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16 Settembre 2025Dopo il suo successo internazionale con tre libri che l’hanno fatta salire in cima alle classifiche europee tra il 2018 e il 2021 ( Parliamone tra amici, Persone normali, Dove sei , mondo bello) sono stata attratta durante l’estate da un libro di Sally Rooney del 2024 ,“Intermezzo”, letto immediatamente dopo un’uscita irlandese recentissima (solo in lingua originale per il momento) di una sua coetanea , Niamh Nì Mhaoileoin, intitolato “Ordinary saints”. Sono stata colpita fin da subito dalle analogie e insieme dalla differenza profonda tra questi due libri frutto del lavoro di due autrici pressoché coetanee, provenienti dalla stessa terra , che entrambe ci presentano con stile, prospettiva ideologica, riflessioni sociologiche a tratti opposte , lo stesso panorama di difficoltà, inquietudini, mancanza di senso , della generazione dei ventenni-trentenni-quarantenni dell’Irlanda di oggi.
Ma cominciamo da “Intermezzo”: già il titolo, di matrice vagamente musicale, ci introduce fin da subito a quello che vuole intendere l’autrice : il periodo immediatamente successivo alla morte del padre di due fratelli irlandesi , Ivan e Peter, che combattono entrambi per il proprio equilibrio interiore, accanto a donne che fin da subito mostrano una forza e una consapevolezza molto al di sopra di quella dei loro compagni. Si chiede al lettore, in questo caso, a differenza dei libri precedenti dell’autrice, uno sforzo di concentrazione quasi ininterrotto dall’inizio alla fine del romanzo, perché Rooney decide, in questa sua opera, a differenza della trilogia già citata, di usare uno stile che si avvicina al monologo interiore di matrice Joyciana, meno denso ed assoluto, certo, ma che non dipana mai la vicenda dell’uno e dell’altro con stile sciolto , dialogico o narrativo o descrittivo, come eravamo abituati a trovare nelle sue altre opere, ma entra nelle considerazioni private, intime, di ognuno dei tre principali protagonisti (Margaret, la compagna di Ivan è la terza), costruendo un percorso di pensieri che si intrecciano alle azioni delle poche settimane descritte .
Ivan e Peter non potrebbero essere più diversi: il primo ventiduenne, campione nazionale di scacchi, è ancora vagante in un mondo pratico di lavoro e guadagno molto impreciso, e riesce a trovare la sua brillantezza soltanto davanti ad una scacchiera ; il secondo, Peter, avvocato trentenne nella Dublino di oggi, è aggressivo, elegante, ottimo parlatore, apparentemente appagato nella sua condizione di giovane professionista rampante e con ottime amicizie a fianco. Tra i due, anche quando il padre era vivo e viveva con Ivan, non c’è mai stata comprensione, affetto esplicito, ma solo scontri derivati dalle diverse personalità, che si acuiscono dopo la morte del padre, per sfociare addirittura in uno scontro fisico.
Accanto a questo quadro di fondo, la loro relazione con le donne acquista nel corso della vicenda un peso sempre più significativo, potremmo dire salvifico in qualche modo, a partire da Ivan che, incontrando in un paese dell’interno , in occasione di un evento scacchistico , l’organizzatrice di eventi del paese , comincia quasi per caso una relazione con lei, 14 anni più vecchia e con un matrimonio alle spalle, trovando fin da subito una completezza ed una felicità che aumenteranno , pur tra le difficoltà, di settimana in settimana:è Margaret ad esprimere la bellezza del loro rapporto con queste parole : “…Margaret riesce a percepire la miracolosa bellezza della vita stessa, vissuta solo una volta e poi passata per sempre, lo sbocciare di un fiore perfetto e caduco, che non potrà mai più essere recuperato. Questa è la vita, l’esperienza, questo è tutto ciò che c’è mai stato”. Ed ancora una riflessione di Ivan , sulla scorta della sua relazione con Margaret , che dice poco dopo “…La vita in sé, pensa, ogni momento della vita, è prezioso e bello quanto qualunque partita a scacchi mai giocata, se solo sai come viverla”. La loro gioiosa intimità è in queste righe benissimo descritta “…Lo scorso fine settimana, con la luce che filtrava attraverso le tende, lei e Ivan giacevano mezzi addormentati nelle braccia l’uno dell’altra: e quando lui l’ha guardata lei ha provato la sensazione di essere totalmente capita, come se tutto ciò che le era mai successo, tutto ciò che aveva mai fatto, venisse tranquillamente accolto dalla comprensione di lui”.
