
A Belen tutto, a noi niente?
20 Dicembre 2014EURO, NON SOLO VIL DENARO
21 Dicembre 2014Qualche domanda per cominciare.
Il quadro si sta defininendo: nel campo del centrosinistra è sceso in campo Felice Casson, ai rivali Jacopo Molina, Sebastiano Bonzio, Giovanni Pellizzato, forse Sandro Siminionato e Nicola Pellicani la missione impossibile di fermarne la corsa alle primarie.
Opinione strettamente personale, non c’è partita. Il punto non è chi vincerà, ma solo con quanto scarto chiuderà Casson.
Quanto agli altri, il vuoto esistente è persino drammatico. Non c’è neppure l’ombra di un candidato credibile. Uno solo.
In sostanza, questa è la mia previsione, Venezia resterà governata dal centrosinistra. Nonostante i tanti anni al potere, già di per sé uno svantaggio, gli errori e i recenti scandali, che hanno portato l’ultimo sindaco alle dimissioni e un commissario a Ca’ Farsetti. Pareva l’occasione propizia per l’eterna opposizione, ma proporre Mara Venier dimostra una preoccupante mancanza di personale politico oltre che di idee. Discorso identico per il Movimento 5 Stelle, del tutto incapace di liberarsi dalla Grillo-dipendenza. E il Capo, con il socio Casaleggio, mi sembra decisamente decotto. Una delle tante meteore frequenti nella politica italiana.
Le proposte, appunto. Perché a noi veneziani piacerebbe sapere cosa poi vorrebbe fare chi si candida al governo della città. A centro-sinistra avremmo quella sorta di summa teologica chiamata Programma del Pd, al quale tutti i candidati-sindaco dovranno uniformarsi. Settanta e più pagine di faticosa lettura, dove possiamo trovare un po’ di tutto. Troppo di tutto. Per tenere unite le varie anime del partito, assai vivaci e in netto contrasto di opinioni, alla fine le scelte sono, in buona sostanza, rimandate a domani. Peccato. Mi sarebbe piaciuto leggere che idea di città ha il Pd e come si propone di agire in caso di successo. Risposte chiare a domande semplici.
Il problema, che fare domani?, coinvolge ciascuno dei singoli aspiranti candidati-sindaco. Magari, se qualcuno di questi si decidesse a mettere sul piatto la sua idea di città e che decisioni assumere una volta vinto, chi deve votare lo farebbe con maggiore convinzione e tanto per cominciare andrebbe a deporre la scheda nell’urna, invece di lasciar perdere. Forse potremmo assistere a clamorose sorprese. Può darsi che le acque stagnanti della laguna, all’improvviso, si rivelino piene di vita ed energia. Non sarebbe affatto male.
Spinto da questa considerazione, proverò con una serie di articoli a porre le domande alle quali, finora, sono sfuggiti i nostri aspiranti-candidati. Quesiti semplici e diretti che prevedono risposte altrettanto chiare. Sperando le diano.
Partiamo con il Porto.
1- Venezia deve continuare o no a essere uno scalo per merci e passeggeri?
2- Se no, perché?
3- Se sì, come?
L’ultimo punto coinvolge la scelta fondamentale del cosiddetto Porto d’Altura, oppure off-shore per chi non sa rinunciare agli anglismi, e lo scavo o meno del canale Contorta o Caotorta. Siamo, quindi, nella stretta attualità, Contorta, e proiettati nell’immediato futuro, Porto d’Altura.
Non solo, mette in gioco il futuro della Marittima: a cosa adibirla se la stazione passeggeri dovesse venire spostata? Polo fieristico, per esempio?



