
Cosa possono dire i sondaggi
29 Maggio 2026Condivido molto delle osservazioni fatte nei brillanti articoli di Matteo Montagner, Lorenzo Colovini e Franco Vianello Moro per cui non voglio ripetermi, anche se alcune tematiche sono già state, in parte, considerate. Un’osservazione a margine però va ribadita sulla complessità del territorio veneziano che risponde in modo diverso nella città storica rispetto a quella di terraferma e a cui vanno date risposte differenziate. L’”alieno” Martella – così è stato in gran parte vissuto non perché nativo di Portogruaro (anche se questo aspetto è stato utilizzato per distinguerlo dal nativo di Marghera) ma perché frequentante i palazzi romani – si è mostrato ai veneziani della città storica come molto competente – certamente più informato di Venturini e quindi più affidabile – sui grandi temi che affliggono il territorio come la laguna, il porto, la zona industriale di Marghera, l’aeroporto, la viabilità, il dramma del turismo becero e inarrestabile con il conseguente problema abitativo. Per questo i veneziani hanno dato a lui fiducia e consenso. Poi le sue frequentazioni romane gli avrebbero garantito la statura necessaria per rappresentare la città negli organismi internazionali come la Biennale, la Fenice, la mostra del Cinema sia negli appuntamenti culturali e incontri a livello internazionale che si tengono a S. Giorgio, all’Ateneo Veneto e in altri istituti prestigiosi della città.
Nella città di terraferma, invece, ha prevalso la paura dell’”islamizzazione”, del perdere la propria atavica sicurezza: una rassicurante visione del mondo basata sui valori condivisi da sempre – come contano i gruppi parrocchiali! Frequentati assiduamente dall’ex boy-scout -. Uomini che dicevano alle mogli: «non votare quelli là, che poi ti mettono il velo!» La dice lunga che il territorio di Favaro ha votato in modo massiccio per Il baldanzoso giovane sentito come un compagno di strada. Mentre Martella spendeva molto tempo e altrettante energie , correndo senza sosta – in questo ha tutta la mia simpatia – in dibattiti peraltro interessanti e culturalmente di spessore per incontrare, però, sempre le stesse persone già convinte di votarlo, il giovane, intrepido e sedicente omogeneo al territorio, incontrava gruppetti di un reticolo civile peraltro già frequentato come assessore, con un sorriso rassicurante, controllando in qualche modo la paura che nasce dalla forzata convivenza con persone che provengono da altre culture e religioni e che rappresentano, senza dubbio, un problema. Perché il modo di gestire gli spazi comuni e privati non corrisponde ai nostri canoni di ordine e di pulizia. Affrontare questo problema non è facile, ignorarlo è stato più semplice.
Che fare? Lavorare per la sicurezza significa lavorare sulla cultura, la mentalità delle persone per affrontare un problema complesso quanto altrettanto inarrestabile. Le nostre città stanno cambiando volto, che lo vogliamo o no, il mondo sta cambiando e, come si suol dire, o ci facciamo travolgere dagli eventi cercando di contenerli nel modo possibile ma spesso inefficiente o riusciamo a governarli con intelligenza, con uno sguardo lungo e profondo. E anche con una buona dose di umiltà, cioè senza pensare di poter cambiare il mondo tutto e subito. Lavorare soprattutto con le donne, le bambine e i bambini, insegnare la lingua – se non si parla la stessa lingua non si costruisce nessuna integrazione – e la Costituzione in cui si affermano diritti e doveri del cittadino e cittadina, quindi pensare alle scuole, alla formazione, realizzando delle alleanze proficue. Questo è l’indicazione che è stata scelta, mettendo tra i candidati al consiglio comunale alcuni esponenti del mondo Bangla, che già partecipano alle attività della città, patendo le stesse problematiche e cercando di risolverle. Abitazioni, trasporti, sanità. Questa è la strada per governare un mondo moderno, senza essere intrappolati dal falso problema “moschea si/no” già risolto alla luce della nostra Costituzione: non è forse la più bella del mondo?



