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20 Gennaio 2026Il Circolo Matteotti di Venezia si presenta alla città e nel Comune con la sua prima uscita pubblica il 24 gennaio prossimo. Dopodiché, questo è l’auspicio, si dovrebbe fondare anche ufficialmente. Il tema voluto e scelto per l’occasione, che affronteranno i due relatori Lia Quartapelle e Francesco Giavazzi, riguarda l’Europa e la sua “solitudine” attuale*. E a questo punto, mi vien da dire, solitudine di cui essere come europei lucidamente preoccupati, ma nello stesso tempo anche orgogliosi, puntando sulla potenziale resilienza di questa condizione.
È un tema proposto infatti non casualmente, nella convinzione che solo un europeismo forte, convinto, visionario, può essere il collante, non l’unico, ma sicuramente il più rilevante, per identificare una cultura profondamente liberal democratica. Quella che il nascente Circolo si propone di rilanciare con decisione. Lo fa in un momento in cui, se identifichiamo l’Europa con la liberal democrazia, l’attacco ad essa proviene da due parti, da due direzioni, come mai era accaduto prima: da est con l’aggressione russa e da ovest dall’Atlantico con l’aggressione statunitense, ma vorrei dire meglio Trumpiana, dal momento che sarebbe ingeneroso caricare tutta la nazione nordamericana della responsabilità, visto che l’aggressione la subisce anche internamente (la stessa cosa non si può dire per i troppo consenzienti cittadini russi). Queste minacce sono concreta attualità, uno scontro che rappresenta la contrapposizione di due visioni del mondo, come una sorta di regolamento dei conti decisivo. Da una parte L’Europa si identifica con lo Stato di Diritto, fondato sul “Rule of law”, il dettato, la superiorità della legge che garantisce le libertà e la giustizia, individuale e soprattutto sociale; dall’altra gli aggressori vanno identificati con i suoi avversari, che non riconoscono questo istituto fondativo e perciò sono autoritari, illiberali al loro interno e verso l’esterno, con spiccata vocazione imperialista e geo egemonica.
Dunque, come già detto, e come del resto è scritto in evidenza nello Statuto del primo Circolo Matteotti già inaugurato a Milano lo scorso anno, il perno su cui vuole fondarsi anche il Circolo di Venezia è la liberal democrazia, una convinzione etico politica articolata in alcune precise scelte identitarie. Che, per essere messe in evidenza in positivo – ciò che si vuole – partono, come necessaria premessa, in negativo, dal contrasto alle oligarchie e ai sovranismi oggi emergenti – ciò che non si vuole. Ecco, perciò, il riformismo come prassi per raggiungere obiettivi concreti, realistici sul piano dei diritti, dal locale al globale. E poi l’equilibrio tra salvaguardia ambientale e sviluppo economico e le pari opportunità come condizione di partenza per rendere dinamiche e virtuose la concorrenza e il merito in un paese come il nostro stagnante e senza crescita.
In Italia questa cultura politica fonda la nostra Costituzione, ma paradossalmente oggi, contraddetta nelle scelte dalla quasi totalità delle forze politiche, non riesce ad avere una piena rappresentanza politico istituzionale. Anche perché coloro che ambiscono a detenerla si trovano frammentati in partiti e in movimenti, o in componenti interne di partiti, spesso in una condizione di conflittualità reciproca che ha finito per penalizzarli nel consenso. Come renderla visibile e soprattutto influente? Adesso non è possibile farlo con una forzatura unificante sul piano partitico nell’area che si dice, appunto, convintamente liberal democratica, visto che dopo anni di polemiche anche questa ipotesi non paga. Io stesso quando il primo Circolo Matteotti si è fondato nel 2025, in un articolo su Luminosi Giorni ho ipotizzato, con un certo scetticismo, che si trattasse di un altro tentativo di creare un ennesimo partito con ambizione unificante, tentativo come altri ce ne sono stati con il risultato di aggiungere una sigla nuova alle altre, aumentando e non diminuendo la frammentazione. In quell’articolo davo però già allora un’apertura di credito e devo dire che mi pare che il Circolo primogenito milanese, e i circoli cittadini che vanno formandosi come quello veneziano, stiano andando proprio verso la dimensione manifestata nella prima dichiarazione d’intenti. Quella di essere, almeno per ora, espressione di una cultura politica che si ponga trasversalmente ai partiti, li permei, con un’unità di azione e di pensiero dei riformisti e dei liberal democratici al di là delle diverse appartenenza formali, e da manifestarsi, questo lo azzardo io, anche in scelte parlamentari comuni.
