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28 Agosto 2013Questa città può avere – anzi, ha già – tre sei dieci Piazze San Marco, e tre sei dieci Ponti di Rialto. Prendiamo in parola il nuovo assessore al Turismo Angela Vettese, che all’indomani dell’incidente in Canal Grande ha assunto pubblicamente l’impegno di diversificare le vie di accesso ai grandi “luoghi attrattori” di Venezia, e di rivalutare altri potenziali “luoghi attrattori”, oggi poco conosciuti e poco visitati.
L’obiettivo è vecchio di decenni, ma sempre attualissimo: “spalmare” su tutta la città un flusso turistico che oggi è concentrato, e congestionato, su pochi obiettivi e su poche direttrici. La strategia è ormai scontata: occorre convincere chi viene da fuori che altri luoghi, oltre a Piazza San Marco e al Ponte di Rialto, meritano di essere visitati; e occorre aprire, verso questi nuovi punti di arrivo, percorsi agevoli e attrezzati per accogliere i flussi.
Un simile progetto del ridistribuzione dei visitatori non può essere difficile da realizzare a Venezia, dove sono molti i luoghi e i monumenti splendidi eppure poco conosciuti e poco visitati. La griglia delle nuove Piazze San Marco e dei nuovi Ponti di Rialto, cioè ai luoghi da rimettere al centro dell’attenzione dei turisti – che non potranno essere più di una decina e che andranno individuati in ogni parte della città, dalle isole a Marghera – dovrà essere definita, nei vari territori urbani, insieme ai cittadini e agli operatori turistici. Che potranno confrontarsi, ciascuno proponendo che nella loro parte di città si investa su un luogo piuttosto che su un altro; ma che dovranno poi, una volta fatta la scelta, sostenere l’eccellenza individuata, consapevoli che la sua rivalutazione porterà comunque beneficio a tutta l’area.
A Mestre, per fare un esempio, il processo avviato dall’Assessore potrà avere questo iter: convocazione dei cittadini e degli operatori; presentazione del progetto complessivo; apertura del confronto pubblico per l’individuazione dei due luoghi su cui, nel territorio mestrino, l’Amministrazione civica scommetterà, inserendoli nella lista di dieci luoghi destinati a fare il salto di qualità e di ruolo: la spunterà Forte Marghera? o l’M9 e via Poerio? oppure il Parco di San Giuliano, o l’idea della nuova marittima a Marghera?… Dopo alcuni mesi lasciati al confronto sulle varie proposte due “nuove future Piazze San Marco” saranno individuate a Mestre; altrettante al Lido, con lo stesso lavoro preparatorio; una a Marghera; le altre in Laguna.
Nel giro di un anno di lavoro, le dieci “nuove future Piazze San Marco” saranno state individuate, con i relativi percorsi di avvicinamento. Su queste si investirà quanto possibile; e va da sé che al di là del percorso partecipato nella scelta delle nuove eccellenze andranno tenute in debito conto le proposte di investimento pubblico o privato su questa o quella realtà; e che anzi queste proposte andranno inseguite e sollecitate dall’amministrazione civica, anziché scoraggiate o osteggiate. Anche la partecipazione dei cittadini alla scelta delle dieci eccellenze dovrà essere positiva, e non di ostruzione, e dovrà concretizzarsi nella nascita di “comitati del sì” – cioè a sostegno e non contro questo o quel progetto – che a Venezia sono purtroppo una cosa rara.
Si farà strada, durante la discussione la stesura del nuovo piano per il turismo, una duplice consapevolezza: che non si creano “dieci nuove Piazza San Marco” senza ricucire la città, al suo interno e verso l’esterno, con collegamenti moderni e rapidi e una coraggiosa innovazione sul fronte della movimentazione delle persone e delle merci; che una metropoli a vocazione turistica, in cui siano riconosciute dieci Piazze San Marco, può e deve regolamentare questa sua vocazione con moderni sistemi di prenotazione e controllo degli arrivi.



