
Cronache di un cinefilo dilettante
7 Settembre 2025
ANIMALS Il primo gradino*
11 Settembre 2025Luminosi Giorni ha già avuto occasione di esprimere il suo punto di vista in merito al dibattito sull’eventuale concessione a Venezia di uno Statuto Speciale (sulla scia del Disegno di Legge di Roma Capitale). L’opinione che è prevalsa è che si tratti di un’eventualità remota e che distolga l’attenzione dagli obiettivi più immediati di salvaguardia sociale della città. (ma rimandiamo su questo punto alla trattazione del tema di Lorenzo Colovini (https://www.luminosigiorni.it/politica-3/lo-statuto-speciale-non-serve-come-dare-un-futuro-a-venezia/).
Nel frattempo, abbiamo ricevuto e pubblicato questo articolo di Marco Zanetti (https://www.luminosigiorni.it/cultura/da-autorita-a-comunita-della-laguna/) in cui aggiunge una proposta di radicale trasformazione dell’attuale Autorità per la Laguna in un soggetto di governance per la città d’acqua e la Laguna (che lui chiama Comunità per la Laguna), e che, fra l’altro, prevede:
- Un organo di indirizzo costituito da saggi scelti per competenza ed esperienza ad assicurare rappresentanza a tutti i comuni che affacciano sulla Laguna, allo Stato e alla comunità internazionale (probabilmente si pensa all’ UNESCO);
- L’attribuzione del potere di partecipare ai prelievi fiscali e a garanzie di cui Venezia possa godere, come accadeva un tempo per i fondi provenienti un tempo dalla Legge Speciale istituita nel 1973
- L’attribuzione del potere di “regolazione delle presenze turistiche”
Per coerenza editoriale, osserviamo che, se in un precedente articolo sottolineavamo la non realizzabilità pratica di varie proposte, anche quella di Zanetti ci sembra non facile da concretizzare. Per chiarezza verso il lettore restiamo dell’idea già espressa in precedenza. La proposta Zanetti è una costruzione comunque stimolante, un contributo che volentieri abbiamo pubblicato, ma su questo argomento non rappresenta la posizione prevalente emersa in Luminosi Giorni.
Anche per chi non è addentro specificatamente alle dinamiche della questione sorgono alcune domande. Da quel che si intende quello proposto un ente di pari livello del Comune. Ma vi si affiancherebbe o lo sostituirebbe? E come vi si arriva? Perplessità restano anche per la presenza di rappresentanti nell’ente di membri dell’UNESCO, che nel passato ha già espresso troppa vaghezza e oscillazioni nelle prescrizioni per evitare l’inserimento di Venezia nella Danger List.
La proposta Zanettici dà però l’occasione per mettere a confronto in modo critico diverse visioni e concezioni della città e della sua governance. Si tratta di prospettive che spesso influenzano il dibattito cittadino in maniera sotterranea e inconsapevole, ma che invece può essere utile portare alla luce ed esplicitare. C’è in particolare una questione di carattere generale che merita di essere posta sul tavolo e che Zanetti sfiora nell’incipit del suo articolo. Cerchiamo di chiarirla, andando per per punti:
- Tutto parte dalla Legge Speciale del 1973 (LS nel seguito) che, a seguito della disastrosa alluvione del 1966, ha stabilito che Venezia (con la sua laguna) è patrimonio dell’umanità intera consegnata allo Stato italiano che si assume conseguentemente la responsabilità della sua salvaguardia (che è di “preminente interesse nazionale”). Con lungimiranza, i legislatori dell’epoca hanno stabilito che per salvaguardia si intende non solo la salvaguardia fisica e ambientale ma anche quella della sua vitalità socio-economica.
- Se i primi obiettivi sono stati perseguiti con discreto successo (vedi il MOSE), e se oggi la salvaguardia fisica e ambientale è un tema parzialmente risolto e lo Stato farà la sua parte nel garantire i (cospicui) costi di esercizio e manutenzione del MOSE, è mancata la tutela della vitalità socio-economica e ne è prova evidente il declino demografico e di centralità del centro storico e isole. Ne consegue che oggi la priorità è concentrare l’attenzione proprio su questo aspetto.
- Il principio fondante della Legge Speciale sottende tutto il dibattito di questi mesi sullo Statuto Speciale. Che trova la sua ratio nell’opportunità di consegnare alla città poteri di gestione autonoma e, insieme, la possibilità di avere garantiti fondi tramite il trattenimento di imposte. Ma che si tratti di un finanziamento diretto (come la LS tradizionale) o della possibilità di trattenere localmente una parte del gettito fiscale (come consentirebbe un eventuale Statuto Speciale), si resta sempre nell’ambito di un privilegio: tasse che non vanno allo Stato ma rimangono qui perché Il principio che lo giustifica è la salvaguardia, socio-economica nella fattispecie, di Venezia.
