
Gli escludenti
12 Agosto 2026Il populismo in Francia : un saggio di Marc Lazar che analizza il fenomeno del populismo in Francia, edito da Gallimard, 2025. L’autore è ben noto, sociologo, professore emerito a Science Po di Parigi e alla Luiss di Roma. (Pour l’amour du peuple. Histoire du populisme en France, XIXᵉ-XXIᵉ siècle)
Il populismo sta crescendo in tutto il mondo occidentale. In Francia ha radici forse più antiche che altrove.
Cosa s’intende per populismo
L’Autore parte dalla definizione di cosa intende per populismo. In un precedente volume dello stesso autore scritto in Italia assieme a Ilvo Diamanti, Popolocrazia, Laterza, 2018, già dal titolo è evidente il riferimento del potere al popolo con un rapporto diretto tra questo e un capo, i piccoli contro i grandi, i potenti, il c.d. establishment; uso o abuso del referendum. La dinamica politica diventata elementare: il popolo contro le élite, quelli in basso contro quelli in alto, i “buoni” contro i “cattivi”, minando alle fondamenta la democrazia rappresentativa che si avvia a diventare popolocrazia. Questo atteggiamento di solito comprende anche la contrarietà alle istituzioni sovranazionali, all’Euro, all’ONU, alla Corte di Giustizia Europea, ecc. Quindi viene esaltata la nazione, la sovranità, in particolare dal populismo di destra. Vale un rapporto diretto tra il popolo e un leader plebiscitario-carismatico che pretende d’incarnare la sovranità del popolo. E, nel contesto delle democrazie europee e con diverse accentuazioni, tutto questo ha un impatto sulla gestione del potere con l’eliminazione dei nemici, l’intolleranza verso i principi dello stato di diritto (e le polemiche coi magistrati), l’indebolimento delle libertà, il controllo dei media, la creazione di contropoteri atti ad aprire la strada alle c.d. democrazie illiberali. Il tutto condito dalla tendenza, più o meno accentuata nei diversi paesi occidentali, una volta vinte le elezioni, il sentirsi legittimati ad esercitare tutti i poteri.
Alla base della diffusione del populismo vi è il progressivo distacco dei cittadini dalle istituzioni, dai governi, giudicati non adatti a risolvere i problemi che più interessano la vita quotidiana. I cambiamenti, più rapidi che nel passato, seguiti alla caduta del muro di Berlino hanno avuto un impatto sulla qualità di vita dei ceti più deboli. Vi è stata la globalizzazione, a seguito della caduta del muro di Berlino, col passaggio dal capitalismo al turbo-capitalismo. Si poteva produrre dappertutto, dov’era più conveniente. Quindi è esploso il fenomeno delle delocalizzazioni con la perdita del lavoro di molti, soprattutto operai e quadri minori. I salari non sempre adeguati all’inflazione. La forbice ricchi/poveri si è allargata, con un sempre maggiore concentrazione della ricchezza – sempre più finanziaria – in poche mani. L’ascensore sociale è molto rallentato mettendo in crisi il principio delle pari opportunità. Il tutto condito da una accentuazione della concorrenza con la conseguenza, in molti paesi, di tagli al welfare. Infine, ma fattore molto importante, l’immigrazione. L’associazione fatta da molti tra immigrazione e maggiore insicurezza e tra immigrazione e bassi salari, peraltro confermata dal fenomeno del caporalato e dalle false cooperative. A destra in particolare vi è l’ostilità all’islamismo. Da non trascurare, inoltre, i progressi della tecnologia, l’avvento dell’informatica e di Internet, ora della A.I – l’Intelligenza Artificiale –, quest’ultima con un impatto che potrebbe essere dirompente sotto un duplice aspetto: la organizzazione dell’impresa e delle strutture sociali, ma anche se non soprattutto a livello geo-politico orientando i flussi finanziari strategici del nostro pianeta. Quanto al primo punto, si pensi se in passato nuove tecnologie hanno creato fenomeni di esuberi e carenze, non siamo in grado di valutare se e come l’A.I. avrà conseguenze più rivoluzionarie, se p.es. a febbraio Block ha annunciato un taglio del 40% della forza lavoro, o Elon Musk all’inizio della 2° presidenza Trump sbandierava tagli drammatici nella P.A. federale al fine di contribuire al risanamento del bilancio USA caratterizzato da troppo debito.
