
CRISI E RISCATTO: Risollevarsi con lo spirito del ’93
6 Luglio 2014
Grido di dolore
11 Luglio 2014La prima pagina di LUMINOSI GIORNI raccoglie una serie d’interventi dei nostri collaboratori che vanno sotto il cappello titolato “ CRISI E RISCATTO”. Ognuno ha voluto esprimere una sua testimonianza sul momento critico che sta attraversando la città di Venezia dopo lo lo scandalo MOSE. Era inevitabile che così fosse perché troppo bruciante è stato il disvelamento di un sistema economico corruttivo che ha coinvolto non solo la politica ma la società e la cittadinanza tutta.
Prima di provare a fare una sintesi mi si lasci però dire che LG da quando esce, e sono tre anni ormai, ha sempre denunciato non tanto il sistema corruttivo tangentizio, su cui abbiamo posto in tempi non sospetti solo legittimi sospetti ( mi si perdoni il bisticcio), quanto piuttosto la responsabilità politica: responsabilità politica nella non buona e statica gestione del Comune da parte delle forze politiche che governano la città ininterrottamente da vent’anni e con brevi discontinuità adirittura da quaranta.
Lo scandalo MOSE è stato perciò il detonatore che ha fatto scoppiare e mettere a nudo il sistema. Qualcuno potrebbe dire che il precipitare degli eventi di quest’ultimo mese è stato salutare. Perché in assenza di ciò sarebbe stato ben più difficile denunciare soprattutto politicamente il sistema ed esigere quella discontinuità radicale per il futuro governo della città che oggi tutti, ma proprio tutti, chiedono. E non potrei dare tutti i torti a questo ‘qualcuno’. Perchè non è la città che è malata, come viene spesso dipinta, è la politica che l’ha governata ad essere profondamente malata e al capolinea.
I collaboratori nelle loro riflessioni però guardano già avanti. In comune hanno questa volontà di non piangersi addosso. Vorrei sottolineare questa volontà positiva.
Non credo infatti che sia in contraddizione esprimere un giudizio complessivamente negativo sul governo della città, e che esprimavamo anche prescindere dall’ “affare MOSE”, con l’affermare contemporaneamente che è fuorviante, errato quanto inutile continuare a sottolineare l’immagine di Venezia come città in “ declino”.
D’altra parte l’affare MOSE è stata l’occasione perfetta per rafforzare, far fare un balzo in avanti all’idea del declino e perfetta per dipingere una città in decadenza, qualcosa tra il basso impero e il destino di Pompei..
Questo lamento sul declino ormai ci accompagna da mezzo secolo del resto ( e in letteratura da oltre un secolo), è diventato un disco rotto, un eco di fondo, una musica da incantatori di serpenti. L’impressione è che il lamento sul declino si sia tramutato semmai in una potenziale causa dei problemi cittadini e non di una fatale conseguenza. Perchè è una formula senza senso che però finisce per creare rassegnazione, sfiducia, senso d’impotenza e non fa comprendere la complessità del caso veneziano.
Non solo: questa sindrome, che per la città d’acqua, attraverso i suoi problemi cronicizzati e che tutti ben conoscono, è un classico, si può dire da Thomas Mann in avanti, ha coinvolto da qualche tempo anche la terraferma, vista come luogo in alcune sue parti desertificato, con persone in fuga; per il degrado, l’insicurezza, l’invivibilità, per il commercio che muore. A nulla serve far osservare che questi sono problemi generali a tutte le grandi, medie e perfino piccole città d’Europa e non solo d’Italia: chi è abituato a vedere solo il proprio ombelico locale e le quattro mura del suo quartiere dirà che solo a Mestre, enclave di degrado circondata da un mondo che è un paradiso terrestre, c’è questa invivibilità. Si obietterà che il problema resta quandanche fosse generale e per chi lo vive sulla propria pelle non è consolante sapere che si tratta di un fenomeno che ricorre. E’ vero, ma per capire fino in fondo il fenomeno e cercare di risolverlo un conto è dire, uso una metafora, che diluvia in questo metro quadrato e un conto è realizzare mentalmente che sta diluviando nel continente intero. Forse sapendo che il fenomeno è generale le contromisure si possono trovare meglio. O no?
La sindrome infine da un bel pò di tempo riguarda anche il litorale. Il Lido, che qualsiasi ‘foresto’ quando vi sbarca ancor oggi nel vederne la bellezza si stropiccia gli occhi, bellezza attuale s’intende, paragonandolo a un quartiere ginevrino o a qualcosa del genere; bene questo Lido ancora molto bello anche per viverci, dal piagnisteo locale viene regolarmente definito l’ex isola d’oro. Ex. Capite ? E’ ‘declinato’ anche il Lido dunque e da d’oro diventa di platino o di stagno o di niente. Questa è l’immagine della città nelle sue tre parti che la gran cassa dei giornali contribuisce ad amplificare e a immettere nei pensieri dei cittadini. Che se ne convincono.
La coralità degli interventi dei nostri collaboratori si oppone a questa deriva a questa ammorbante idea di decadenza. Prova a delineare il riscatto della città, ma senza enfatizzare l’anno zero da cui si dovrebbe ripartire. Perchè da zero non si parte mai, la storia lo insegna, e come diceva il titolo di un vecchio film, si parte sempre almeno da tre Da una città che non ha bisogno di incoraggiamenti ad essere viva, perchè è viva e vegeta. Ha bisogno solo di una ‘radicale discontinuità’ nella scelta di chi la deve governare nel futuro immediato.


