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25 Marzo 2026C’è un’immagine che continua a interrogare Mestre: quella dipinta da Canaletto, con Piazza Barche attraversata dall’acqua, luogo di approdo e di incontro, cuore pulsante di una città che viveva in connessione diretta con la laguna. Non è solo una suggestione artistica, ma la testimonianza concreta di una funzione urbana precisa: Mestre come città d’acqua.
Il Canal Salso, realizzato dalla Serenissima come infrastruttura strategica di collegamento tra terraferma e Venezia, ha rappresentato per secoli questa identità. Il suo progressivo interramento, avvenuto in larga parte tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha segnato una scelta coerente con un modello di sviluppo centrato sulla mobilità automobilistica. Oggi però quel modello mostra i suoi limiti, e molte città europee stanno riscoprendo l’acqua come elemento strutturale dello spazio urbano.
In questo contesto, la riapertura — anche parziale e per fasi — dell’asse del Canal Salso non può essere letta come un’operazione nostalgica, ma come una vera infrastruttura contemporanea. Un corridoio blu capace di collegare il centro di Mestre con la laguna, attraversando e mettendo in relazione luoghi strategici come Forte Marghera, il campus universitario di Ca’ Foscari, il Vega e il Parco San Giuliano.
Le ricadute potenziali sono molteplici. Sul piano della mobilità, si aprirebbe una direttrice alternativa, sostenibile e integrata, capace di collegare Mestre a Venezia in tempi competitivi, alleggerendo la pressione su strada e ferro. Sul piano urbano, si creerebbe un nuovo fronte di città: percorsi ciclopedonali, spazi pubblici di qualità, approdi leggeri, attività diffuse legate alla ristorazione, al tempo libero e alla socialità.
Ma è sul piano economico e turistico che il progetto assume una dimensione ancora più rilevante. Mestre potrebbe intercettare una parte dei flussi che oggi attraversano Venezia senza fermarsi, contribuendo al tempo stesso a una gestione più equilibrata dell’overtourism. Non si tratta di competere, ma di costruire un sistema integrato, in cui la terraferma diventa parte attiva dell’esperienza urbana e culturale.
Un asse d’acqua che dal cuore di Mestre conduce alla laguna in circa mezz’ora aprirebbe scenari nuovi: una mobilità attrattiva e sostenibile, un turismo più distribuito e consapevole, una nuova economia urbana lungo tutto il percorso. Non è difficile immaginare cosa potrebbe nascere lungo questo tracciato: spazi verdi, attività leggere, luoghi di sosta e di incontro, una nuova centralità urbana nell’area di Piazza Barche.
Naturalmente un progetto di questa portata richiede investimenti rilevanti, una visione di lungo periodo e una regia pubblica forte. Ma esperienze europee dimostrano che la rigenerazione urbana legata all’acqua è in grado di produrre effetti duraturi, non solo economici ma anche sociali e identitari.
Riaprire il Canal Salso significa, in fondo, porre una domanda semplice ma decisiva: Mestre vuole continuare a essere una città attraversata dal traffico, o tornare a essere una città attraversata dall’acqua?
Il quadro di Canaletto non è solo un’immagine del passato, ma una possibilità che continua a parlarci. E non è un’idea isolata: da anni esistono studi e proposte che lavorano in questa direzione, portati avanti da professionisti e gruppi di ricerca, come quello guidato da Luca Rizzi insieme a un pool di architetti e urbanisti, che hanno contribuito ad arricchire e rendere sempre più concreto questo scenario.
Forse non rivedremo esattamente quella Mestre. Ma possiamo decidere se lasciare quel dipinto appeso a una parete, o iniziare a considerarlo come una direzione. Perché alcune città hanno la fortuna di potersi reinventare partendo dalla propria storia. Mestre è una di queste.