Infine: l’intreccio sempre maggiore tra affari e politica. Non parlo degli USA, sotto gli occhi di tutti e dove solo 4 aziende hanno una capitalizzazione di borsa pari all’intero PIL dei 27 paesi EU (Apple, Amazon, Alphabet, Meta). Il Cancelliere Merz nella Rep. Fed. Tedesca durante una pausa di assenza dalla politica era partner di uno studio legale consulente di uno dei maggiori fondi mondiali, BlackRock, con partecipazioni importanti a 360° ma anche, pur non di controllo, nell’industria delle armi. E, il costo di una campagna elettorale è sempre più in crescita, specie da quando negli USA hanno abolito il limite ai finanziamenti privati, ma anche in Europa specie data la grandezza dei collegi per il Parlamento EU. Questo non significa che tutti i politici siano corrotti ma soltanto che la tentazione è grande in un sistema che facilita la corruzione, comunque favorita da un diffuso lobbysmo.
La caduta della fiducia dell’elettore è manifesta date le percentuali di astensione, che tuttavia non dicono tutto perché a volte si continua a votare ma non per adesione ma per esclusione, al fine di evitare il male maggiore. In Italia il fenomeno appare più accentuato da un sondaggio pubblicato recentemente da OCPI – Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani della Cattolica di Milano, diretto da Carlo Cottarelli – secondo cui la fiducia vs. la politica è del 26% come media OCSE, 35% Nord Europa ma soltanto del 22% in Italia.
Quindi, come conclude Marc Lazar, il populismo esplode in momenti di crisi politica, culturale e socio-economica provocanti timori, inquietudini, paure, fantasmi, frustrazioni, reazioni colleriche (pag. 26). E credo sia comprensibile, in francese quando parla di 4 D: Défiance verso i responsabili e le istituzioni politiche générées dalla democrazia liberale, per loro natura elitarie, il che provoca una sensazione di esclusione a milioni di persone; la Destruction des cadres culturels nationaux et traditionnel sous l’effet de la globalisation; il sentimento di Deprivation, o frustrazione di fronte al crescere delle disuguaglianze sociali e il neo-liberismo che crea inquietudine vs. il presente e l’avvenire; infine, il Desalignement degli elettori che non s’identificano più nei partiti tradizionali (pag. 22 – 23). E, con un’ottica concentrata al mondo occidentale, l’Autore cita ad esempi per l’Italia Silvio Berlusconi, la Lega e F.lli d’Italia (omettendo di citare 5S), AfD per la Germania, Vox per la Spagna, Democratici in Svezia, Donald Trump, Victor Orban, Diritto e Giustizia in Polonia.
La Francia
L’autore risale molto indietro nella storia del suo paese. Io mi limito alla situazione attuale. Il populismo trova un terreno fertile, e ha espressioni sia di destra dal RN – Rassemblement National, ex FN – Front National – di Marine Le Pen e Jordan Bardella a Reconquête di Éric Zemmour e la nipote della Le Pen Marion Marechal, che a sinistra con Jean-Luc Mélenchon e il suo partito France Insoumise.
A destra: Da Jean Marie a Marine Le Pen
RN è l’erede del FN di Jean Marie Le Pen, profondamente rinnovato recentemente. Infatti, RN era un po’ il parallelo del ns. MSI di Almirante che raccoglieva i nostalgici del regime, in Francia gli eredi di Vichy, i petenisti, i poujadisti, gli ultras dell’Algeria francese, degli anticomunisti più violenti fino a dei filo-nazi. Marine Le Pen era su queste posizioni ancora nel 2012 e nel 2017 quando a Pas de Calais salutava la folla col braccio destro alzato del ns. saluto romano. Istanze: lotta al decadimento del paese, antisemitismo, ostilità vs. la costruzione dell’Europa, antiparlamentarismo, cattolicesimo fortemente proclamato, conservatorismo su famiglia, diritti umani, ecc.; paese legale contrapposto al paese reale garantendo una fusione unica tra virtù romane, germaniche e celtiche! Demonizzazione dei media “controllati dalla sinistra”. RN pur vantando di rappresentare il popolo, perde le elezioni presidenziali nel 1981, 1988, 1997, 2012, ma a partire dalla fine degli anni ’80 allarga la base del consenso, da quello tradizionale di appartenenti alle classi medie quali professionisti, commercianti, artigiani, acquisendo sempre più operai che costituivano la base storica della sinistra.
