
La sicurezza non è un numero. È un metodo
4 Ottobre 2026Parlando di caccia, e del recente, pessimo, Decreto legge che ne amplia a dismisura le potenzialità, non sono poche le persone che dichiarandosi contrarie a una caccia praticamente indiscriminata, si mostrano favorevoli a una “pratica venatoria di selezione”, applicata cioè a quegli animali che – o per nocività, o perché possibili vettori di infezioni, o per il loro numero eccessivo – sono ritenuti “superflui”, e affidata a cacciatori a loro volta selezionati e provvisti di apposito patentino. La motivazione, si sostiene, è che l’abbattimento di tale fauna non sarebbe demandato al caso come avviene quasi sempre ora, ma sarebbe invece gestito in modo più razionale e affidato a cacciatori opportunamente scelti. E apparirebbe anche meno crudele verso gli animali: si sa infatti che più è preciso il colpo che raggiunge un organo vitale, più rapida è la morte; come si sa che un colpo impreciso causa ferite, mutilazioni, spesso lunghe agonie.
A queste argomentazioni, non prive di una loro validità, viene spontaneo contrapporre la constatazione che il selezionatore più efficace in questo ambito esiste già, ed è il lupo. E sul suo concorrente, il cacciatore sparatutto, ha come vantaggio non trascurabile il fatto che – registrandosi ogni anno in Italia parecchi morti tra gli stessi cacciatori per incidenti di caccia come riporta l’Osservatorio www.vittimedellacaccia.org, con le sue serie anno per anno, fino a vent’anni fa – negli ultimi vent’anni in Italia non si è registrata alcuna aggressione mortale ad un essere umano da parte di un lupo: vittime zero.
Il lupo ha sempre esercitato un fascino profondo sulla nostra psiche, assieme a una paura ancestrale. Tutti sappiamo del mito fondativo di Roma, con Romolo e Remo allattati da una lupa, ma anche del lupo cattivo delle favole, predone insaziabile, e abbiamo pure provato il brivido un po’ horror dell’unione uomo-lupo nel licantropo. Conosciamo però anche la storia del lupo di Gubbio, cui san Francesco si rivolse chiamandolo “fratello”. Le prove archeologiche ci parlano di una vicinanza antica tra uomini e lupi, risalente all’addomesticamento di un antenato dei lupi odierni che sarebbe avvenuto circa 11.000 anni fa, dando poi origine ai cani di oggi. Ma i lupi sono stati quasi sempre percepiti anche come una minaccia per le persone e soprattutto per il loro bestiame.
Per questo la convivenza tra esseri umani e lupi non è mai stata facile, nonostante che al lupo sia unanimemente riconosciuto il ruolo di super-predatore atto a garantire la sostenibilità delle popolazioni delle sue prede animali, che altrimenti, crescendo a dismisura, arrecherebbero danni ingenti al patrimonio boschivo e agricolo.
E la convivenza sta diventando sempre più problematica. Per limitarci all’Italia, i lupi trovati morti nei primi quattro mesi di quest’anno 2026 sono stati 190. Nei mesi di marzo-aprile (quando i lupi riemergono dall’inverno e sono particolarmente affamati) sono anche stati registrati 47 episodi di predazione e 6 casi di incontri diretti uomo-lupo con minaccia di possibili aggressioni verso esseri umani. Secondo l’Osservatorio Lupo di 30Science.com che fornisce questi dati, le principali cause di mortalità sono state: in 70 casi per incidenti stradali o ferroviari, 61 per cause non determinate, 29 per avvelenamenti certificati o probabili, 9 per incidenti occasionali, 8 per casi di bracconaggio, e 7 per patologie e conflitti intra-specie. Per quanto riguarda, in particolare, i casi di avvelenamento, gli esemplari vengono spesso trovati legati a esche contaminate da pesticidi agricoli: una pratica che il direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Luciano Sammarone, non esita a definire “terrorismo ambientale”.
Secondo Luigi Boitani, uno dei massimi esperti sull’argomento, “… il lupo è protetto sulla carta, in realtà è gestito dal bracconaggio”.
In Italia, secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ci sono circa 3.700 lupi, una tra le popolazioni europee più numerose, mentre la “quota teorica di prelievo” (cioè il numero di lupi da abbattere per mantenere l’equilibrio – anch’esso teorico – tra lupi e umani) è fissata a 180 esemplari l’anno. Ma il confronto tra teoria e realtà è impietoso: a morire sono molti più lupi di quanti ci si aspetterebbe.
Reintrodotti e protetti grazie alla cosiddetta “Convenzione di Berna” del 1979, nella quale rientravano a pieno titolo in quanto espressione della conservazione della vita selvatica e degli habitat naturali, scopo della Convenzione, a metà ‘800 i lupi erano praticamente scomparsi dalla maggior parte dei Paesi europei a causa della deforestazione, i programmi ufficiali di “eradicazione” e l’aumento della caccia al cervo, considerata la principale preda del lupo.
Lo scorso anno, però, la Commissione europea ha allentato le misure di tutela del lupo, che è passato da “altamente protetto” a semplicemente “protetto”. Misura pericolosa, perché può essere percepita come un allentamento della normativa, che autorizza a cercare soluzioni estemporanee e cruente al problema della vicinanza dei lupi con un ambiente sempre più antropizzato.
Il problema è, ovviamente, come trovare un equilibrio sostenibile tra la conservazione di una delle popolazioni più importanti d’Europa e le esigenze di sicurezza e sussistenza delle comunità rurali, senza ricorrere a soluzioni illegali o a politiche estreme. La strada maestra sarebbe la collaborazione tra autorità, esperti e associazioni di categoria per definire un piano basato su dati scientifici, coordinamento internazionale (i lupi passano tranquillamente attraverso le frontiere) e interventi mirati, prima che i numeri di mortalità e le tensioni sociali raggiungano livelli insostenibili. E in tal senso sembra andare il memorandum appena siglato a Klagenfurt, in Austria, tra le regioni dell’Alpe-Adria (Regioni dell’Italia del Nordest, Slovenia e Austria) per una gestione coordinata del lupo.
Tutto il contrario dell’affidare l’equilibrio dell’ecosistema a “bioregolatori” sparatutto.
Spunti, cifre e statistiche da:
– Internazionale, n.1679, anno 33, 21 agosto 2026;
– https://cavalierenews.it
– Osservatorio lupo, 30science.com