La loro è una relazione che resta segreta per un poco, Margaret teme che la differenza d’età faccia scappare Ivan, e anche Peter non ne sa niente, ma quando viene informato dal fratello, ne esce una lite furibonda in cui lui, più vecchio di 11 anni, dà giudizi taglienti al punto che Ivan decide di tagliare i ponti con lui. Ma l’avvocato, a sua volta, sul piano personale, ha enormi contraddizioni sentimentali in cui non sa districarsi, il suo cuore, la sua anima sono così confusi che pensa in più di un’occasione al suicidio come unica soluzione ai suoi dilemmi di vita. E’ infatti in bilico tra due sentimenti egualmente forti, seppur diversissimi: quello per una ragazza giovanissima, una studentessa, Naomi, che lo appaga sessualmente in maniera travolgente , ma che poi scopre di amare contro ogni sua personale logica; e Sylvia, una fortissima relazione della sua gioventù che si è spezzata per volere di lei dopo un bruttissimo incidente d’auto che le ha minato la salute per sempre, ma che non ha mai cancellato una amicizia intima, profonda, senza sesso, ma con tutte le caratteristiche di un amore che non si è mai spento. “…L’inestimabile piacere di conversare con lei. Anche solo passeggiare dicendosi qualcosa, qualunque cosa, anche solo l’atto in sé, camminare insieme allo stesso passo, e parlare, puramente per il piacere di divertirsi a vicenda, …lasciare che le parole si levino e disperdano per sempre nell’aria umida e salmastra.”
Ma anche quando Naomi gli confessa, durante l’amore prima, e durante un’altra conversazione poi, di essere felice , questo porta nella sua vita un turbamento che si scioglierà soltanto nelle ultime pagine del libro, con buona pace dei lettori che vedono finalmente uno spiraglio di nuova luce nella vita dei due fratelli. Si può vivere diversamente la fratellanza e l’amore: è la vita che lo chiede, la vita in sé la risposta per tutti noi.
“…(Peter) Pensa a tutti loro insieme. Anche immaginare è vita : la vita che è solo immaginata…Anche solo pensarci è vivere. Il vento forte, che spira dal mare, gli spinge indietro il cappotto, increspando il fiume di bianco. Niente è fisso. Lei, l’altra, Ivan, la sua fidanzata….Non sempre funziona, ma faccio del mio meglio. Vedi come va. Continua comunque a vivere”.
L’Irlanda della protagonista di “Ordinary saints” è invece quella da cui fuggire per trovare una dimensione di vita diversa in un altro Paese, in un’altra città, Londra. Jay, la protagonista e narratrice, è una quarantenne gay che scappa da una Irlanda cattolica e provinciale per crearsi una identità sua, diversa, ma deve fare i conti improvvisamente con il processo di beatificazione avviato nei confronti del fratello Ferdia, sacerdote morto giovanissimo per un banale incidente calcistico. Questo la porta a chiudersi in un silenzio assoluto riguardo a questo aspetto della sua vita ( quanti silenzi e cose taciute anche nel libro della Rooney) , quasi a rinnegare prima di tutto dentro di sé il retaggio del cattolicesimo , e il peso di fronte alle indagini della Chiesa sulla vita del fratello, e alle persone sempre più numerose che già lo credono santo. Di nuovo una donna in crisi, di nuovo, per motivi tutti diversi dai personaggi di “Intermezzo”, un forma di vita che deve modificarsi in nome della vita stessa che cambia le cose comunque. La figura della madre, che anche per Ivan e Peter faceva da sfondo, qui risalta per la sua dedizione alla causa di santificazione del figlio, finchè si arriva alla fine del libro a varie forme di pacificazione, nel momento (come in “Intermezzo”) in cui Jay decide di aprirsi alla sua compagna , e trovare così di nuovo una sua forma di misura umana che le dia serenità.
Torniamo per un attimo al titolo “Ordinary saints” , che si può tradurre in italiano con “Santi normali”. L’ultima pagina del libro, di cui ho tradotto alcune righe, ci consegna il significato definitivo di queste due parole, nel riconoscere la qualità comunque semplicemente, riccamente umana di Ferdia , forse santo, certamente un uomo degno di aver vissuto la sua vita : “…Penso a Ferdia. Non come a un ragazzo vivace, un adolescente precoce o un uomo nei suoi vent’anni assorbito totalmente nel suo potenziale. Penso a come sarebbe stato adesso, nei suoi quarant’anni, solo e pieno di lavoro e appesantito dalle preoccupazioni delle altre persone, non un santo, ma l’uomo che avrebbe potuto diventare”.
Sally Rooney, Intermezzo, Einaudi 2025
Niamh Nì Mhaoileoin, Ordinary Saints, Manilla Press, London, 2025



