
Emergenza giovani
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19 Gennaio 2026Venezia alla prova dell’attrattività: i dati del Rapporto CNEL
Venezia è bellissima, struggente da togliere il fiato e proprio per questo il suo declino è così indecente: muore tra i sorrisi, non crolla con rumore, semplicemente si svuota defluendo via lentamente come “l’acqua alta” in Piazza San Marco. E mentre l’Occidente discute di Intelligenza Artificiale, reshoring e “young economy” qui si i preparano i tavoli da mettere fuori in fondamenta o in campiello per la prossima stagione turistica.
Anno nuovo problemi vecchi
Nel Rapporto CNEL 2025 sull’attrattività dell’Italia per i giovani i dati sono una sentenza senza appello: l’Italia è ultima tra i Paesi avanzati Europei per capacità di attrarre, trattenere e valorizzare i giovani; una fuga che ormai non è più fuga, è un esodo silenzioso, un atto di auto-preservazione di massa. Più di 310.000 under 35 se ne sono andati negli ultimi 10 anni, il 50% di loro sono laureati, al 100% sono tutti persi per sempre.
Il Rapporto parla chiaro: salari bassi, costo della vita elevato, difficoltà di accesso alla casa, percorsi di carriera incerti, scarsa meritocrazia, l’identikit perfetto di Venezia, che è diventata la capitale mondiale di tutto questo senza nemmeno rendersene conto. Qui l’affitto di una stanza supera i 600 euro al mese, il lavoro stabile è un miraggio e la mobilità sociale è più lenta del vaporetto notturno, ma tranquilli ci sono i Festival.
A Venezia i giovani non restano perché non possono permetterselo. Il reddito netto medio di un under 35 in laguna è sotto i 1.200 euro mensili mentre il prezzo medio al metro quadro per acquistare casa ha superato i 4.500 euro. Si vive come in una capitale globale, si guadagna come in una provincia depressa. Il CNEL definisce questo mismatch “una delle cause strutturali del declino attrattivo”, e ha ragione: è come vivere in un hotel a cinque stelle con il portafoglio del tirocinante.
E se il mercato immobiliare soffoca, il mercato del lavoro non respira, infatti il Rapporto evidenzia che la probabilità di trovare un contratto stabile per un giovane laureato è tra le più basse d’Europa, mentre l’Italia è uno dei Paesi col più alto tasso di sovra-istruzione: oltre il 35% dei giovani lavora in mansioni che non richiedono il titolo di studio posseduto. È come prendere un chirurgo e metterlo a servire ombre e cicchetti in Campo Santa Margherita con buona pace dell’innovazione.
Intanto la demografia si afferma in tutta la sua triste realtà palesando i sui numeri, ma non c’è attenzione da parte della politica che è completamente assente sul problema visto che non fa nulla. Nel 2025, secondo ISTAT, l’Italia ha registrato meno di 340.000 nascite, il minimo storico dall’Unità d’Italia. Venezia ha un’età media superiore ai 49 anni e ha perso oltre 30.000 residenti in 20 anni. Ma va tutto bene perché arrivano i cinesi a comprare vetro, molte volte “Murano made in China” e gondole di plastica con il “carillon”, la città perfetta per le comitive internazionali di “pensionati”, ma dove nessuno nasce più.
Eppure parliamo di “attrattività”, si fa branding urbano, si fondano hub, si organizzano tavole rotonde, ma l’attrattività non è un evento, non è un bando, non è un loghino ben fatto. Come dice il CNEL è un sistema integrato: lavoro, casa, servizi, welfare, accesso al credito, mobilità, cultura urbana. Non basta raccontare una Città, bisogna renderla vivibile, e su questo purtroppo non ci siamo nemmeno vicini.
Venezia non è un’eccezione, è un laboratorio, il caso clinico avanzato di un Paese che ha smesso di investire nel futuro perché impegna tutte le sue energie nel gestire il “passato”. E così si affida alla rendita presente eterna delle Città-marchio, che vendono tutto, anche se stesse. Il Veneto intorno produce, lavora, esporta, ma perde capitale umano qualificato come si perde acqua da una condotta rotta. L’economia regge, ma il tessuto si sfrangia. E chi dovrebbe guidare questo cambiamento, spesso si limita a dire che “non ci sono più i giovani di una volta”, “non c’è la voglia di lavorare”, no, davvero ci sono, ma sono ormai emigrati in Olanda, Inghilterra, Spagna, ecc. e ancora tanti li stanno seguendo e li seguiranno.
Costruire attrattività: quello che (non) si fa
Eppure il Rapporto CNEL non è solo un atto d’accusa, è anche un manuale per ricostruire se qualcuno avesse voglia di leggere. L’attrattività si costruisce non si dichiara e richiede il coraggio politico di mettere mano a ciò che oggi conviene solo a chi è già dentro il sistema.
Serve una classe dirigente che smetta di considerare i giovani un target elettorale di riserva o un problema da gestire con i bonus. Serve una visione politica territoriale che non deleghi tutto all’Ente di promozione turistica e al bando regionale sull’imprenditorialità giovanile, e che realizzi sul serio: case accessibili, trasporti integrati, coworking veri e non scenografie, contratti che non costringano a vivere da stagista a 35 anni.
E’ necessario che le Amministrazioni locali smettano di considerare la cultura come un evento da appaltare a luglio e la vedano come un’infrastruttura identitaria che forma comunità e cittadini.
La classe imprenditoriale deve tornare ad avere un progetto industriale e non solo un’ossessione per il costo del lavoro e che chi insegna, forma e orienta abbia strumenti, rete e risorse per dare ai ragazzi una preparazione realmente performante.
Il CNEL propone misure semplici: valorizzare il ruolo dei Comuni come presidi di attrattività giovanile, favorire il rientro dei “cervelli” con incentivi strutturali, rendere trasparente e accessibile il mercato del lavoro locale, creare zone franche per l’imprenditoria under 35, investire sul credito e sulla fiscalità progressiva per chi assume stabilmente.
Ma nulla di tutto questo avverrà se chi ha in mano il potere continuerà a vivere la realtà come se fosse una conferenza stampa o una fiction RAI ambientata tra le calli. La verità è che non servono altri progetti “per i giovani”, servono progetti con i giovani. Se Venezia vuole davvero essere un laboratorio mondiale allora cominci a sperimentare la vita vera perché una città senza giovani è come una fuoriserie senza ruote, può essere scintillante con la vernice metallizzata e le cromature lucide, far rombare il motore, ma non va da nessuna parte.