Marine rappresenta il cambiamento nella continuità. Prende le distanze con le posizioni più razziste e antisemite di suo padre, non si richiama più alle vicende della seconda guerra mondiale, condanna l’antisemitismo e si dichiara alleata ad Israele, introduce un distinguo tra islamici buoni e islamici cattivi appoggiando anche la libertà della donna sacrificata dalle regole islamiche, pur mantenendo un atteggiamento prudente verso le libertà sessuali, i matrimoni gay. In sostanza, fa un’operazione tesa all’Europa, autarchia nel sostegno all’impresa. Scrive M. Lazar, di fatto coltiva una certa ambivalenza, fatta di fedeltà agli elementi fondamentali dell’identità del Front National con alcune flessibilità e attenuazioni. Soprattutto dopo la sconfitta in occasione della prima elezione del Presidente Macron. Allarga così il target elettorale rivolgendosi a tutte le categorie compresi gli strati sociali medio-superiori, ma non riuscendo tuttavia ad attirare i francesi più istruiti, dato che il nucleo più consistente dei votanti è costituito da persone aventi un diploma inferiore al baccalauréat (il diploma di maturità). Molto attenta alla comunicazione e alla ricerca anche del voto dei giovani anche con la nomina a Presidente di Jordan Bardella (nato nel 1995). Come noto, si è candidata alla Presidenza malgrado le vicende giudiziarie e la condanna per corruzione a causa dei finanziamenti giudicati illeciti in occasione della sua elezione al parlamento europeo.
Éric Zemmour populista e Marine Le Pen populista e popolare
Zemmour è più radicale, estremista, negazionista. Giornalista di Le Figaro, non è popolare. Potrebbe essere avvicinato al nostro Vannacci, ma senza godere dei vantaggi di quest’ultimo. A mio giudizio infatti Vannacci erode la fetta di elettorato più estremista che Meloni, con l’esperienza e il pragmatismo di Presidente del Consiglio ha inevitabilmente perso e malgrado il tentativo di Salvini di recuperarlo cambiando la natura della Lega da nordista a nazionalista estrema.
A sinistra: Jean-Luc Mélenchon
Semplicemente, si riferisce al vecchio comunismo, è radicalmente anticapitalista, critica l’eccesso di presidenzialismo in nome di una democrazia che non c’è all’interno del suo partito direi tutto imperniato sul capo.
Concludendo
In termini di consistenza elettorale, alle europee del 2024 Le Pen ha avuto un 31.37% dei suffragi, Zemmour il 5,47%, Mélenchon 9.89%. La consistenza del populismo è quindi notevole e pare che in Francia abbia un terreno fertile dati altri precedenti quali i gilets jaunes, tanto che candidati di centro, come Chirac e soprattutto Sarkozy ma anche Macron, secondo Marc Lazar hanno spesso mutuato linguaggio e temi populisti durante le loro campagne elettorali, per poi abbandonarli una volta vinte le elezioni.
Le probabilità di una vittoria Le Pen dopo la scadenza di Macron mi sembrano notevoli. Le Pen non ha ancora governed; in Italia ora il potere logora chi ce l’ha, al contrario di quanto sosteneva Andreotti; salvo il caso della Meloni che pur non avendo fatto nulla di rilevante e senza realizzare le promesse elettorali mantiene un elevato consenso. È un tema che sarebbe interessante approfondire al di fuori delle polemiche attuali, spesso superficiali e di parte, ma non rientra nell’economia di questo articolo già lungo.