Quanto sopra ha un immediato corollario. Più si allarga il perimetro e più perde fondamento la finalità, già contenuta nella ex Legge Speciale, di salvaguardia dell’ambito particolare e unico di Venezia che è il solo riconosciuto come di preminente interesse nazionale. La concessione di un privilegio, quale che sia, è un tema politicamente piuttosto delicato. Difficilmente i governi e i parlamenti (con una maggioranza di qualsiasi colore) forzerebbero in questo senso. Se c’è qualche (flebile) speranza di veder riconosciuta qualche forma di privilegio questa deve essere limitata al solo Comune di Venezia.
Pertanto, le varie ipotesi di estensione territoriale dello Statuto Speciale nell’entroterra (la Pa.Tre.Ve., addirittura con l’aggiunta della provincia di Pordenone, secondo l’ideona di Brugnaro) in realtà allontanano la possibilità che si arrivi a un qualche risultato. Ma non solo: la salvaguardia socio-economica di Venezia non è detto che coincida con quella dei Comuni affacciati sulla laguna (pensiamo al Cavallino). Per interessi divergenti, per esempio la regolazione delle presenze turistiche. Dunque, neppure l’estensione ai Comuni della Laguna, come propone Zanetti, sembra funzionale all’obiettivo.
Torno ora a Zanetti. Che dimostra di cogliere le problematicità di cui sopra proprio in apertura del suo intervento. Addirittura, è più tranchant di quanto scritto fin qui : “Venezia non ha alcun motivo per pretendere poteri speciali: è un’affermazione spiacevole ma occorre prenderne atto perché i problemi veneziani di denatalità, di svuotamento sociale, la moria dei negozi e servizi di vicinato del centro storico, il forsennato dinamismo degli operatori turistici sono gli stessi che affliggono altre cittadine, grandi e piccole”. Si potrebbe essere anche più possibilista: vero che Venezia condivide certi problemi con altre cittadine grandi e piccole ma solo a Venezia la vitalità socio-economica è stata dichiarata di “preminente interesse nazionale”. E appunto tornando al concetto più volte espresso si può dire che a maggior ragione, se c’è qualche speranza di ottenere poteri speciali, questi devono essere finalizzati alla fattispecie particolarissima (e oggettivamente bisognosa di cure particolari) della sola città lagunare. Eppure, Zanetti, per la da lui auspicata Comunità della Laguna, prevede “la possibilità di provvedersi di risorse economiche mediante partecipazione ai prelievi fiscali (i.v.a. e/o altro) generati dal territorio e definiti per legge in modo da garantire l’ordinarietà delle entrate in misura congrua alle necessità di spesa (eliminando con questo i meccanismi di finanziamento fin qui previsti dalla legislazione speciale che hanno dimostrato la loro aleatorietà)”. Ma la partecipazione ai prelievi fiscali è l’esercizio di un privilegio (per di più per un perimetro allargato rispetto alla sola città di Venezia, meccanismo per cui, paradossalmente, tutti i contribuenti italiani potrebbero finanziare anche l’ordinarietà dei lampioni e dei marciapiedi di Quarto d’Altino), esattamente quel privilegio che Zanetti nega in premessa che Venezia abbia motivi di pretendere. Obiettivamente sembra una contraddizione.
Infine, e chiudo, resta ferma la condivisa opinione che gli sforzi per risollevare le sorti della città, soprattutto nella sua sezione storica, acquea e lagunare, richiedano ingenti disponibilità di risorse che al momento l’ordinarietà amministrativa non concede. Finora abbiamo ipotizzato due possibilità: il finanziamento diretto da Legge Speciale o la partecipazione ai prelievi fiscali ex Statuto Speciale. Entrambi, abbiamo detto, sono in qualche modo dei privilegi. Ebbene, vi è una terza opzione: è la proposta sostenuta dall’avvocato e manager Alessio Vianello e dal think tank da lui promosso Futuri di Venezia, poi concretizzato in un ricco volume: chiedere a Roma non risorse dirette, ma semplicemente il diritto — che sarebbe anch’esso un privilegio, seppure di natura ben diversa — di potersi autofinanziare da soli in modo esauriente, facendo leva su un rilevante ampliamento del contributo diretto dei turisti. Quelli che, venendo in città volontariamente, in modo implicito testimoniano il loro coinvolgimento diretto sulle sue sorti e sulla sua eccezionalità, e soprattutto ne usufruiscono come luogo culturale e ricreativo del loro tempo libero, perché poi in pratica la ‘usano’, anche se in senso, si spera, positivo. Detta brutalmente: a Roma non chiediamo soldi, chiediamo solo di darci la possibilità di procurarceli da soli. Di questa ipotesi, curiosamente, si è parlato pochissimo.



