
QUEL CHE RESTA DI BOLLENTI SPIRITI
1 Novembre 2026
Il Minotauro del Potere
5 Novembre 2026È nota l’affermazione di Winston Churchill nel 1947 di fronte al Parlamento britannico: la democrazia è la peggiore forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che sono state sperimentate di tanto in tanto. Di fatto, per governare si ha bisogno, ovviamente, del consenso e molto spesso tra la ricerca di questo e la prassi del buon governo a volte vi è di mezzo il mare. Una visione a medio o lungo termine può comportare impopolarità a breve. Non a caso le poche riforme che sono state fatte almeno durante la c.d. Seconda Repubblica sono state decise da governi di emergenza, come quella delle pensioni ad opera della Fornero.
Scegliere e riformare comporta vantaggi ma anche sacrifici, assai difficili in Italia da far digerire a un network sociale, definito da Veronica de Romanis (nota economista e professoressa di Economia Europea alla Luiss Guido Carli di Roma e ala Stanford University di Firenze) una repubblica delle tribù (nel volume L’Economia della paura, Mondadori, 2026, nella quale nessuno invidia i privilegi altrui purché i propri restino intatti – pag. 6 – dove l’immobilismo è una linea politica bipartisan, che piace a tutti ..…tanto che il cambiamento non lo vuole nessuno, in un sistema dove i benefici sono riservati a pochi – chiusi nella loro cerchia – mentre i costi ricadono su molti, – pag. 8 -. E il consenso è questione di numeri. Continua De Romanis, pag. 135: Coloro che possiedono gli strumenti per capire e orientare l’agenda economica sono gli stessi che chiedono di mantenere l’immobilismo, difendere i propri privilegi, preservare le rendite di posizione. Gli altri, gli outsider – ovvero i giovani, le donne, chi è senza un lavoro o un titolo di studio adeguato, seguono l’attualità molto meno o addirittura mai: secondo l’ISTAT si tratta di circa 15 milioni di persone.
E, entrando nel dettaglio dei numeri, l’anomalia diventa ancora più evidente. Nel 2024 la partecipazione “invisibile” – quella d’informarsi e discutere – resta limitata: solo il 48,6 per cento degli italiani si aggiorna regolarmente, di cui il 54% uomini e il 42,5% donne.
Questa lunga premessa a mio avviso spiega in misura notevole la dinamica del consenso. L’elettore USA ha votato Trump causa la delocalizzazione industriale seguita alla globalizzazione che ad esempio ha reso deserta Detroit con la sua industria automobilistica decentrata in Messico e in Canada, e ha alimentato l’odio vs. l’immigrato visto come concorrente e causa di bassi salari, come oggi lo stesso elettore non si interessa di guerre più o meno remote ma al prezzo del gallone.
Così è facile ingannare la pubblica opinione, più ancora quando si ha un grosso controllo sui media. La nostra Presidente Meloni ha poi delle doti comunicazionali eccellenti, riuscendo a dare l’impressione di lavorare bene, di affrontare i problemi. Non a caso Matteo Renzi l’ha definita una influencer. Così le riforme vere non vengono fatte, ma si dà l’impressione di risolvere problemi, come quello dell’affollamento delle carceri che è stato oggetto di una interessante e profonda analisi dei Radicali, sempre attenti ai temi dei diritti e della dignità umana.
Sappiamo come la Costituzione veda il carcere non solo come luogo di pena ma soprattutto di rieducazione del condannato (Art. 27), fissando il principio della umanità della pena e la finalità rieducativa della stessa. Sono trascorsi quasi 79 anni dal varo della Costituzione ma siamo ben lontani dal vedere il ns. sistema carcerario in linea con questi principi. La vetustà di molti edifici, il superaffollamento, la carenza di educatori e di guardie carcerarie, assistenza sanitaria inadeguata.
Mi rendo perfettamente conto che il tema è difficile oggi da trattare, perché siamo preoccupati dai prezzi dei carburanti e quindi dall’inflazione che cresce e dagli stipendi che non la rincorrono, le guerre sempre più diffuse, ecc., ma il problema delle carceri non ha soltanto un impatto sui diritti umani ma anche sulla sicurezza, tema che sempre più preoccupa il cittadino e le imprese.
COSA RILEVA IL RAPPORTO DEI RADICALI
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- Un sovraffollamento: su una capienza di 51.221, vi sono 66.063 carcerati al30/09/2026, pari a quasi il 30% in più. È un dato medio. I condannati sono 49.594, mentre 14.829 sono in attesa di giudizio, quindi pari a quasi il 23% dei detenuti (64.793). Negli ultimi 19 mesi la popolazione carcerata è aumentata di quasi 3.000 unità
- I funzionari giuridico-pedagogici sono 1.031 su un organico di 1.099. Ciascuno deve seguire circa 63 detenuti. Vi sono inoltre 53 mediatori culturali su 67 in organico. Molti istituti ne sono privi.
- Polizia penitenziaria con organici scoperti per un 15,4%, quindi manca un agente su sei. Questo implica maggiore ricorso agli straordinari e anche spesso difficoltà di accompagnamento alle strutture sanitarie, quindi carenza di assistenza medica. Sono previsti dei reintegri nei prossimi anni.
- 32.823 persone hanno ricevuto almeno una prestazione assistenziale dai Servizi per le Dipendenze legate al consumo di sostanze stupefacenti, pari al 32% dei carcerati. Il profilo delle dipendenze in carcere è cambiato: Nel 2025 la cocaina e il crack rappresentano la principale sostanza di presa in carico per il 54% dei detenuti trattati dai servizi per le dipendenze; seguono oppiacei e oppioidi (20%) e cannabis e derivati (13%). Il dato evidenzia quindi un quadro che non coincide più soltanto con la tradizionale dipendenza da eroina e richiede interventi terapeutici differenziati.
