
La sinistra che vota SI
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16 Gennaio 2026Non mi aspettavo dall’ultima finanziaria grandi investimenti a favore delle giovani generazioni. Né tanto meno confidavo in una maggiore attenzione all’istruzione. Ah, dimenticavo. Qualcosa è stato fatto, ma a completo appannaggio delle scuole paritarie. Uno stanziamento complessivo di circa 20 milioni di euro a favore delle famiglie con un ISEE non superiore a 30.000 euro. È giusto dare la priorità alla scuola paritaria trascurando quella pubblica? È l’eterna questione che si ripropone come una vite che gira a vuoto. Si sa, chi iscrive i propri figli nelle scuole private (una ragguardevole minoranza), può permetterselo. Altrimenti li manderebbe nella scuola pubblica alla quale ricorre invece chi spesso non può neanche acquistare i libri di testo. E allora perché non destinare fondi più ingenti a una fetta di popolazione molto più estesa e di sicuro molto più bisognosa? Ovvio: perché una scuola povera offre poche possibilità di successo, limita il pensiero critico, assottiglia il dissenso e forma sudditi acquiescenti. Dunque non ha senso foraggiarla. È così, ed è un guaio.
Il fatto è che non mi sembra che ci si muova, dal punto di vista legislativo, in una direzione che mette i giovani nella condizione di affrontare serenamente il proprio futuro. Se ne intercettano i disagi e le paure che diventano, paradossalmente, strumento di propaganda, anziché occasione per stabilire nuovi ordini di priorità. La destra è abile nel fomentare le paure e dare ad esse, con messaggi diretti e incisivi, contenuti in grado di fare presa sui giovani: lo straniero, la sostituzione etnica, la perdita dell’identità nazionale e via di questo passo. Non è interessata al logos e sa bene che un messaggio privo di ragionamento ma fondato su dati meramente emotivi è veloce ed efficace. E allora, cosa meglio di un meme sui social può veicolarlo o delle battute sarcastiche, delle smorfie o dei gridolini offensivi? Basta fare un giro su Internet per rendersi conto di come un leader che urla, offende, spaventa abbia presso i giovani un seguito inspiegabile da un punto di vista razionale, ma comprensibilissimo se si considera la fragilità che attraversa le giovani generazioni.
Si sa che la paura va a braccetto con l’ignoranza. Per fortuna non si tratta di un fenomeno generalizzato. È certamente un campanello d’allarme che deve far riflettere, ma grazie al cielo c’è un patrimonio di idealità diffuse tra i giovani che va ascoltato e salvaguardato. In uno dei primi discorsi, subito dopo il suo insediamento, Barak Obama rivolgendosi ai giovani diceva: “Non lasciate che nessuno vi dica che dovete aspettare il vostro turno perché siete la generazione più istruita, più tollerante, più connessa e più dotata di senso critico che il mondo abbia mai conosciuto”. Ecco, qualcosa che assomigliasse a queste bellissime parole mi sarebbe piaciuto ascoltare da parte della ministra Bernini in risposta alle proteste degli studenti che lamentavano i pasticci del semestre filtro per l’ingresso alla facoltà di medicina. I ragazzi e le ragazze chiedevano solo di non perdere un altro anno, di non essere travolti da un meccanismo più burocratico che formativo. La ministra ha scelto infatti di rispondere, non nel merito, ma con il suo banale e ormai famoso “Siete dei poveri comunisti”. Una definizione che rivela l’incapacità di ascoltare chi vive sulla propria pelle i danni di una scelta pasticciata e il rifiuto di accogliere come fattore di crescita la critica e il dissenso. Triste e desolante, visto che attiene a chi si trova al vertice delle nostre istituzioni democratiche. E non è la sola.
Intanto l’università pubblica arranca, mentre le università private si espandono, offrendo percorsi senza filtri con un accesso che non si conquista col merito, ma grazie al conto in banca.
Giusto per consolarmi, ripenso alle parole di Sandro Pertini che diceva che i giovani non hanno bisogno di sermoni ma di onestà, di coerenza e di altruismo. Se chi ci governa avesse l’umiltà di ispirarsi ai veri padri della patria, forse potremmo parlare seriamente di futuro. Per il momento, con questi chiari di luna, galleggiamo.



