha di fatto ammesso il nulla di fatto arrivando a dire che se va avanti così, si sfilerà dal ruolo di mediatore perché “questa non è la nostra guerra, è la guerra di Biden e di Putin”. In conclusione, dopo aver fatto campagna elettorale dicendo che se fosse diventato Presidente avrebbe imposto la pace in un giorno (sorvoliamo su quale pace), essersi poi corretto parlando di qualche mese, ora addirittura adombra l’eventualità di mollare tutto, di lasciare la matassa ingarbugliata all’Europa o quant’altri e chi s’è visto s’è visto.
Si sono avute ripetute manifestazioni dell’arrogante sincerità con cui Trump rivela l’inconfessabile; una per tutte: il raccapricciante “rispettare la Costituzione? Non so se devo farlo, non sono un avvocato”. Così tante da presentare il rischio di abituarci tutti all’indicibile (e per chiarezza: la citazione appena riportata è assolutamente indicibile..). Qui, comunque, la brutale ruvidezza del Carotone ha il pregio di rivelare plasticamente un problema assolutamente generale, non certo limitato al solo Trump: il gap tra promesse (in campagna elettorale e no) e realtà. Fenomeno, dicevo, generale e assai presente anche nel nostro Paese dove è siderale la distanza tra la realtà e il dibattito della politica (che è alla base del via via più accentuato disamore dei cittadini che si disinteressano della politica e della bassa affluenza elettorale). È una postura che si attua in due modalità diverse e complementari.
La prima è quella appunto appena descritta: promesse mirabolanti assolutamente slegate dalla realtà e quindi impraticabili ma delle quali incredibilmente, giunti al hic Rhodus hic salta, nessuno chiede conto (e qui la responsabilità anche dell’informazione è notevole). Destra e sinistra, senza alcuna differenza. E così ci siamo bevuti il “abbiamo abolito la povertà” dei cinquestelle, le centinaia di migliaia di rimpatri di clandestini promessi da Salvini, l’abolizione delle accise sulla benzina di Meloni, così i fantasmagorici piani di finanziamento della Sanità Pubblica di Schlein con cifre assolutamente fuori dalla realtà praticabile. È un fenomeno bipartisan e a tutti i livelli: tra un anno si celebreranno le elezioni comunali a Venezia.. Prepariamoci già a sentire promesse di 3000, 5000, 10000 nuovi alloggi di edilizia pubblica, di eradicazione di ogni fenomeno di criminalità e degrado, di stanziamenti colossali nel welfare, nel trasporto pubblico, di soluzioni taumaturgiche del problema dell’overtourism.. tutte promesse senza alcun dettaglio del come, delle priorità, senza dire a discapito di cosa.
La seconda modalità è in un certo senso antitetica: non promettere nulla ma andare sui titoli o gli auspici, con un proliferare di mere espressioni di intenti vaghe e non misurabili.
Ripeto, è un problema generale della moderna società del consenso; spiegava impietoso Federico Oggian su questa testata qualche anno fa https://www.luminosigiorni.it/cultura/e-il-momento-di-uscire-dalle-ztl-anche-da-quelle-mentali/ che il comportamento umano, nelle scelte politiche, è tutt’altro che razionale e da qui bisogna partire, inutile prendersela con i cittadini che non agiscono razionalmente, meglio capire come prenderli per il verso giusto.
Sarò forse un illuso ma non riesco a rassegnarmi all’idea che i cittadini non possano essere coinvolti e ingaggiati con argomentazioni razionali e realistiche. Certo, costa fatica ed espone a delusioni e frustrazioni. Ma l’alternativa è consegnarci a demagoghi e arruffapopolo.



