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7 Luglio 2025Bezos se n’è andato profondendo spese e mance generose, ma lasciando sostanzialmente tutto com’era e confermando ciò che già sapevamo – i manifestanti anti Bezos (siamo in un paese democratico dove si possono anche fare anche gesti altisonanti quanto del tutto pleonastici) lo hanno ribadito – che la forbice tra i poveri e i ricchi nel tempo si è dilatata e rafforzata. E la politica può fare davvero qualcosa per cambiare questa ingiusta situazione? Mettere le cose in ordine? Difficile, guardando a livello mondiale la complessità del momento in cui viviamo e il potere indubbio del denaro. Non mi stupisce che ci siano i Trump, i Putin, i Netanyahu, come c’erano i Caini e gli Erodi perché gli uomini, in senso lato, hanno passioni spesso malvagie. Ciò che mi inquieta è il consenso che ottengono da chi non fa i loro interessi, ma lavora a tutt’altro. Ma si sa, il cuore è un guazzabuglio da qualunque parte lo si guardi.
Torniamo ai nostri problemi e vediamo se e come s’incrociano con il nostro “particulare”.. E guardo sulla mia scrivania tre libri da poco letti: un libro che analizza un periodo storico “Venezia 1968-2003. Tra innovazione culturale, regressione civile e riscatto sociale (Il Mulino 2024)”. Sono saggi a cura di Francesco Leoncini che spaziano dagli anni Sessanta tra “acqua granda”, scuola, cultura, musica, fenomeni in movimento fino ai progetti di trasformazioni urbanistiche e ricerche interdisciplinari. Certo è che i libri (tanti) che in questo periodo escono su Venezia di vario tipo – penso anche ai volumi e volumetti che l’insostituibile Giovanni Benzoni produceva per la Toletta edizioni e che certamente avrebbe prodotto ancora se non ci avesse lasciati un anno fa – hanno tutti le stesse modalità: una coralità di voci (raccontare i problemi di Venezia con una voce unica è ormai troppo complicato); alcuni spunti storici; una prospettiva nel futuro. Due libri, usciti nel 2024, sono tutti proiettati a costruire una visione di Venezia su cui ragionare di politica non in modo sfilacciato, estemporaneo, occasionale. “I futuri di Venezia” (Mazzanti libri 2024) curato da Alessio Vianello è il prodotto, di una trentina di cittadine e cittadini, con diversa formazione, professionalità e competenza, che, dopo aver lavorato per circa un anno con la metodologia “Strategic Foresight”, con uno sguardo lungo nel tempo e ampio nel territorio, mirano a costruire risposte possibili alle criticità individuate. Di questo ne ha già parlato su Luminosi Giorni Franco Vianello Moro “I futuri di Venezia”il 4 Dicembre 2024. Un altro libro “Venezia come stai? Giovani, base sociale e mercato del lavoro” (La Toletta edizioni, 2024) curato da Nicola Pellicani, è pure il risultato di un lavoro collettivo dove si raccolgono voci di esperti assieme a comuni cittadini e cittadine sensibili ai problemi del territorio. In ambedue vi è la parte di analisi e la parte dedicata agli obiettivi da raggiungere nel tempo breve-medio-lungo. Non voglio qui dilungarmi nell’analisi dei due testi perché prenderebbe troppo spazio, soltanto fornire delle indicazioni sommarie: i nove temi della città futura con le relative proposte per “I futuri di Venezia” (1.una città metropolitana europea; 2.una città animata e popolata; 3.una città accogliente; 4.una città dei giovani; 5.una città verde; 6.una città inclusiva e sicura; 7.una città portuale; 8.una città produttiva; 9.una città partecipata), le sei sfide e proposte di “Venezia come stai?” (1.Giovani e generazione Z; 2.residenza e governo del mercato immobiliare; 3.oltre il turismo: diversificazione della base economica e cittadina; 4.laguna e salvaguardia; 5.rigenerazione e commercio di prossimità; 6.welfare: scuola, sanità, servizi agli anziani).
Ambedue i testi partono dalle proiezioni dell’organismo internazionale IPCC (International Panel on Climate Change ) e dalle conseguenze che il cambiamento climatico porterà nel contesto lagunare, individuando la necessità di prevedere la realizzazione di un sistema fognario oggi inesistente per Venezia (I futuri di Venezia) e sistemi difensivi diversi dal Mose, ipotizzando anche una laguna con dighe chiuse che si aprono all’occorrenza come nei polder olandesi.(Venezia come stai). Nell’ottica del cambiamento va pensata anche la città green che riduca le emissioni di CO2, secondo i parametri già stabiliti in Europa, realizzando la green belt completando i parchi, i boschi già iniziati. Poi c’è Marghera che può offrire opportunità con la ZLS (Zona Logistica Semplificata) sia al distretto del riciclo, considerando il maggior valore che i rifiuti assumeranno nel futuro, superando la sindrome NIMBY (non nel mio giardino) (I futuri di Venezia p. 284) e/o per far crescere settori come l’industria del cinema che avranno necessità sempre più di spazi mirati. (Venezia come stai? p.94 I futuri di Venezia: hub della cultura a Marghera p.184). Poi vi sono settori presi in esame da ambedue i testi, come le abitazioni e la residenzialità, i trasporti e la circolazione, le produzioni culturali e il loro uso, la sicurezza. Due considerazioni. Primo: è decisamente positivo che settori dell’élite cittadina si siano da tempo impegnati in uno studio serio per affrontare le sfide del nostro tempo che impattano e travolgono un territorio così fragile e particolare com’è quello di Venezia e, di conseguenza, le nostre esistenze. Ci si augura possano dialogare tra loro e con i partiti più sensibili a queste tematiche in modo da produrre un cambiamento politico serio e lungimirante, ma – e qui sta l’altra riflessione, molto legata alle considerazioni che facevo in premessa (come abbiano potuto votare Trump cittadini e cittadine che non si avvantaggeranno mai dalla sua politica?) – come arrivare a dialogare con le persone del territorio che non riescono a vedere i propri interessi negati da una cattiva amministrazione e di contro a intravedere un possibile cambiamento? Come si può ascoltare, senza atteggiamenti ipocriti o manipolatori, i bisogni, indurre alla riflessione, uscire da slogan distraenti, per offrire una visione che, pur prospettando le difficoltà, senza false illusioni faccia intravedere la possibilità di vivere tutte e tutti meglio, con maggior giustizia per i più? Occorre offrire momenti di autentico studio: ad esempio che il problema porto ha ricadute anche per chi abita a Zelarino; che la riconversione di Marghera interessa i veneziani perché produce modalità lavorative diverse dall’industria turistica; che gli immigrati sono richiesti in attività specifiche lavorative e occorre fare i conti con il loro portato culturale e religioso specifico. Partiamo pure da qui e analizziamo in profondità il tema sicurezza con molto pragmatismo e intelligenza. Bisogna individuare nella società civile, al più presto, una figura di riferimento che, mantenendo una visione complessiva e articolata dei problemi, sappia declinare, una tempistica per una politica- laboratorio e che, in egual misura, abbia la consapevolezza, con lucida umiltà, che problemi complessi possono essere risolti soltanto coinvolgendo molte intelligenze (non solo artificiali), singoli cittadini e cittadine. La politica deve diventare una spazio condiviso da cittadini e cittadine responsabili e da chi aspira a diventarlo.