Infine, il nome del Circolo merita una riflessione.
Chi l’ha proposto ha avuto un’intuizione notevole, non so se mi sarebbe venuto in mente. Giacomo Matteotti, con il suo nome ha messo d’accordo tutti i fondatori e chi vorrà seguirli nel voler provare questa nuova esperienza. L’azione di Matteotti ha un secolo ma è ancora un esempio per la sua imperitura credibilità. Egli ha avuto una vicenda politica con un momento centrale nella fondazione di un partito, il PSU, Partito Socialista Unitario. Nato, questo, non da una scissione, ma – e fa tutta la differenza – da un’espulsione, subita, dal Partito Socialista Italiano, per la scelta gradualista, riformista, dialogante, diciamo pure liberaldemocratica ante litteram della componente parlamentare in cui Matteotti si trovava. Ritenuta dagli espulsori incompatibile con il massimalismo radicale, ideologico, oggi si direbbe talebano, e ancora pienamente marxista leninista che caratterizzava gran parte di quel partito. E, per corsi e ricorsi storici, non si può non fare il collegamento tra quella espulsione di cent’anni e più fa e le cronache di questi giorni, dove si legge che c’è chi, pur dall’esterno, e, pare, neppure suo elettore, invoca, un’analoga espulsione dal Partito Democratico della sua ala riformista. Dando così voce a un sentimento probabilmente diffuso nella maggioranza del PD, ancora celato solo per mera convenienza numerica sul piano elettorale.
Personalmente mi auguro che l’ala riformista del PD continui invece a rimanere di traverso e a collaborare in pensiero e azione proprio con le persone facenti capo alle altre forze politiche che ritroviamo rappresentate nel Circolo Matteotti. Di traverso come Matteotti del resto. Il suo sacrificio per mano fascista unificò il riformismo, prefigurando, per l’ispirazione universalistica del suo pensiero, anche l’europeismo, che pure era lontano dalle prospettive di allora. La sua veemente radicalità antifascista dimostra come moderatismo e radicalismo stanno insieme se ci si attesta sulla legalità democratica. Anticipando, per altro, il futuro di un pieno e moderno Stato di Diritto. L’azione di Matteotti si è dimostrata poi trasversale fattivamente, se è vero che poco dopo il suo assassinio, a morire di mano fascista, e per le stesse ragioni, furono anche dei liberali dichiarati come Piero Gobetti e Giovanni Amendola, altri due testimoni. Affratellati idealmente a lui da una radicalità democratica che non conosceva confini di partito, accomunando anche chi militava in formazioni diverse e con ispirazioni diverse di partenza, una rotta per il nostro presente.
Con questi caratteri il Circolo Matteotti veneziano vorrebbe cominciare il suo cammino. Di cui non c’è certezza perché molto dipenderà dalla volontà di sostenerlo e di dargli continuità. In ogni caso dovremo essere riconoscenti a chi per prima/o in città ha alzato la mano per segnalare ai fondatori la disponibilità a provarci con una prima convocazione già nell’estate scorsa, gettando il sasso nello stagno.
Lo scrivevo nel mio primo articolo e replico oggi più speranzoso di allora: “se son rose…”.
* Circolo Matteotti di Venezia: LA SOLITUDINE DELL’EUROPA, con Lia Quartapelle e Francesco Giavazzi. Sabato 24 gennaio, ore 10.30, Scuola dei Laneri, Salizada San Pantalon, S.Croce 131/a Venezia (a 5 minuti a piedi da Piazzale Roma)



