
Al bordo del caos, la civiltà instabile tra struttura e rischio
20 Luglio 2026Una fobia è, per definizione, una paura irrazionale e insostanziata. Se vogliamo capire chi sia davvero affetto da russofobia oggi, basta ascoltare i vari Orsini, D’Orsi, Orsi, Travaglio, Rizzo, Vannacci o Di Battista.
La loro narrazione si basa su un terrore cieco: la Russia non può perdere, la Russia è disposta a tutto, la Russia lancerà l’atomica, sventrerà l’Ucraina e immolerà decine di milioni dei suoi figli pur di non cedere. Dipingono il popolo russo come una massa di lemming pronti al suicidio di massa e la sua classe dirigente come un’élite di fanatici senza istinto di conservazione.
Questa non è “analisi geopolitica”: è una proiezione fobica. È considerare la Russia non come uno Stato, ma come una bestia feroce priva di razionalità, morale e freni inibitori.
La cosa paradossale è che il Cremlino usa strumentalmente questa immagine per terrorizzare l’Occidente. Ma chi da noi la rilancia, se è in buonafede, scambia la propaganda per realtà e finisce per promuovere la forma più pura e dispregiativa di russofobia: l’idea che con i russi non si possa ragionare perché non appartengono alla civiltà umana razionale.
Questa fobia si fonda su una menzogna storica. La Russia non è mai stata una “macchina kamikaze” programmata per l’autodistruzione pur di vincere a tutti i costi.
Quando la Russia ha affrontato guerre d’aggressione insostenibili o crisi profonde, non ha scatenato l’apocalisse: si è fermata. È successo nella Guerra di Crimea, nella Guerra Russo-Giapponese, nel 1917 con il crollo dello Zarismo e nel ritiro dall’Afghanistan. Di fronte al punto di rottura, la società e le élite russe si sono rivoltate verso l’interno per riorganizzarsi, salvando se stesse e ponendo fine all’avventura militare.
Anche la truffa della “minaccia esistenziale” cade davanti ai fatti: quando la Finlandia è entrata nella NATO raddoppiando il confine diretto tra Russia e Alleanza, la risposta di Mosca è stata un’alzata di spalle. L’Ucraina indipendente non è mai stata una minaccia per il popolo russo; è una minaccia per il modello di potere autocratico di Vladimir Putin.
La popolazione russa lo sa. Quando la guerra colpisce la quotidianità, con la scarsità di carburante, i magazzini di e-commerce come Wildberries in fiamme e l’inflazione, la domanda affiora subito: ma a noi, di questa guerra, cosa ce ne importa?
Ecco il paradosso definitivo:
I veri filo-russi non sono quelli che chiedono la resa dell’Ucraina per paura del “mostro”. I veri filo-russi sono le democrazie occidentali e chi sostiene la resistenza di Kyiv.
Sostenere l’Ucraina significa fare un atto di rispetto e fiducia verso la Russia: credere che sia un Paese in fondo civile, fatto di persone capaci di intendere, di fare un calcolo costi-benefici e di fermarsi quando il costo dell’aggressione diventa insostenibile.
Chi sostiene l’Ucraina tratta la Russia come un attore razionale. Chi dice che “è disposta a tutto” la considera solo una belva irrazionale.
Per citare Sting: “I hope the Russians love their children too”.