- Non vi sono dati sulla salute mentale dei condannati. Vi sono comunque carenze pesanti. Si legge nel Rapporto: Nel corso delle visite sono emersi con frequenza episodi di autolesionismo, situazioni di grave disagio psichico, doppie diagnosi e un ricorso molto diffuso agli psicofarmaci. A questo si sommano le patologie fisiche, la disabilità e l’invecchiamento della popolazione detenuta: nelle sezioni abbiamo incontrato numerose persone con invalidità e detenuti molto anziani, fino al caso di un novantenne a Monza. Anche l’accesso alle cure può incontrare ostacoli organizzativi: nel Nuovo Complesso di Rebibbia ci è stato riferito che visite sanitarie già programmate possono essere annullate per la mancanza di personale di Polizia penitenziaria necessario agli accompagnamenti.
- Le criticità riguardano anche le strutture e le condizioni igienico-sanitarie. Sia a Regina Coeli che a Poggioreale vi sono celle dove sono costrette a dormire nove persone. Vi sono carenze diffuse nelle docce troppo spesso deteriorate, sezioni con sporcizia, infiltrazioni, sezioni con materassi infestati da cimici da letto.
- Il numero degli istituti di pena è di 189 per gli adulti e 17 per i minorenni. I Radicali non hanno trovato sempre facilità e trasparenza nelle informazioni, tanto che scrivono: Particolarmente grave è quanto avvenuto negli Istituti Penali per i Minorenni. In applicazione della Circolare dipartimentale n. 1 del 30 gennaio 2025, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità ha iniziato a limitare le visite autorizzate ai sensi dell’art. 117 del d.P.R.230/2000 agli spazi comuni, impedendoci l’accesso alle sezioni detentive e alle camere di pernottamento. È quanto accaduto, tra l’altro, in occasione della visita richiesta all’IPM di Casal del Marmo: il Dipartimento autorizzò l’ingresso, ma circoscrivendolo a locali scolastici, mensa, laboratori e aree all’aperto, richiamando la tutela della riservatezza e dell’identità dei ragazzi detenuti. Riteniamo questa scelta gravissima: verificare le condizioni di vita di una persona privata della libertà senza poter vedere la sezione e la camera in cui trascorre la parte più rilevante della propria giornata significa privare la visita di uno dei suoi strumenti essenziali. E costituisce un precedente preoccupante: accettare che intere aree detentive siano sottratte allo sguardo esterno negli IPM rischia di aprire la strada a restrizioni analoghe anche negli istituti per adulti.
IN CONCLUSIONE
Come si vede, il quadro non è certo edificante. Come si può rimediare con le poche risorse disponibili e il debito pubblico che ci troviamo ad avere, peggio oggi di fronte a rischi di una crisi finanziaria che si attivi a partire da USA e Francia?
Vi sono provvedimenti che vanno presi subito, almeno quanto a igiene, pulizia, i piccoli restauri a docce e sanitari, la disinfestazione dalle cimici e l’eventuale sostituzione dei materassi infestati, qualche restauro alle strutture eliminando le infiltrazioni. Costruire nuove carceri pare un po’ difficile di fronte alle urgenze casa e sanità. Ovviamente, una velocizzazione dei processi farebbe diminuire il numero dei reclusi in attesa di giudizio. I Radicali inoltre propongono la cura di molti drogati in appositi istituti specializzati.
E’ da dire che gli istituti ispezionati non sono tutti. Ve ne sono di migliori, almeno spero. Sento che a Padova vi è un laboratorio di pasticceria. I panettoni di Natale sono noti in città – io stesso li acquisto ogni anno – e sono anche molto apprezzati. E a parte i periodi di Natale e Pasqua con i panettoni e le colombe, vengono fornite alcune pasticcerie. Così chi esce a fine pena con un mestiere in mano trova anche modo d’inserirsi nella società senza dover delinquere di nuovo se non altro per ragioni di sopravvivenza. Occorre inoltre una maggiore spinta all’integrazione dell’immigrato regolare e dei figli dello stesso. Quindi, un maggiore investimento, pur nelle ristrettezze del nostro bilancio, avrebbe un ritorno.
Last but not least, vi sono risorse già nei capitoli della giustizia che andrebbero impiegate meglio. Alludo ai centri, o meglio, campi di concentramento, creati in Albania, ancora in gran parte inutilizzati e che oltre al loro costo comportano il soggiorno di una moltitudine di agenti in hotel pluristellati, praticamente in vacanza!
Non sono esperto in materia. Quindi non entro su altri possibili provvedimenti come eventuali depenalizzazioni, pene alternative e altro. I governi devono affrontare il problema delle carceri, anche se non è di primario interesse per il cittadino né il più adatto ad acquisire consenso elettorale. E in maniera più seria, perché è vero che Meloni non è totalmente responsabile di una situazione in gran parte ereditata, ma che ha aggravato, perché ha appesantito molte pene per dare l’impressione di affrontare i problemi della sicurezza. Così si fa del teatrino facendo credere che si risolvono i problemi! Un esempio evidente: non è che gli 8 anni massimi per l’omicidio stradale costituiscono una remora per che a velocità folle e in preda alla droga o all’alcool, o ancora, manovrando lo smart phone, crea incidenti. Li si evita con un accurato monitoraggio e controllo del territorio.



