
CRISI E RISCATTO pd veneziano: per ripartire pulizia senza sconti a nessuno
3 Luglio 2014LA POLITICA E GRAVEMENTE’ MALATA, NON LA CITTA’
6 Luglio 2014Nel novembre del 1993 Massimo Cacciari veniva eletto sindaco di Venezia. Poco più che venti anni dopo la giunta di guidata da Orsoni cade rovinosamente tirandosi dietro l’immagine stessa della città.
La prima cosa che tutti hanno sottolineato e sentenziato: è la fine un ciclo.
I commenti più duri parlano di fallimento di un ciclo di governo alla fine del quale la città ha peggiorato tutti i propri standard riducendosi a “come la vediamo oggi”; i commenti più benevoli parlano di progressivo esaurimento di una spinta propulsiva che lo scandalo, che pure non tocca il Comune e i suoi atti, ha solo fatto deflagrare.
Si dice che bisogna ripartire: uomini nuovi, idee nuove, nuova moralità.
Ma per ripartire bisogna che l’analisi su ciò che è stato sia molto approfondita per dare forza a chi si candida a rilanciare una nuova fase politica.
Innegabile la distanza quasi “siderale” tra le idee, le strategie e gli atti amministrativi messi in campo da quella fortunata prima fase di rilancio della Città e che aveva preso il nome di “Idea di Venezia” sostanziandosi sulla base di studi, ricerche, atti di convegni e discussioni di alto profilo che avevano gravitato attorno a quello che allora era uno dei fulcri del pensiero politico cittadino: l’Istituto Gramsci.
Non che il riproporsi di un Cacciari 2, a malavoglia e con le forzature del caso, poi rimpiazzato da Paolo Costa, abbia declinato e trascurato quella spinta intellettuale e programmatica, ma inevitabilmente si è andati verso un appiattimento e un abbassamento delle aspettative e del coraggio amministrativo della prima fase.
Molta routine, poche idee nuove; soprattutto poche realizzazioni davvero incidenti sulla realtà cittadina.
Per non parlare del Cacciari “solo contro tutti” che sbaraglia il campo del PDS che decide, dopo una lotta fratricida, di affidarsi a Casson. I prodromi di una decadenza politica, programmatica e di qualità umane che si disvela e si va affermando fino ai giorni nostri
La crisi mondiale, le difficoltà delle amministrazioni locali, i tagli ai trasferimenti governativi hanno fatto il resto.
Quello che mi preme sottolineare è come anche sui punti qualificanti che pure caratterizzavano il programma elettorale di Orsoni nulla, ma davvero quasi nulla sia stato realizzato; a onor del vero va detto come l’eredità fosse davvero pesante.
Pensiamo alle vicende del Lido, dell’Ospedale al Mare, del Palazzo del Cinema, del “buco” che è costato 40 milioni€, del rapporto con Est Capital……
Penso al problema della residenzialità che coinvolge le politiche abitative di Venezia innanzitutto, ma anche la realizzazione dei 5.000 (cinquemila!) nuovi alloggi distribuiti in tutto il territorio comunale: era parte della politica di social housing, dimenticata…
Penso all’Arsenale, alla sua potenzialità, ad una mancanza di un progetto complessivo che sappia tenere assieme il patrimonio storico edilizio, la cultura, i possibili nuovi insediamenti produttivi (le nuove tecnologie) e che sappia attivare quegli strumenti finanziari (pubblici-europei e privati) indispensabili per il recupero funzionale di questo patrimonio irrinunciabile.
Per non parlare della svendita di una parte consistente di pezzi di Città, di assets strategici per far cassa: certo le incombenze e le urgenze di bilancio hanno fatto aggio sulla capacità di pianificazione. Ma proprio questa è stata una delle mancanze più rilevanti di quest’ultima Giunta Orsoni.
Tutta la vicenda legata al rilancio industriale (la nuova industria, legata all’ambiente alla rigenerazione energetica, alle nuove tecnologie) delle aree di Porto Marghera langue in uno stato di apatia legata com’è alle decisioni di soggetti terzi (ENI su tutti, ma non solo). E pensare che in altri Paesi una dimensione industriale di queste qualità (l’inquinamento non può essere un alibi perchè è purtroppo un “terreno comune” a tutti gli insediamenti analoghi in tutto il Mondo), legata ed infrastrutturata ad un territorio che rimane ancora uno dei più attivi e dinamici di tutta l’area Centro-Sud Europea sarebbe una risorsa che difficilmente un apparato pubblico propositivo e lungimirante si lascerebbe sfuggire per creare le condizioni amministrative utili a generare valore e occupazione attraverso gli investimenti privati.
In uno dei programmi presentati durante lo svolgimento delle primarie di centro-sinistra che poi designarono Orsoni candidato sindaco era detto: “In questi anni, anche a Venezia, si è assistito a una perdita delle caratteristiche originarie e migliori della politica, il suo essere lo strumento principale di rappresentanza e di governo della polis, del bene comune, e, di conseguenza, si è prodotto un logoramento della partecipazione democratica, un progressivo slittamento delle decisioni di interesse pubblico verso luoghi separati e autocratici, veri e propri centri di potere privi di controllo e di possibilità di revoca, in cui prevalgono gli interessi privati rispetto a quelli della comunità……”
Profetico e concretamente vero: l’incombenza dei “poteri forti” – la cui analisi è già stata oggetto di un altro mio articolo sempre qui su LG (http://www.luminosigiorni.it/2013/10/chi-comanda-a-venezia-un-indice/) su tutti la devastante invadenza del Consorzio Venezia Nuova, contrapposta alla debolezza della politica cittadina ha generato questa situazione che ha portato la Città nella irrilevanza più profonda.
Va ripreso quello spirito del “primo Cacciari” e vanno rimesse in campo le competenze e i saperi (penso alle nostre due Università, ma non solo) che ne animarono la visione e la capacità programmatoria.
Aggiungendo una indispensabile modalità operativa: la misurazione dei tempi, dei modi e delle risorse impegnate. Solo su questo una Nuova Amministrazione potrà chiedere il consenso, l’appoggio e il sostegno, mai disgiunti da una partecipazione attiva, dei cittadini veneziani.
Dunque oggi, come accadde venti anni fa, c’è di nuovo bisogno non solo di una visione condivisa e di un programma corrispondente articolato in impegni misurabili e affidato a uomini e donne competenti e responsabili ma c’è bisogno che tutto ciò sia amalgamato all’interno di una cultura che ponga l’azione di governo in posizione centrale rispetto ai diversi soggetti che agiscono nella città.


